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Agosto '17

Questione di identità. Editoriale di Fernanda Santobuono


Scopo della crisi ucraina è voler contenere la Russia. Ad affermarlo è lo stesso presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, a margine dei colloqui con il presidente austriaco Heinz Fischer, nel corso della sua recente visita in Austria. In questo modo si vuole distruggere quanto di buono è stato fatto finora e quanto ancora può essere compiuto per il bene dell’umanità. Gli eventi di questi ultimi mesi lo dimostrano.
Tuttavia, con l'emergere del nuovo ordine mondiale, il 21 maggio 2014 è stato firmato a Shanghai il «contratto del secolo» per la fornitura di gas russo alla Cina, alla presenza del presidente Putin e del suo omologo cinese Xi Jinping. Le parti hanno convenuto che i processi di integrazione e cooperazione in Eurasia svolgono un ruolo importante nello sviluppo economico, nel rafforzamento della sicurezza e nella stabilità della regione e contribuiscono alla formazione di uno spazio economico e umanitario comune, senza divisioni, come previsto con la creazione, l'1 gennaio 2015, dell'Unione economica eurasiatica. È stata altresì sottolineata l'importanza della complementarità dei processi di integrazione in Asia, Eurasia ed Europa.
Il 29 maggio, è stato firmato ad Astana, capitale del Kazakistan, dai Presidenti di Russia, Bielorussia e Kazakistan l'accordo sull'istituzione dell'Unione Economica Eurasiatica.
Il Signore ha affidato ad ogni Paese una responsabilità storica e non è casuale il fatto che gli eventi collegati alla crisi ucraina stiano accadendo proprio nell’anno in cui si commemora il 700° anniversario della nascita di San Sergio di Radonež, Igumeno della terra russa, che con la sua mitezza e umiltà ha incoraggiato e benedetto principi e nobili del suo tempo a difendere ed unire i territori della Rus' storica. Questa opera colossale è avvenuta sotto la protezione della Madre di Dio, venerata in modo particolare nell’icona di Vladimir. Non a caso la terra russa è chiamata ed è conosciuta come «La casa della Madre di Dio».
Così, l'11 marzo 2014 la Repubblica di Crimea e la città autonoma di Sebastopoli hanno dichiarato unilateralmente la loro indipendenza dall'Ucraina, non riconoscendo né il colpo di Stato avvenuto a Kiev, né le autorità insediatesi al Governo ucraino. Tale dichiarazione è poi sfociata, come è noto, nel referendum sull’autodeterminazione il 16 marzo, e, due giorni dopo, nel Trattato di adesione della Crimea e della città a statuto speciale di Sebastopoli alla Russia. Non è stata un’annessione, come da più parti contestata, ma il semplice ritorno di una regione alla sua propria Patria.
Già nel 1991, infatti, in questa regione si tenne un referendum per contestare il trasferimento della Crimea all'Ucraina, avvenuto per l’irresponsabilità di alcuni politici russi dell’epoca. Come ha dichiarato il presidente della Duma di Stato della Federazione Russa, Sergej Naryshkin: «Ventitré anni fa è stata fatta l'annessione della Crimea, anche se pacifica, e non oggi. Allora fu una vera annessione».
Egli ha sottolineato che anche in quel periodo la Crimea aveva espresso chiaramente la volontà di ristabilire la sua unità con la Russia.
Allo stesso modo, l’11 maggio scorso, le regioni ucraine di Donetsk e Lugansk hanno tenuto un referendum per l’indipendenza delle autoproclamate Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. Il 25 giugno, i due Stati hanno costituito l’Unione delle Repubbliche popolari di Donetsk (DNR) e Lugansk (LNR), creando una confederazione, a cui hanno dato il nome di Novorossija (Nuova Russia), con la quale intendono dimostrare il ritorno di questa regione alla Russia, come al tempo dell'Impero Russo alla fine del XVIII secolo. Oltre alle due Repubbliche popolari, faranno parte di questa confederazione anche le regioni di Dnepropetrovsk, Zaporozhye, Odessa, Nikolaev, Kharkov e Kherson. È una questione di identità.
