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ELEOUSA magazine
Agosto '17

Grande e amata Russia... editoriale di Fernanda Santobuono


Mancano pochi mesi all’anno di indizione del Grande e Santo Concilio della Chiesa ortodossa e al 1000° anniversario della prima menzione scritta dell’esistenza e dell’attività dell’antico Monastero russo di Ksilurgu sul Monte Athos, attraverso il quale sin dal 1016, anno della sua fondazione, si è creato un forte legame spirituale e culturale tra la Rus’ e il centro del monachesimo e della spiritualità ortodossa dell’Athos. Da qui, dall'inizio dell’XI secolo, il Monastero della Santa Dormizione di Ksilurgu ha iniziato a svolgere la sua missione di diffondere in Europa orientale l’eredità spirituale dell’Athos.
Nonostante le difficoltà che ora la Russia e la Chiesa ortodossa russa stanno attraversando a seguito degli eventi in Ucraina, questo anniversario è molto importante. Del resto un’autentica rinascita della società dopo gli anni di ateismo, e non solo, è possibile ripartendo dal proprio patrimonio spirituale e dalle fonti originarie, e il Monastero russo di Ksilurgu è uno dei luoghi più importanti.
L’Athos russo è una parte inseparabile e importante del patrimonio della Sacra Montagna come tesoro dell'Ortodossia universale.
L’Aghion Oros per secoli ha svolto un ruolo cruciale nello sviluppo della spiritualità e della cultura russa, sia nella Rus 'di Kiev, che in tempi più recenti. Particolarmente importante è stata la fondazione, sotto l'influenza del Monte Athos, della Laura delle Grotte di Kiev, che risale a circa mille anni fa ed è considerata una sorta di «terreno di coltura» e centro del monachesimo, della spiritualità, dell'alfabetizzazione, della cultura e dell'illuminazione in tutta la Rus’. È stato qui, secondo la tradizione, che fu tonsurato monaco Sant’Antonio, nativo di Černigov, che con la benedizione degli anziani del più antico monastero athonita ha fondato la Laura delle Grotte di Kiev.
Da allora, l'influenza della Santa Montagna sulla formazione spirituale e sullo sviluppo della Rus’ ha svolto un ruolo decisivo nel corso della sua storia millenaria. È stato il Monte Athos, con il suo patrimonio e le sue tradizioni, ad influenzare significativamente l’aspetto mistico-ascetico dell’Ortodossia russa, così come della Santa Rus’. Sotto la sua influenza è iniziato nella Rus’ un periodo di «rinascita esicasta», che ha inciso profondamente nella formazione della cultura originale e profondamente spirituale della Rus’. Pertanto, rimanere uniti ai santuari dell’Athos è sempre stato un sogno accarezzato da molte generazioni di russi ortodossi.
L’archivio della Chiesa ortodossa russa sul Monte Athos e il complesso museale contengono documenti che dimostrano che non c’è mai stato divario tra la vita spirituale della Rus’ e l’Athos. E dopo la divulgazione del patrimonio spirituale degli asceti russi dell’Athos, della loro vita e degli insegnamenti, tutto questo sarà uno dei più potenti fattori di risveglio spirituale non solo in Russia e in altri Paesi slavi, ma anche nell'intero mondo ortodosso.
I preparativi, dunque, fervono: da una parte la Commissione speciale interotodossa, istituita durante la Sinassi dei Primati delle Chiese ortodosse ad Istanbul nel 2014, periodicamente si riunisce presso il Centro ortodosso di Chambésy, in Svizzera, per redigere la bozza finale dei documenti del Concilio Panortodosso, che saranno posti al vaglio della Conferenza Panortodossa Preconciliare prima dell'inizio del Concilio. Il documento finora elaborato
riguarda «Il contributo della Chiesa ortodossa al trionfo della pace, della giustizia, della libertà, della fratellanza e dell’amore tra i popoli, e all’eliminazione del razzismo e altre forme di discriminazione»; dall’altra, l'architettura dell’antico Monastero di Ksilurgu sta recuperando pian piano il suo aspetto originario, con un vasto lavoro di restauro e di ricostruzione per essere pronto ad accogliere in piena unità i Primati delle Chiese ortodosse, in un autentico spirito conciliare, nell'Anno incrociato della lingua e cultura in Russia e in Grecia.
