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Agosto '17

La Madre di Dio di Vladimir nei Paesi Bassi. Editoriale di Fernanda Santobuono


Ogni anno, il 28 luglio si celebrano il Battesimo della Rus’ di Kiev e la memoria liturgica di San Vladimir, uguale agli Apostoli, il Grande Principe di Kiev che nel 988 si convertì all’ Ortodossia, ricevendo il battesimo a Chersoneso, l’odierna Sebastopoli in Crimea. Il sacramento di massa che ne conseguì, divenne il simbolo dell’inizio del cristianesimo nello Stato della Rus’ di Kiev, sebbene il messaggio del Vangelo in questa terra fosse giunto già nel I secolo d.C. con l’apostolo Andrea, in missione nel Caucaso, nella vicina Georgia.
Nel 1988 i popoli fratelli di Russia, Ucraina e Bielorussia hanno celebrato il 1000° anniversario della conversione al cristianesimo. Nel 2009, il nuovo Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill ha iniziato a celebrare annualmente, come festa nazionale, questa importante tappa del cammino della Santa Rus’.
Il 28 luglio di quest’anno, anche la Georgia ha preso parte alle celebrazioni come nazione facente parte dell’ecumene ortodosso.
Il 6 luglio, con la benedizione del Patriarca Kirill è stato celebrato un’altro importante evento nella storia della Chiesa ortodossa russa, il 900° anniversario della nascita di Andrej Bogoliubskij, terzogenito del granduca Jurij Dolgorukij, principe di Vyshgorod, sovrano della Suzdalia e granduca di tutta la Rus’ (1119-1174).
La Suzdalia era un antico principato russo, dipendente da Kiev. Nel 1125 Jurij Dolgorukij lo eresse a signoria autonoma. Il principe Andrej lo ampliò notevolmente conquistando terre, fondando città e colonizzando. Nel 1155 vi trasferì la capitale, da Kiev a Vladimir, in onore del Santo Principe Vladimir, e benedisse la città con l’Icona della Madre di Dio della Tenerezza, che da quel momento prese il nome di Icona di Vladimir. Costruì la Cattedrale della Dormizione, dove collocò l’Immagine della Theotókos, diverse chiese e monasteri e il castello di Bogoljubovo, che divenne la sua residenza. Il padre gli tributò la più ampia fiducia servendosi di lui per impadronirsi di Kiev e per difendere la frontiera occidentale contro gli Ungheresi. Dopo la sua morte, nel 1157 Andrej divenne principe di Vladimir, Rostov e Suzdal. Durante il suo regno, il principato di Vladimir-Suzdal accrebbe notevolmente la sua importanza politica ed il suo potere. Divenne la culla della lingua e della nazionalità russa. Il suo degno successore fu il Santo Principe Alexander Nevskij, della dinastia dei Rurik, principe della Grande Nòvgorod e decimo principe di Vladimir-Suzdal.
Nel XIV secolo, il Principato di Vladimir entrò a far parte del Granducato di Mosca. Nel 1327 Pietro I, metropolita di Mosca e di tutta la Rus’, spostò il proprio soglio da Vladimir a Mosca e nel 1395 il metropolita Cipriano vi trasferì l’Icona della Madre di Dio di Vladimir affinché proteggesse la città dagli attacchi dei tartari. Il Principato di Mosca subentrò quindi al Principato di Vladimir come centro di potere principale della Rus’ nord-orientale.
Intanto, l’Orda d’Oro aveva invaso la Rus’, ad eccezione di Nóvgorod, difesa da Alexander Nevskij. In questo periodo, la supremazia di Mosca andò affermandosi sulla Rutenia (Ucraina, Bielorussia, Russia, Nord-est della Slovacchia, Polonia dell’Est) fino alla nascita dello stato della Moscovia, che nel 1480 sconfisse definitivamente i Tartari ed annesse Smolensk e il suo territorio.
Durante questo periodo di unificazione, il Legato Pontificio Guglielmo di Modena vide nell’alleanza tra tedeschi, danesi e svedesi, sancita nel Trattato di Stensby, la possibilità di attaccare Nóvgorod, l’unica città importante russa sfuggita all’attacco mongolo. Mentre i Cavalieri Teutonici scelsero di non sostenere questa crociata, l’Ordine di Livonia nel 1239-1240 si unì ai cavalieri secolari provenienti dall’Estonia e con alcuni crociati assunti dal Legato Pontificio. Una forza crociata svedese attraversò la Finlandia fino alla foce della Neva, mentre i tedeschi passavano in Carelia ed occupavano Pskov. Dopo il successo iniziale, tutta l’avventura si trasformò in un disastro; Alexander Nevskij sconfisse gli svedesi nel 1240 presso il fiume Neva, ed i tedeschi nel 1242 nella battaglia del lago ghiacciato di Peipus.