Quando nella Chiesa ortodossa russa si parla di «terra russa» non ci si riferisce solo all'attuale territorio della Federazione Russa, ma a tutta la Rus’ storica, i cui confini differiscono in modo significativo da quelli della Russia di oggi e la cui unità spirituale continua ad espandersi ad uno spazio spirituale molto speciale, che unisce le persone che vivono in varie città e Paesi diversi, nati tutti allo stesso fonte battesimale del Dnepr, il simbolo della presenza di Dio nel mondo e del Suo compiacimento (Lc 3, 21-22).
Attraverso l’opera compiuta dal santo principe Vladimir di Kiev oltre mille anni fa con il battesimo dei popoli della Rus’, questa porzione di terra, che oggi noi chiamiamo Ucraina, una volta, fino a non molto tempo fa, faceva parte di un unico Stato. E nonostante il fatto che oggi su questa terra ci sia uno Stato indipendente, essa continua ad essere parte di un unico spazio spirituale, che appartiene alla Chiesa ortodossa russa, nonostante gli sforzi compiuti dalla Chiesa uniate ucraina di lacerare questa unità. Questa è una Chiesa fondata dai gesuiti di Roma e dall'élite polacca dopo l'Unione di Brest (1596), imponendo la nuova dottrina religiosa con l'uso del terrore, della violenza e dell'inganno.
Così, il 25 e 26 dicembre 2013 il Sacro Sinodo della Chiesa ortodossa russa, riunito in seduta ordinaria nell’Aula del Sinodo presso il monastero San Daniele di Mosca, ha adottato una serie di documenti, tra i quali, in particolare, quello relativo alla «Posizione del Patriarcato di Mosca sulla questione del primato nella Chiesa universale» (Verbale № 157), preparato dalla Commissione biblico-teologica per chiarire la posizione del Patriarcato di Mosca in seno alla Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra le Chiese ortodosse e la Chiesa cattolica romana, dopo che la suddetta Commissione, in assenza di rappresentanti della Chiesa ortodossa russa, il 13 ottobre 2007, nella riunione di Ravenna, ha approvato un documento sulle conseguenze ecclesiologiche e canoniche della natura sacramentale della Chiesa.
Per comprendere la portata storica di questi avvenimenti bisogna risalire ai primi anni del Cristianesimo e agli eventi connessi alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476) e alla successiva nascita del Sacro Romano Impero (962), che a sua volta cadde sotto la pressione militare di Napoleone Bonaparte il 6 agosto 1806.
A differenza dell'Europa occidentale, dove i popoli nordici furono un flagello a partire dalla caduta dell’Impero Romano d’Occidente e fino al IX -X secolo, in Russia questi popoli hanno avuto un'influenza molto costruttiva, armonizzandosi con i locali popoli slavi, tant'è che a fine agosto 2014 sarà ultimata la costruzione della cappella ortodossa in onore del re norvegese Olaf Haraldsson II il (995 - 29 luglio 1030) a Stiklestad, sul luogo della morte dell’«eterno re di Norvegia».
Già nel X secolo il regno dell’antica Rus’ era una delle più grandi potenze cristiane, dopo il battesimo del santo principe Vladimir nella fede ortodossa. La nascita di questo regno risale all'862, anno in cui venne chiamato al trono di Novgorod il variago Riurik, la cui dinastia rimase al potere fino al XVI secolo. Egli governò fino alla propria morte, avvenuta nell'879. I suoi successori, che costituirono la dinastia Rjurik, spostarono il centro del potere a Kiev, fondando quella che sarà nota come la Rus' di Kiev, che mantenne il controllo su tutta la regione fino al 1240, quando Kiev venne distrutta dai mongoli.
