ELEOUSA magazine
Agosto '17

XV anniversario della SCO a Tashkent. India e Pakistan nell'Organizzazione di Shanghai


Si è svolto a Tashkent, nella capitale dell’Uzbekistan, in Asia centrale, l’incontro dei capi di Stato dei Paesi membri dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (SCO), dedicato al 15° anniversario della sua fondazione. L’Uzbekistan detiene quest'anno la presidenza. Insieme alla SCO, ricorre quest'anno anche il 25° anniversario della nascita della Comunità degli Stati indipendenti (CSI), composta da 9 delle 15 repubbliche dell'ex Unione Sovietica, oltre ovviamente alla Russia, nata nel dicembre del 1991 ad Alma Ata, in Kazakistan, dove quest'anno saranno organizzate le celebrazioni.
All’ordine del giorno del vertice c'è stata l'adozione di misure concrete per migliorare l'attività dell’organizzazione e lo sviluppo della cooperazione dei Paesi membri in settori prioritari quali la sicurezza, la lotta al terrorismo, la cooperazione economica, i legami umanitari e l'integrazione eurasiatica.
I partecipanti al vertice hanno avuto uno scambio di opinioni sui principali problemi internazionali e regionali, compresa la situazione in Afghanistan e in Medio Oriente. Il summit si è concluso con l'adozione della Dichiarazione di Tashkent, l’approvazione del piano d’azione negli anni 2016-2020 per la strategia di sviluppo della SCO e la firma di un pacchetto di altri documenti. Inoltre, i leader dei Paesi membri hanno approvato il memorandum sulla procedura e le condizioni di ammissione di India e Pakistan. A margine del summit è stato approvato anche un programma per lo sviluppo della cooperazione turistica tra gli Stati membri. Vladimir Putin e il presidente dell’Uzbekistan, Islam Karimov, hanno anche deposto i fiori dinanzi al monumento al poeta russo Aleksandr Puškin, situato nella piazza a lui intitolata nel centro della capitale uzbeka ed inaugurato nel 1974, in occasione del 175° anniversario della nascita del poeta. Nel 2017 ricorre il 180° anniversario della prematura morte del fondatore della moderna letteratura russa.

Era il 14 giugno 2001 quando a Shanghai fu fondata l'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (SCO), un organismo intergovernativo politico e di sicurezza creato dai capi di Stato di sei Paesi: Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. La cooperazione militare tra gli Stati membri implica la condivisione di intelligence, operazioni antiterrorismo in Asia centrale e collaborazione contro il terrorismo cibernetico. Questi Paesi, con l'eccezione dell'Uzbekistan, facevano già parte del Gruppo dei Cinque di Shanghai, fondato nella città orientale nel 1996 e suggellato con la firma del Trattato per il rafforzamento dell'appoggio militare nelle regioni di confine da parte dei capi di Stato di Kazakistan, Cina, Kirghizistan, Tagikistan e Russia. Dopo l'adesione dell'Uzbekistan nel 2001, i membri dell'organizzazione decisero di cambiarne il nome in quello attuale.
Il 15 giugno 2001, i sei capi di Stato firmarono la Dichiarazione di Shanghai per la cooperazione, con la quale, oltre ad esprimere un sentito encomio nei confronti dell'operato dei Cinque di Shanghai, veniva espressa la volontà di poter trasformare i meccanismi e gli accordi che legavano i sei Stati membri in una forma di cooperazione ben più ampia ed articolata.
Nel luglio del 2001 Russia e Cina, le due maggiori rappresentanti dell'organizzazione, firmarono il Trattato per i buoni rapporti tra Stati confinanti e per una cooperazione amichevole. Nel giugno del 2002, i capi dei Paesi aderenti all'organizzazione si incontrarono in Russia, a San Pietroburgo. Qui firmarono lo statuto, nel quale venivano enunciati gli scopi, i principi, le strutture e le linee d'azione dell'organizzazione, consolidandone ufficialmente la struttura anche sotto l'aspetto del diritto internazionale. Lo statuto entrò in vigore il 19 settembre 2003.