Nel 1291 finì l’avventura crociata in Terra Santa, e i vari ordini cavallereschi sconfitti e delusi si ritrovarono a dover tornare in patria e a cercare una nuova occupazione per le loro attività militari ormai troppo specializzate per poterle cambiare. I più fortunati erano i Cavalieri Teutonici, che dalla loro sede di Venezia, sotto l’auspicio di Federico II, si riorganizzarono nel nuovo territorio baltico assegnato loro, dove oggi si trova Kaliningrad, e ripresero le attività guerresche per l’evangelizzazione delle genti baltiche. In Carelia, però, era sorto il Monastero ortodosso di Valaam, fondato dai Santi Sergio ed Ermanno, che avevano portato la fede cristiana tra le tribù della Carelia e con fervore avevano rafforzato la fede cristiana ortodossa soprattutto nelle terre russe del nord.
Col finire della dinastia dei Rurik nel 1598, iniziò per la Moscovia un periodo difficile ed oscuro, come lo fu quello della Rivoluzione d’ottobre del 1917. Un periodo di anarchia assoluta tra due dinastie, quella dei Rurik (1598) e quella dei Romanov (1613), durante il quale ci fu l’invasione della Polonia e con essa il tentativo di introdurre il cattolicesimo a Mosca.
Come è noto, la Polonia oggi ha iniziato il semestre di presidenza del Consiglio dell’Unione europea ed il Parlamento ha adottato la risoluzione sulla cristianofobia!
Il tentativo di introdurre il cattolicesimo fallì grazie all’indipendenza della Chiesa ortodossa russa, che nel 1589 era stata elevata a patriarcato. Questo periodo fu raccontato dallo storico Nikolai Karamzin nel X e XI volume della Storia dello Stato Russo, da Aleksandr Puskin nel dramma Boris Godunov (1825) e da Modest Mussorgskij nell’opera lirica Boris Godunov (1869-1872).
Dopo una rivolta nazionale che portò alla liberazione di Mosca dai polacchi, il 21 febbraio 1613 venne eletto zar Mikhail Romanov, che regnerà come Mikhail III fino al 1645. Mikhail era il figlio non ancora diciassettenne di Fedor Romanov, che era stato perseguitato sotto il regno di Boris Godunov e che, come Patriarca Filarete della Chiesa ortodossa russa, era stato ostaggio del re di Polonia dal 1610; rientrato in patria nel 1619, sarà di fatto il vero governante della Russia, dirigendo la politica del figlio fino al 1633, anno della sua morte. Iniziò così la dinastia dei Romanov, che durerà tre secoli, fino alla Rivoluzione d’ottobre. Nel 1625 lo Scià di Persia Abbas I inviò in dono al Patriarca Filarete e allo zar Mikhail la Veste del Signore, custodita nella cattedrale Svetitskhoveli, in Georgia.
Mentre nella Russia si formava e si rafforzava l’unità nazionale, in Europa esplodeva il fenomeno delle guerre di religione. Il grandioso sogno di Carlo V (1500-1558) di unificare l’Europa in un nuovo Sacro Romano Impero fallì per l’aprirsi di violenti dissidi tra cattolici e protestanti, dissidi che assunsero con i suoi successori drammatiche implicazioni politiche. L’allora Regno dei Paesi Bassi, che comprendeva anche il Belgio ed il Lussemburgo fino alla rivoluzione del 1830, divenne rifugio per molte persone perseguitate o timorose di persecuzioni per via della loro religione. E se la storia insegna, si comprende perché oggi i Paesi Bassi siano la sede della Corte internazionale di giustizia e del Tribunale penale internazionale a L’Aia, dove hanno sede il governo, il parlamento e la residenza del sovrano, la regina Beatrice.
Ad Amsterdam c’è anche l’Icona della Madre di Dio di Vladimir, scritta nel 1828, nel periodo in cui la Granduchessa di Russia Anna Pavlovna Romanova divenne regina dei Paesi Bassi, consorte di Guglielmo II dei Paesi Bassi, figlio del re Guglielmo I e della regina Guglielmina, nata principessa di Prussia. Anna Pavlovna era figlia dello zar Paolo I (1754-1801) e della zarina Marija Fëdorovna, nata Sofia Dorotea di Wurttemberg (1759-1828), nipote dell’imperatrice Caterina II la grande, e sorella dei futuri zar Alessandro I e Nicola I di Russia. Napoleone Bonaparte la chiese in moglie, ma sua madre, l’imperatrice Marija Fëdorovna, si oppose fermamente a tale proposta. La città Anna Pavlovna, nella provincia dell’Olanda settentrionale, è chiamata così in suo onore.
Anche questa volta, sarà la Madre di Dio di Vladimir a scrivere le pagine più belle della storia dell’Europa. Del resto, fu proprio a Maastricht, nei Paesi Bassi, che venne firmato il 7 febbraio 1992 il Trattato sull’Unione Europea. E a Bruxelles, nel paese della frontiera linguistica, fu istituita la sede del Consiglio dell’Unione Europea.
A tutt’oggi il Belgio non ha un governo ufficiale. E la Vallonia rischia di essere unita alla Francia. Sono forse questi i risultati della rivoluzione del 1830, operata dalla minoranza francese, cattolica e liberale, che portò all’indipendenza del Belgio dai Paesi Bassi? Oggi Anversa è la prima città in Europa per consumo di droga.



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Icona della Madre di Dio di Vladimir (1828)
Fernanda Santobuono
Anna Pavlovna Romanova
Agosto '17