A quel tempo nell'antica città di Novgorod la scrittura era già stata diffusa fra tutte le classi sociali, mentre in Europa la maggior parte degli abitanti metteva una croce al posto della firma. Ad oggi sono stati recuperati circa mille documenti di «corteccia di betulla», attribuibili al periodo dalla metà dell’XI al XV secolo, su cui veniva incisa la scrittura, grazie all'opera compiuta dai santi isoapostoli Cirillo e Metodio.
Orbene, nel II secolo dell’era cristiana, il quarto vescovo di Roma, papa Clemente I, fu mandato in esilio a Kherson, in Crimea, l’attuale Sebastopoli, dall’imperatore Traiano. Questi erano luoghi disprezzati dai romani, sebbene già Erotodo ne parlasse nel Libro IV delle Storie. Su disposizione di Traiano, San Clemente fu gettato in mare con un’ancora di ferro al collo e morì. Nel IX secolo, le sue reliquie furono trovate e portate a Roma dai fratelli Cirillo e Metodio, che le consegnarono a papa Adriano II. Questi le fece collocare, insieme alle reliquie di sant'Ignazio di Antiochia, nella basilica di San Clemente, che era già stata costruita e dedicata in suo onore.
L’incontro con il vescovo di Roma fu decisivo per l’opera evangelizzatrice dei Santi Cirillo e Metodio, inventori dell’alfabeto glagolitico ed evangelizzatori dei popoli slavi. Clemente I, infatti, approvò sia l’uso della lingua slava nella liturgia che la traduzione dei testi liturgici. I romani, infatti, assistettero nelle loro basiliche a un fatto nuovo: la liturgia era celebrata dagli ospiti in slavo con l'autorizzazione del pontefice.
Per questo, le reliquie del martire Clemente sono sempre state molto venerate in Russia per il ruolo che esse hanno avuto nella storia dei popoli slavi, consentendo loro di avere una lingua comune e di preservare la propria cultura e identità, nonché di liberarsi del pericolo di essere sottomessi ad altri popoli.
Ogni anno, il 24 maggio, festa dei Santi Cirillo e Metodio, si celebra in Russia la Giornata della scrittura e della cultura slava. In tale circostanza, è stata riaperta quest'anno a Mosca la chiesa in onore di San Clemente, del XVIII secolo, tra la Bolshaya Ordynka e il vicolo San Clemente, dopo un lungo periodo di restauro.
Al fine di preservare questa identità, Ivan III di Russia (1440-1505), definito l'unificatore delle terre russe, occupò la città di Novgorod, che aveva stretto un’alleanza con Casimiro IV, re di Polonia e Gran Principe di Lituania. Tale alleanza fu considerata da Mosca come apostasia nei confronti del credo ortodosso. Per questo, nel 1470 Ivan III scese in campo contro Novgorod e dopo che i suoi generali ebbero sconfitto per due volte le forze repubblicane, gli abitanti di Novgorod furono costretti ad implorare la pace e a cessare ogni rapporto con la Lituania.
Alla morte di Casimiro IV, Ivan III conquistò anche Černigov, la Piccola Russia, e tante altre città, consolidando il territorio della Moscovia.
Oltre a quadruplicare il territorio del proprio Stato, Ivan III liberò la Russia dal giogo tartaro, costruì il Cremlino di Mosca e pose le basi per la formazione dell'autocrazia russa.
Alla caduta di Costantinopoli nel 1453, difese le sorti dell’Ortodossia, decidendo che Mosca doveva diventare la Terza Roma, non solo dal punto di vista politico ma anche religioso e culturale. In questo senso, il Khanato di Crimea, ultimo erede dell’Orda d’Oro, fu di aiuto non solo contro il Granducato di Lituania per ristabilire l'ordine a Novogorod, ma anche nelle relazioni tra Mosca e Istanbul.



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Fernanda Santobuono
Icona della Madre di Dio di Vladimir (XIV secolo)
Agosto '17