Mosca, 6 gennaio 2026 – Messaggio di Natale di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill agli arcipastori, ai pastori, ai diaconi, ai monaci e a tutti i fedeli figli della Chiesa Ortodossa Russa.

«Amati arcipastori nel Signore, reverendissimi sacerdoti e diaconi, monaci e monache amati di Dio, cari fratelli e sorelle!

Mi congratulo di cuore con tutti voi per la radiosa festa della Natività del nostro Signore Dio e Salvatore Gesù Cristo e mi rivolgo a voi con le parole di un antico inno liturgico: «Cristo è nato: glorificatelo! Cristo dal cielo: accoglietelo! Cristo sulla terra: esaltatelo!» (Irmos della Prima Ode del Canone della Natività).

L’apostolo Paolo definì l’evento compiuto dell’Incarnazione di Dio un grande mistero di pietà (1 Tm 3,16). Di fronte a questo mistero, ogni sapienza terrena ammutolisce in ammirazione. La vana conoscenza umana impallidisce di fronte ad esso. Ha il potere di disarmare e intenerire anche il cuore più duro e indurito. In mezzo alla crudeltà e all’amarezza di questo mondo, nasce Colui che solo può sanare ogni divisione, donandoci la vera pace e l’autentica felicità.

Da quando il peccato è entrato nella vita umana, una tragica divisione ha regnato sulla terra e il mondo, separato dal Creatore, la vera Fonte della luce, ha inevitabilmente iniziato a sprofondare nell’oscurità e nel caos. Ma Dio non ha abbandonato la Sua creazione né l’ha lasciata senza cure. Preparando pazientemente la nostra salvezza, il Signore si è incarnato, è entrato nella storia terrena ed è diventato uno di noi. Il Figlio di Dio è diventato il Figlio dell’Uomo, simile a noi in tutto tranne che nel peccato. La dolorosa domanda: «Dove sei, Adamo?», pronunciata un tempo nel Giardino dell’Eden, ha finalmente trovato risposta in una misera grotta vicino a Betlemme. «Il primo uomo è tratto dalla terra, ed è di terra; il secondo uomo è il Signore dal cielo» (1 Cor 15,47), come scrisse l’apostolo Paolo. In Cristo, come nuovo Adamo, Dio ha riconciliato il mondo a Sé (2 Cor 5,19), ha rinnovato la natura umana, guarendola dalle ferite del peccato.

La vita umana e la vita del mondo intero sono guarite solo in Dio: questa è la verità semplice ma profonda di cui la festa odierna è testimonianza. Come non ricordare le parole ispirate di sant’Agostino, che con sacro timore glorificava la saggia Provvidenza dell’Onnipotente! «Ci hai creati per Te, e il nostro cuore non conosce riposo finché non riposa in Te» (Confessioni). Solo in Cristo Gesù si può trovare l’unità con Dio e il vero significato della vita umana, per l’uomo, chiamato all’eternità fin dalla creazione del mondo, non è forse così?

La venuta del Salvatore nel mondo è, soprattutto, una rivelazione dell’amore divino per le persone: un amore che è, da un lato, sconfinato e onnipotente, e dall’altro, mite, che tutto sopporta, tutto crede, tutto spera e tutto sopporta (1 Cor 13,7).

Come possiamo rispondere degnamente al grande amore del nostro Creatore e avvicinarci a Lui? Questa vicinanza si raggiunge e si conferma seguendo i comandamenti del Vangelo, attraverso la pazienza e l’amore sincero gli uni per gli altri e, soprattutto, attraverso il costante rinnovamento della nostra unità con Cristo nel sacramento della Santa Eucaristia.

Oggi è una celebrazione di speranza. Una celebrazione di pace. Una celebrazione di gioia silenziosa. Mentre glorifichiamo il Salvatore che è nato e Lo accogliamo con bellissimi inni e canti liturgici, ricordiamo la nobile vocazione cristiana ad essere la luce del mondo e il sale della terra (Mt 5,13-14) e, finché ne abbiamo l’opportunità, facciamo del bene a tutti, specialmente a coloro che sono nostri per fede (Gal 6,10). Diamo speranza a chi è nel dolore, confortiamo chi è scoraggiato, condividiamo la gioia con chi è vicino e lontano e aiutiamo chi è nel bisogno: così facendo, diventeremo veramente il profumo di Cristo per Dio (2 Cor 2,15) e offriremo doni graditi al Signore che è nato.

A coloro che, per varie circostanze, sono ancora fuori dall’ovile salvifico della Chiesa e non partecipano alla vita della comunità di Cristo, rivolgo un appello: aprite i vostri cuori a Colui che ci ha tanto amati da dare il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in Lui non perisca, ma abbia la vita eterna (Gv 3,16). Glorifichiamo il Signore e Salvatore per la Sua ineffabile misericordia e il Suo amore per il genere umano.

Congratulandomi con tutti per la festa della Natività, vi auguro, miei cari, forza e gioia inesauribile nella nascita del Salvatore. Grazia e pace a voi da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo (Ef 1,2). Amin».

+KIRILL, PATRIARCA DI MOSCA E DI TUTTA LA RUS’

Natività di Cristo

2025/2026

Mosca

(Fonte: www.patriarchia.ru)