Il 2 dicembre 2004 è stato riconosciuto all'Organizzazione di Shanghai lo status di osservatore dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite.
Nel 2005 India, Iran e Pakistan furono ammessi come osservatori. Questi Paesi parteciparono al vertice di Astana (Kazakistan) del luglio 2005, in cui fu stabilita una tabella di marcia per il ritiro delle truppe statunitensi dai territori degli Stati membri di Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. Poche settimane dopo, l'Uzbekistan chiese agli Stati Uniti di lasciare la base aerea K-2. La richiesta degli Stati Uniti di essere ammessi come «osservatori» fu respinta nel 2006 per la mancanza di una frontiera comune.
Il vertice del 2010 tolse la moratoria a nuove adesioni, aprendo la via all’espansione del raggruppamento. Quest’anno l’organizzazione segna due anniversari: il 15° anniversario dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione e i 20 anni dei Cinque di Shanghai.
Gli obiettivi principali della SCO sono: rafforzare la fiducia reciproca e di buon vicinato tra i Paesi membri; promuovere la loro cooperazione efficace in campo politico, economico, commerciale, nelle sfere tecnico-scientifiche e culturali, così come in materia di istruzione, energia, trasporti, turismo, tutela ambientale e altri; la sicurezza comune, il mantenimento della pace e la stabilità nella regione; promuovere la creazione di un nuovo ordine politico ed economico internazionale giusto e razionale.
L'organo decisionale supremo dell'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione è il Consiglio dei capi di Stato dei Paesi membri.
Si riunisce una volta l'anno e ha potere decisionale e detta le linee guida su tutte le questioni importanti dell'organizzazione.
Il Consiglio dei capi di governo (primi ministri) degli Stati membri della SCO si riunisce una volta l'anno per discutere la strategia di cooperazione multilaterale e le priorità nel quadro delle decisioni di questioni fondamentali e urgenti di cooperazione economica e altre forme di cooperazione, così come l'approvazione del bilancio annuale dell'organizzazione.
Le lingue ufficiali della SCO devono essere il russo e il cinese. L'organizzazione ha due organi permanenti - il Segretariato SCO a Pechino e il Comitato esecutivo della struttura antiterrorismo regionale a Tashkent. Il segretario generale e il direttore del Comitato esecutivo sono nominati dal Consiglio dei capi di Stato della SCO ogni tre anni. Dal 1 gennaio 2016, occupano rispettivamente questi posti Rashid Alimov (Tagikistan) ed Evgenij Sysoev (Russia).
Attualmente quattro Paesi hanno lo status di osservatori della SCO: Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia.

Vertice SCO a Tashkent
Il vertice SCO del 2016 ha avuto luogo nella capitale dell'Uzbekistan ed è stato dedicato al 15° anniversario dell’Organizzazione.
Ospite speciale del Presidente dell’Uzbekistan è stato il presidente del Turkmenistan Gurbangulij Berdymukhammedov.
I leader hanno firmato la Dichiarazione di Tashkent e il Piano d’Azione 2016-2020 per aumentare la cooperazione regionale a un livello qualitativamente nuovo. I leader hanno riaffermato il supporto alla «Cintura economica della Via della Seta», iniziativa per lo sviluppo regionale proposta dal Presidente cinese Xi Jinping nel 2013, che cerca di stimolare le attività economiche regionali collegando la Cina all’Europa attraverso l’Asia centrale e occidentale per vie interne.
L’Organizzazione realizzerà progetti congiunti infrastrutturali per i trasporti, sostenendo la costruzione di corridoi internazionali e hub che collegano Asia ed Europa, approfondendo la cooperazione su economia, commercio, energia, investimenti, agricoltura, cultura, scienza, tecnologia e protezione dell’ambiente.
La SCO ha chiesto uno sforzo comune e solido per far fronte alla crescente minaccia del terrorismo e dell’estremismo internazionale e per affrontarne le cause alla radice. I membri continueranno a preparare la Convenzione sulla lotta all’estremismo della SCO, che sarà parte importante della base giuridica della cooperazione. I leader hanno inoltre promesso un lavoro di concertazione nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale.
