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ELEOUSA magazine
Agosto '17

Da Lisbona a Vladivostok. Editoriale di Fernanda Santobuono


Beh, Adolf Hitler l’aveva «pensata bene» quando nel 1920 decise di scegliere come emblema del partito nazionalsocialista la «svastica», simbolo di uno dei più antichi gruppi religiosi dell'India, quello dei jainisti, e su questa idea il 22 giugno 1941 dichiarare guerra all'Unione Sovietica!
Sconfitto dalle truppe sovietiche, lo «spirito» del nazionalsocialismo in un certo qual senso è passato di mano dall'Europa a quella che nel XX secolo si riteneva essere agli occhi del mondo una «superpotenza», gli Stati Uniti d’America. La cessione della Crimea all’Ucraina in piena Guerra Fredda ne è un esempio. Tant’è che il 9 maggio 2015 gli Stati Uniti non hanno preso parte alla Parata della Vittoria a Mosca, in occasione della celebrazione del 70° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale.
È in quest’ottica che bisogna vedere la nascita della Nato nell’immediato dopoguerra, così come la crisi in Medio Oriente e quella più recente in Ucraina, dove si vorrebbe dare quel «calcio» che, secondo il disegno diabolico del Führer, avrebbe dovuto abbattere definitivamente l’Urss e aprire le porte alla Germania nazista di un territorio vasto come gli Stati Uniti e il Canada messi insieme. Non si spiega, infatti, l’attuale espansione della Nato ad Est nonostante l'accordo sul nucleare iraniano. Tanto più che non esiste nessun accordo scritto che sancisca giuridicamente come tale sistema non sia diretto contro Mosca e la Russia!
È ormai acclarato che dopo la caduta dell'Impero russo, l’attacco della Germania nazista non fu diretto solo contro il bolscevismo ma anche contro la Chiesa ortodossa russa, di cui la città di Mosca continuava ad essere la capitale... nonostante la sede del Patriarcato di Mosca fosse stata trasferita nella città di Ul'janovsk dopo l'invasione delle truppe di Hitler, per l'incolumità del futuro Patriarca Sergio. La Chiesa russa era invisa al Führer e al suo entourage, come dimostrano gli eventi accaduti in Ucraina in quel periodo con i nazionalisti dell’Esercito insurrezionale ucraino (Upa) di Stepan Bandera e la Chiesa uniate, proprio nella patria del santo principe Vladimir, il Battista della Rus’, esattamente nove secoli dopo la conversione alla fede ortodossa della Rus' di Kiev e la nascita della dinastia dei Rjurik! E dove oggi si vuole perseguire lo stesso obiettivo con l'aiuto degli Stati Uniti e dell'Unione Europea. Forse il popolo ucraino ha dimenticato che nella guerra con la Germania nazista il Paese ha perso nove milioni di cittadini!
A tal proposito il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha ricordato che «l’Ucraina è una terra che ha sofferto tanto; è una comunità molto complessa e per lungo tempo sofferente nel vero senso della parola. Il nazionalismo e anche il neo-nazismo stanno vivendo una rinascita in Ucraina occidentale.
