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Agosto '17

Sulle rive di un piccolo fiume... editoriale di Fernanda Santobuono


Celebrare gli anniversari che hanno fatto la storia della Rus’ significa dare testimonianza della fedeltà di un Paese verso le proprie radici e della volontà di perseguire, sulle orme della sua storia religiosa, culturale, politica e civile, il processo di sviluppo dell’Unione euroasiatica, prevista per il 2015.
Questo è l’anno in cui si celebra il 1000° anniversario del transito del gran principe Vladimir (958-1015), il Battista della Rus’, nonché il 70° anniversario della fine della Grande Guerra Patriottica e dell’elezione del Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Alessio I (1945-1970), figura di spicco dell’ortodossia mondiale, e, infine, il 155° anniversario dell’inizio della missione russa in Giappone (1860).
Ogni evento di questa storia mirabilmente si ricollega all’altro in un dinamismo esistenziale che solo la fede di un popolo e della sua Chiesa ha saputo guidare sul cammino della salvezza, nonostante le grandi sfide affrontate.
Nell’ortodossia non esistono frontiere tra il monachesimo e il mondo laico, come ha testimoniato il grande starets ed esicasta San Serafino di Sarov (1759-1833), di cui si celebra il 255° anniversario della nascita nel 2014.
Il monachesimo russo è profondamente legato alla cultura, alla sensibilità umana, alla geografia spirituale di un popolo e di una terra che hanno saputo dare un’impronta peculiare all’esperienza cristiana. Esso ha plasmato il volto interiore della Chiesa e ha influito sulla società civile e politica, soprattutto in alcune epoche storiche.
Settecento anni fa, sulle rive di un piccolo fiume, il Tolga, affluente del Volga, lungo il quale sono sorti nei secoli numerosi monasteri ortodossi, fu miracolosamente trovata l‘icona della Madre di Dio, detta appunto di Tolga, che divenne il principale santuario del monastero della Santa Presentazione, costruito per volere del vescovo Prokhor di Rostov sul luogo dove egli stesso fu testimone dell’evento miracoloso nel 1314.
La parola «Tolga», nella lingua degli antichi popoli ugro-finnici, i Merya, che vivevano in questa regione, significa «penna». Questi popoli, di religione pagana, furono cristianizzati nel XVI secolo durante il regno di Ivan il Terribile, il primo zar della Rus’, quando egli stesso fu miracolosamente guarito da una grave infermità nel 1553, dopo aver pregato dinanzi all’icona di Tolga.
Il vescovo Prokhor era uno stretto collaboratore di San Pietro, metropolita di Mosca e di tutta la Rus’ (1308-1326), scrisse la sua agiografia e per conto del principe Ivan Kalita si recò nella città di Vladimir nel 1327 per l'inizio del processo di canonizzazione del metropolita Pietro e a Mosca per benedire la prima pietra della Cattedrale della Dormizione del Cremlino, fondata da San Pietro il 5 agosto 1326, pochi giorni prima della sua morte.
Come San Sergio di Radonež (1314-1392), Taumaturgo di tutta la Rus’, del quale ricorre il 700° anniversario della nascita nel 2014, anche San Serafino di Sarov visse in un periodo storico importante della Chiesa e dell’Impero russo, caratterizzato dalle missioni ortodosse in Alaska e in Giappone, con il ministero pastorale del santo vescovo Innokentij (1797-1879), metropolita di Mosca, educatore dell’Alaska e della Siberia, San Tikhon (1865-1925), Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’, e San Nicola (1836-1912), apostolo del Giappone.
In questo periodo, la Russia imperiale aveva raggiunto il suo massimo sviluppo, il cui territorio si estendeva su tre continenti - Europa, Asia e Nord America, - confinando con il Mar Baltico e l’Oceano Pacifico, tanto con la Prussia quanto con il Canada. Questo Impero traeva la sua forza dalla fede, la stessa che aveva determinato la vittoria nel Periodo dei Disordini, con la rinascita spirituale, civile e politica del Paese.
Allo stesso modo, San Sergio di Radonež, che benedisse il santo principe Dimitry Donskoy prima della battaglia di Kulikovo contro i tartari nel 1380, la cui vittoria rappresentò una pietra miliare per il consolidamento dello Stato russo, visse negli anni in cui sia lo Stato che la Chiesa si andavano rafforzando sul piano strutturale: da una parte, la capitale del nascente Stato russo si era trasferita dalla sua antica sede di Staraja Ladoga (753), nella Russia del Nord, a Kiev (880), e poi a Vladimir (1157) e infine a Mosca (1325); dall’altra, la Chiesa, dopo il battesimo di Kiev (988), vedeva pian piano concretizzarsi la necessità di acquisire il suo status di autocefalia (1448) e di costituire la sede Patriarcale a Mosca (1589) per difendere l’Ortodossia sulla frontiera orientale dell’Europa, dopo gli importanti e drammatici eventi che interessarono sia l’allora capitale, Kiev, che i mongoli distrussero nel 1240, sia Costantinopoli, con la IV Crociata e la fine dell’Impero Romano d’Oriente nel 1453.