I partecipanti al summit hanno sottolineato che le attività della SCO non sono dirette contro altri Stati o organizzazioni internazionali, e sono disposti a sviluppare contatti e cooperazione con altri Paesi ed organizzazioni regionali e globali che condividono gli obiettivi della Carta della SCO. In particolare, la partecipazione di Russia e Cina ai BRICS fornisce una solida base per rafforzare la cooperazione tra i due gruppi internazionali. Il vertice ha sottolineato l’importanza di rafforzare i meccanismi di governance globale secondo la Carta delle Nazioni Unite per ottenere un ordine mondiale più giusto ed equo. I membri della SCO hanno detto d’impegnarsi a rafforzare ulteriormente il ruolo centrale di coordinamento delle Nazioni Unite nelle relazioni internazionali e consultazioni a supporto della ricerca di una «soluzione» alle riforme del Consiglio di Sicurezza dell'Onu.
L’evento del 2016 costituisce una pietra miliare nella storia dell’Organizzazione. Altri due Paesi, India e Pakistan, sono a un passo dall’aderire all'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione facendone una struttura politica globale (trans-asiatica). Il primo ministro indiano Narendra Modi e il presidente pakistano Mamnun Hussain hanno firmato i rispettivi memorandum. Il documento stabilisce le condizioni per la partecipazione indiana e pakistana al bilancio globale dell’Organizzazione e i versamenti alle agenzie permanenti, ed altri dettagli. Il processo formale di piena adesione alla SCO richiederà alcuni mesi.
Entrambi i Paesi sono tenuti a diventare membri a pieno titolo entro la prossima riunione di Astana (Kazakistan) nel 2017.
Con l’espansione da sei a otto membri a pieno titolo, la SCO compie un passo importante riunendo i tre Stati eurasiatici più grandi e potenti e le quattro potenze nucleari. Con l’integrazione dei nuovi aderenti, il gruppo rappresenterà il 50 per cento del territorio eurasiatico, il 45 per cento della popolazione del pianeta e il 20 per cento del Pil mondiale.
«In effetti, l’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione, espandendo le aree di attività ed adesione con la partecipazione dei potenti Paesi appena citati, diventa una potente associazione internazionale che incute rispetto ed assume rilevanza nella regione e nel mondo», ha detto il presidente Vladimir Putin.
L’ammissione di India e Pakistan può contribuire anche a migliorare i rapporti tesi tra India e Pakistan, aprendo un altro canale di comunicazione. Non c’è dubbio che l’adesione migliorerà le relazioni bilaterali di India e Pakistan con Russia, Cina e gli altri Paesi membri. Le dispute territoriali e le armi nucleari resteranno, ma il fatto stesso di essere riuniti nella stessa organizzazione perseguendo obiettivi comuni, aiuterà ad iniziare un dialogo. Per esempio, tutti i membri della SCO sono interessati ad affrontare il problema dell’Afghanistan. India e Pakistan possono dare un grande contributo alla ricerca di soluzioni adeguate.
Questa ammissione arriva in un momento in cui le due nazioni cercano un maggiore impegno nella regione eurasiatica, una delle aree strategicamente più importanti del mondo. Inoltre, i Paesi dell’Asia centrale sono ricchi di idrocarburi, rendendosi particolarmente attraenti per l’India affamata di energia e il Pakistan. Nuova Delhi e Islamabad portano avanti progetti infrastrutturali volti ad approfondire la connessione con la regione. Mentre l’India sviluppa il porto di Chabahar in Iran, nella speranza di poter accedere all’Afghanistan e all’Eurasia bypassando il Pakistan, Islamabad punta le sue speranze sul corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), un gigantesco piano miliardario cinese per sviluppare le infrastrutture pakistane ed ampliarne i legami economici.
L’Iran sarà il prossimo Paese ad aderire alla SCO. Teheran ha cercato a lungo di aderire all'Organizzazione, ma il gruppo ha tenuto il Paese in attesa fino a quando ha raggiunto un accordo con Stati Uniti, Europa e altri attori internazionali fondamentali sul suo programma nucleare. Con l’adesione dell’Iran il gruppo controllerebbe circa un quinto del petrolio mondiale e rappresenterà quasi la metà della popolazione mondiale. Anche Siria, Egitto e Israele hanno formalmente chiesto l’adesione.