Voi conoscete la storia di questo territorio e della sua gente. Alcuni di questi territori facevano parte della Cecoslovacchia, alcuni dell’Ungheria, alcuni dell’Austro-Ungheria e alcuni della Polonia, dove non sono mai stati cittadini a pieno titolo. È qualcosa che si è sempre sviluppato nel profondo del loro cuore. Alcune persone sembrano credere che sia questa circostanza - dato che questi territori erano ex possedimenti di diversi Paesi attualmente appartenenti all’Unione Europea - che li permea di questa speciale essenza europea. Che siano stati cittadini di seconda categoria in quegli Stati sembra essere stato dimenticato, ma questo si annida ancora nella loro memoria storica, sotto la crosta, nel profondo del loro cuore. Da qui proviene il loro nazionalismo, mentre la parte centrale, orientale e sud-orientale dell’Ucraina è un’altra questione. Nella Nuova Russia, che ha intrecciato le sue radici con quelle dello Stato russo, c’è una mentalità un pò diversa. Essa si è trovata a far parte dell’attuale Ucraina nel periodo sovietico. Allo stesso tempo ci sono alcune apprensioni per quanto riguarda la Russia stessa, il suo territorio enorme, la sua crescita potenziale e il suo potere. Questo è il motivo per cui preferiscono ridimensionarci e farci a pezzi. Ma credo che i nostri partner d’oltremare e d’Europa dovrebbero ascoltarci perché nel mondo moderno che sta nascendo, tenendo conto delle sue tendenze di sviluppo sia a breve termine che nel lungo periodo storico, tutta l’Europa, da Lisbona a Vladivostok, dovrebbe unirsi per essere competitiva e vitale nel mondo in rapida evoluzione. Questo è un fatto estremamente importante».
A differenza dell'Ucraina, dove sono in corso tentativi per distruggere le proprie radici storiche, in Russia accade il contrario. L’icona miracolosa della Madre di Dio di Tikhvin ha sempre avuto un significato speciale nella storia dello Stato russo fino ai nostri giorni. È considerata il palladio dello Stato russo. È tradizione, infatti, benedire il Capo dello Stato con la miracolosa immagine. Così è avvenuto nel 2000, per l’inizio del mandato del presidente Vladimir Putin.Nel 2004, all’inizio del suo secondo mandato, Putin ha visitato il Monastero della Dormizione di Tikhvin, dove il 9 luglio, dopo 60 anni di permanenza all'estero, l'icona è stata restituita. Così è avvenuto nel 2012 al suo terzo mandato.
Quest’anno, nel 70° anniversario della Vittoria contro il nazismo, ricorre il quinto centenario della consacrazione della Cattedrale della Dormizione (1515) del Monastero di Tikhvin, dove dal 1383, anno della fondazione della prima chiesa di legno dopo l'evento miracoloso, è custodita l'icona della Theotókos, esattamente 70 anni prima della caduta di Costantinopoli.
Il tempio fu costruito sul modello della Cattedrale della Dormizione del Cremlino di Mosca, con la benedizione di san Pietro, primo vescovo e santo di Mosca, passato alla storia per aver trasferito la sede episcopale da Kiev a Mosca nel 1315, evento di cui si celebra quest'anno il 700° anniversario insieme al Monastero Petrovskij.
Secondo la tradizione, fu proprio san Pietro a dipingere una copia dell'icona miracolosa della Madre di Dio di Tikhvin, che fu portata a Kostroma nel 1613 per annunciare al giovane boiardo Mikhail Fedorovich Romanov la sua elezione al trono imperiale di tutta la Rus'.
Il simbolo della svastica fu in uso, per migliaia di anni, in ogni gruppo di umani sul pianeta. Orientato in senso orario è un grande simbolo religioso e creativo, in senso antiorario è un simbolo distruttivo. Pur essendo già noto presso le tribù germaniche come «Croce di Thor», il nazionalsocialismo preferì «rubare» il simbolo indiano, chiamato appunto «svastica», dalla lingua sanscrita. Secondo l’ideologia nazista, la razza ariana sarebbe stata la diretta discendente biologica del popolo indoeuropeo, che in epoca preistorica, tra il V e il I millennio a.C., secondo la teoria kurganica si frammentò in un vasto e complesso moto migratorio che lo portò, partendo dalla propria patria originale, indicata con l'espressione tedesca di Urheimat, sita nelle steppe comprese tra il Mar Nero e il Caucaso, a diffondersi in gran parte dell'Eurasia, mescolandosi con le popolazioni preesistenti. Questa ipotesi è supportata anche dai risultati delle moderne indagini genetiche.