Pertanto, nel 1439 la Chiesa russa decise di rifiutare l’Unione di Firenze e di deporre l’allora metropolita di Kiev e di tutta la Rus’ Isidor, di ritorno dal Concilio nel capoluogo fiorentino, eleggendo al suo posto il metropolita Giona (1448-1461). Tuttora, il Patriarcato di Mosca è in linea con questa sua decisione, avendo adottato un documento sulla questione del primato nella Chiesa universale durante la riunione del Sacro Sinodo del 26 dicembre 2013, la massima autorità ecclesiastica della Chiesa ortodossa russa.
La conversione alla fede ortodossa del santo principe Vladimir e il successivo battesimo sulle rive del Dnepr a Kiev furono seguiti storicamente dal Grande Scisma (1054) e dalla distruzione di Kiev, fino alla sua totale rovina nel 1240, nel periodo compreso dal 1204 al 1261, quando, in seguito alla IV Crociata, Costantinopoli divenne la capitale dell’Impero latino d’Oriente.
Oggi la Cina e il Giappone fanno parte dei Paesi che formano il territorio canonico della Chiesa ortodossa russa, insieme a Ucraina, Bielorussia, Moldova, Azerbaigian, Paesi baltici e Stati dell’Asia centrale. Il documento della riveduta costituzione del Patriarcato di Mosca è stato adottato dal Concilio dei Vescovi il 5 febbraio 2013, nell’anno del 1025° anniversario del Battesimo della Rus’, - della rinascita della fede ortodossa e del «secondo battesimo della Rus»’, - del 400° anniversario dell’inizio della dinastia dei Romanov e della prima visita in Cina del Primate della Chiesa russa, la prima in assoluto nella storia della Chiesa ortodossa russa e della Repubblica Popolare Cinese, in occasione del 300° anniversario della prima missione ortodossa russa a Pechino.
Di qui, il passo per l’Unione euroasiatica è breve, non fosse altro per il fatto che tutti i Paesi che la compongono, o quasi, sono oggi uniti territorialmente tra loro: Russia, Ucraina, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Moldova, Cina, Giappone, Mongolia, Finlandia, Ungheria, Repubblica Ceca, Azerbaigian, Bulgaria e Armenia. La stessa Ungheria, che si trova nel cuore dell’Europa, sostiene che «senza la cultura russa non c’è neanche la cultura europea». Parola del primo ministro Viktor Orbán.
Una cultura che, nelle sue espressioni letterarie e figurative, ha preso forma negli ambienti monastici dei secoli XI e XIII con le prime testimonianze della letteratura nazionale, e soprattutto nei secoli XIV e XVI con una reinterpretazione dei canoni estetici bizantini in rapporto con le arti figurative, per svilupparsi poi nel corso dei secoli fino ai grandi autori della letteratura russa moderna, primo fra tutti Fëdor Dostoevskij.
E pensare che la vita monastica sorse spontaneamente nella Rus’, presentando analogie con il monachesimo del IV secolo, così come era vissuto in Egitto, Siria e Cappadocia, ma nel contempo differenziandosi nella conoscenza e nel servizio divino. Nella Rus’, così come generalmente nella Chiesa, il monachesimo non iniziò in un modo definito e a una data precisa. Anche prima dell’introduzione ufficiale del cristianesimo nel 988, mercanti e altre persone, che ebbero l’opportunità di visitare i territori della Rus’, poterono notare l’esistenza di monasteri e la vita dei monaci. Altri monasteri erano quelli della Crimea, che - durante le lotte iconoclaste nell’Impero Bizantino nell’VIII e IX secolo - ebbero un periodo di grande fervore, poiché molti monaci vi trovarono rifugio, essendo rimasta quella regione saldamente iconodula. Questi monasteri continuarono a fiorire nei secoli successivi, come il grande complesso monastico di Surož, dal X al XIII secolo.
In questo lembo di terra, bagnata dal Mar Nero e dal Dnepr, nella vicina città di Khersón il santo principe Vladimir di Kiev si convertì alla fede ortodossa. Al successivo Battesimo della Rus’, i monaci greci accompagnarono la prima gerarchia ecclesiastica greca e più tardi i primi metropoliti greci, che intorno agli anni 1060 portarono la regola studita per il monastero delle Grotte di Kiev.
Ancor prima, nel 916, alcuni monaci russi si recarono sul Monte Athos e fondarono il monastero della Dormizione della Theotókos di Xilurgu, che nel 2016 celebrerà il 1100° anniversario della sua nascita. Esso costituisce un importante tassello nella storia dell’ortodossia e del monachesimo russo. Non a caso nel 2005, il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, nel partecipare alle celebrazioni per l’anniversario della fondazione della Laura delle Grotte a Kiev (1051), ha visitato anche il complesso monastico russo sul Monte Athos. Il merito di tutto questo è di quei monaci che qui, al confine tra il mondo greco e slavo, per mille anni e più «hanno saputo mantenere acceso il fuoco inestinguibile del monachesimo russo». Parola di Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill, di cui si celebra nel 2014 il V anniversario della Sua intronizzazione insieme al 425° anniversario della costituzione del Patriarcato di Mosca.



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Icona della Madre di Dio di Tolga (XIV sec.)
Yaroslavl - Monastero della Santa Presentazione di Tolga (1314)
Agosto '17