L’Organizzazione di Shanghai ha grandi prospettive per il futuro. La partecipazione dei Paesi SCO e CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) nel processo per allineare l’Unione economica eurasiatica e la «Cintura economica della Via della Seta» potrebbe preludere alla formazione di una grande collaborazione eurasiatica, come il presidente Vladimir Putin ha detto al vertice della SCO: «Sono convinto che coinvolgere tutti gli aderenti della SCO e anche della CSI in questo processo d’integrazione, potrebbe preludere alla formazione della grande collaborazione eurasiatica».
Il Presidente ha osservato che i Paesi del Sud-est asiatico mostrano interesse per la cooperazione economica con la SCO, discussa in occasione del recente vertice dell’ASEAN a Sochi. Secondo Vladimir Putin, le istituzioni finanziarie come la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e la Banca di sviluppo dei BRICS potrebbero contribuire al successo dei progetti economici dell'Organizzazione.
In 15 anni di esistenza, la SCO si è consolidata a tutti gli effetti ed è un'associazione internazionale molto influente, indipendente dall’influenza degli Stati Uniti. Il successo e la continua espansione della SCO offrono un’alternativa alla visione obsoleta del mondo unipolare dominato da Washington.
Secondo il segretario del Consiglio di Sicurezza russo, Nikolaj Patrushev, occorre rafforzare l'influenza dell'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione in tutto il mondo. L'aumento del peso della SCO avrà un impatto positivo sulla scena internazionale.
Parlando alla riunione dei segretari dei Consigli di Sicurezza dei Paesi membri della SCO a Tashkent il 14 aprile egli ha detto che si sta mettendo a punto una serie di documenti importanti nel campo della sicurezza per garantire azioni più decise e concertate relativamente alla situazione mondiale, con l'imprevedibilità della penisola coreana, l'aumento delle tensioni nella regione Asia-Pacifico, l'instabilità in Afghanistan, in Medio Oriente e in Nord Africa.
A margine del vertice è stato approvato anche un programma per lo sviluppo della cooperazione turistica tra gli Stati membri.
Poi Vladimir Putin e il presidente dell’Uzbekistan, Islam Karimov, hanno deposto i fiori dinanzi al monumento in onore del poeta russo Aleksandr Pushkin, situato nella piazza a lui intitolata nel centro della città di Tashkent.
Nel concludere la sua visita di lavoro in Uzbekistan, il Presidente della Federazione Russa ha risposto alle domande dei giornalisti.Il capo di Stato ha voluto ringraziare il presidente Karimov e tutti gli amici uzbechi per il lavoro svolto durante la loro presidenza della SCO.
Poi ha detto: «Come avete visto, siamo in procinto di ammettere due grandi Paesi, India e Pakistan. Pure formalità restano da completare; ci sono buone ragioni per credere che a partire dal prossimo anno, questi due Paesi saranno membri a pieno titolo della SCO. Con il loro ingresso, l'Organizzazione acquisisce naturalmente una risonanza diversa e un peso diverso. A questo proposito, ci sono tutte le ragioni per dire che il vertice è stato un successo.
Ora vorrei dire alcune parole sulle dichiarazioni fatte prima del voto in Gran Bretagna e dopo. Naturalmente, abbiamo seguito da vicino la votazione, ma non abbiamo mai interferito o cercato di influenzarla. Pertanto, le dichiarazioni del primo ministro britannico David Cameron sulla posizione della Russia prima del referendum non hanno alcun fondamento.
Penso che sia stato un tentativo inadeguato di influenzare l'opinione pubblica nel proprio Paese. Come possiamo vedere non ha funzionato. A mio parere, è ancora più inadeguato parlare di posizione presunta della Russia dopo il voto. Questo non è altro che la manifestazione del basso livello della cultura politica.