È proprio in questa zona che nel mese di settembre si celebrano il bimillenario della fondazione della città di Derbent, nel Daghestan, e il restauro di un’antica chiesa cristiana del IV secolo, forse il più antico tempio nel territorio della Russia di oggi, definito dal Patriarca di Mosca e di tutta la Rus' Kirill «un monumento storico di importanza mondiale».
L'uso della svastica fu ritrovato nel Khuzestan, in Iran, nella scrittura della Cultura di Vinča nell'Europa neolitica, e nel sito archeologico di Sintashta, nell’oblast' di Čelijabinsk.
Stranamente, proprio nella città russa di Čelijabinsk, nel centro dell’Eurasia e nel cuore della Terra (Heartland), il 15 febbraio 2013, nell’anno in cui è stato celebrato il 400° anniversario dell’inizio della dinastia dei Romanov e in cui è cominciata la crisi ucraina, un meteoroide di circa 15 metri di diametro ed una massa di 10.000 tonnellate ha colpito l'atmosfera rilasciando un’energia superiore alla bomba atomica di Nagasaki. Il corpo celeste si è frantumato sopra la città. Una parte dei frammenti ha colpito il lago Čebarkul', dal quale è stato ripescato un grosso pezzo di circa 300 kg di peso, da cui sono stati prelevati alcuni frammenti che hanno impreziosito le medaglie d’oro dei Giochi olimpici di Sochi il 15 febbraio 2014, nel primo anniversario dell'evento meteorico.
Alla vigilia della celebrazione del 70° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica, alla città di Čelijabinsk è stato assegnato il titolo onorifico di «Città al valore e di gloria» per aver prodotto diciottomila veicoli da combattimento, pari ad un quinto di tutta la produzione del Paese, tra cui i famigerati carri armati T-34 e i lanciarazzi Katyusha, con cui i soldati sovietici hanno sconfitto le truppe naziste, cambiando il corso della storia da veri eroi e coraggiosi difensori delle loro credenze.
Altrettanto singolare è l’evento accaduto a Tunguska il 30 giugno 1908, nel Territorio di Krasnojarsk, nel periodo tra la guerra russo-giapponese (1904) e la prima rivoluzione russa (1905) da una parte, e la successiva rivoluzione bolscevica (1917) dall'altra: un grande meteoroide è esploso ad un'altitudine di cinque-dieci chilometri dalla superficie terrestre, con una potenza di circa mille volte superiore a quella della bomba atomica di Hiroshima, abbattendo decine di milioni di alberi, il cui bagliore fu visibile fino a settecento chilometri di distanza.
Nello stesso anno, il re Carlo I del Portogallo e Luigi Filippo di Braganza, erede al trono, vennero uccisi a Lisbona nel corso di un attentato, il 1 febbraio. Una semplice coincidenza? Chissà. Sta di fatto che entrambe le monarchie, russa (1917) e portoghese (1910), finirono tragicamente e i due Paesi rimasero in preda ad una violenta instabilità politica. Dietro la spinta del dittatore Salazar, fondatore del fascismo in Portogallo e alleato delle potenze dell’Asse, il Paese entrò a far parte della Nato nel 1949, nonostante la sua dichiarata neutralità durante la Seconda guerra mondiale.
Nel 2011, la città di Lisbona ha ospitato il vertice Russia-Nato, in cui sono state prese decisioni per creare un sistema comune di difesa missilistica e di partenariato strategico.
Oggi, la leadership del Portogallo ha una responsabilità particolare nel garantire che tali decisioni siano effettuate in pieno, non rimanendo «neutrale» quando il Presidente della Federazione Russa parla della necessità di un'Europa più grande da Lisbona a Vladivostok. Dalla cooperazione tra l'Eurasia e l'Occidente può, infatti, nascere un nuovo ordine economico mondiale favorevole a tutti i Paesi.



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Fernanda Santobuono
Icona della Madre di Dio di Tikhvin (1383)
Agosto '17


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