Naturalmente, ciò avrà conseguenze sia in Gran Bretagna che in tutta l'Europa. La campagna referendaria e i risultati successivi indicano l’atteggiamento arrogante e superficiale del Governo britannico per decisioni che cambiano la vita nel proprio Paese e in Europa in generale. Avrà effetti globali. Ancora una volta, sono inevitabili - sia positive che negative. Inutile dire che tutto si sistemerà e che tutto tornerà alla normalità nel medio termine. Il tempo ci dirà se ci saranno più vantaggi o svantaggi.
I cittadini della Gran Bretagna hanno capito perché questo è accaduto. In primo luogo, nessuno vuole alimentare e sovvenzionare economie più deboli, contenere altri Stati, nazioni intere. Questo è un fatto ovvio. A quanto pare, le persone sono insoddisfatte per quanto riguarda la sicurezza, che oggi è fortemente deteriorata da forti processi migratori. La gente vuole essere più indipendente.
Uno dei leader dell’Ue - un ex leader - una volta mi ha detto che il numero di decisioni vincolanti del Parlamento europeo è maggiore del numero di decisioni vincolanti del Soviet Supremo dell’l'Urss nei riguardi delle repubbliche sovietiche. Ciò significa che la concentrazione del potere al vertice è molto elevata. A qualcuno piace e vuole continuare su questa strada di cancellare i confini nazionali, mentre ad altri non piace. Giudicando dai risultati della votazione, alla stragrande maggioranza dei cittadini britannici essa non piace. Non li soddisfa.
Tuttavia voglio ribadire quello che ho detto di recente al Forum economico internazionale di San Pietroburgo. Questa è la scelta fatta dai sudditi britannici. Non interferiamo in questo, non stiamo interferendo e non intendiamo interferire in nessun modo. A quanto pare, ora seguiranno le procedure formali connesse con la decisione britannica di ritirarsi dall'Ue.
Se guardiamo da vicino e analizziamo quanto è accaduto, cerchiamo ovviamente di ridurre al minimo qualsiasi ricaduta che questa decisione può avere sulle nostre economie. Considerando il colpo inflitto sui mercati e le valute essa inciderà e sta già avendo effetti sugli indici di borsa e quindi sui prezzi dei nostri prodotti, ma sono sicuro che tutto andrà a posto in un futuro molto prossimo.
Non ci aspettiamo un sconvolgimento globale come conseguenza. Naturalmente, come ho già detto, noi monitoreremo da vicino le cose, regolando la nostra politica economica e le nostre relazioni con i nostri partner europei.
Per quanto riguarda la politica delle sanzioni, non credo che la Brexit avrà un impatto sulle nostre relazioni con l'Unione Europea. Noi non abbiamo introdotto le sanzioni, ci limitiamo a rispondere alle restrizioni imposte contro il nostro Paese. Vorrei ribadire che, se i nostri partner sono sempre pronti per un dialogo costruttivo su questo tema, anche noi siamo pronti. Non siamo solo pronti - lo vogliamo e risponderemo positivamente alle iniziative positive, ma non si può pretendere di fare certe cose che sono oltre la portata dei nostri poteri.
Noi tutti sappiamo che queste restrizioni sono presumibilmente legate all'attuazione degli accordi di Minsk, ma gli aspetti chiave dell’attuazione degli accordi oggi sono nelle mani delle autorità di Kiev. Senza di loro non possiamo fare nulla. Non possiamo modificare la Costituzione ucraina; non siamo in grado di attuare e far rispettare la legge sulle forme speciali di governo nei territori ben noti, le repubbliche popolari di Lugansk e Donetsk; non siamo in grado di firmare una legge di amnistia per il Presidente ucraino.
Si tratta di questioni fondamentali per risolvere la situazione nel Donbass. E aspettare queste soluzioni da noi è ridicolo, non riesco a pensare qualsiasi altra parola per questo. Tuttavia, abbiamo lavorato con pazienza fino ad ora e siamo anche disposti a lavorare con pazienza sia con i partner ucraini che con i nostri partner dell'UE. Tuttavia non c’è altro modo per risolvere la situazione nel Donbass se non mediante l’attuazione degli accordi di Minsk.
Per quanto riguarda ciò che accadrà nella sfera economica e politica dopo la Brexit, vedremo in un futuro molto prossimo. Vedremo».



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