Intanto, nel 2015 ricorrono importanti anniversari che hanno segnato il percorso storico della Russia: il 1000° anniversario del riposo del santo principe Vladimir, il Battista della Rus’, il 70° anniversario della Vittoria nella Grande Guerra Patriottica e dell'elezione al trono patriarcale di Mosca di Alessio I, del quale ricorre anche il 45° anniversario della morte, avvenuta il 17 aprile 1970 dopo venticinque anni di servizio primaziale, il 1100° anniversario dell’adozione del cristianesimo ortodosso nella Repubblica autonoma dell’Ossezia del Nord-Alanya, e il 245° anniversario dell’unione della Repubblica caucasica dell'Inguscenzia alla Russia. Il capo degli ingusci, Yunus-Bek Yevkurov, ha invitato il Presidente della Federazione Russa alle celebrazioni che si terranno il prossimo 6 giugno, dichiarando: «Nel 1700 i nostri antenati hanno prestato giuramento allo zar e da allora per noi questo giuramento è tuttora valido».
In onore di san Vladimir sarà inaugurata a Mosca la Casa diocesana, completamente restaurata insieme alla Chiesa in onore del santo principe Vladimir e alla Camera dove si svolse il Concilio Locale del 1917, che elesse al trono di Mosca il Patriarca Tikhon negli anni difficili della rivoluzione russa. La sua inaugurazione sarà uno dei momenti salienti delle celebrazioni, insieme alla conferenza internazionale sul tema: «Il principe Vladimir. Scelta di civiltà», prevista per settembre prossimo. Secondo il metropolita Hilarion di Volokolamsk, presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, «scopo del forum è riflettere su più di mille anni di storia del nostro Paese e aiutare gli studiosi della nostra Chiesa e del mondo laico a trovare un terreno comune sul nostro passato storico».
E che dire della Crimea e della città di Sebastopoli, che da quell’indimenticabile 18 marzo 2014 manterranno per sempre viva la memoria del loro ritorno nella madre terra della Rus’? Tant'è che sarà emessa per fine anno una banconota da 100 rubli, che il primo vice governatore della banca centrale russa, Georgij Luntovski, ha definito «molto bella».
La risposta la troviamo nelle parole del capo della Repubblica autonoma dell’Ossezia del Nord, Tajmuraz Mamsurov, che al termine dell’incontro tra Vladimir Putin e il presidente Leonid Tibilov per la firma del Trattato di alleanza e integrazione tra la Federazione Russa e la Repubblica dell'Ossezia del Sud, ha detto nel corso di un’intervista: «L’alleanza e l’integrazione sono nel cuore di ogni osseta, sia che si tratti di un cittadino russo che vive in Ossezia del Nord, che di un cittadino della Repubblica dell’Ossezia del Sud. L’accordo, naturalmente, elabora il grande lavoro svolto nel 2008». Ed ha aggiunto: «Noi abbiamo il nostro destino, gli osseti hanno fatto la loro scelta molto tempo fa. Abbiamo degli obblighi verso i nostri antenati, che hanno deciso di essere per sempre con la Russia. Gli osseti che vivono in Russia hanno preso a cuore i progressi compiuti in Ossezia del Sud. E come capo dell’Ossezia del Nord sono fiero di aver partecipato a questo momento solenne».
Anche il popolo osseto si è espresso in merito al suo legame storico con la Russia, dichiarando: «Grande e amata Russia, che i nostri antenati hanno servito fedelmente. Con fede e verità anche noi vogliamo servirla. Noi crediamo che i nostri giovani siano una delle parti migliori della gioventù russa.
Essi sono in grado di assorbire tutto il meglio che ha dato la spiritualità russa, che ora è sottoposta a prove terribili, ad attacchi e calunnie. E se la rinascita della Russia è già iniziata, come è noto, i nostri giovani saranno in prima linea tra coloro che non risparmieranno né la forza, né l’energia, né la conoscenza, né l'esperienza per lottare per essa».
Il 18 marzo è un giorno importante per la Russia, nel quale si ricorda anche la morte dello zar Ivan il Terribile († 1584), evento che ha portato, quattordici anni dopo, alla fine della Dinastia dei Rurik e all’inizio del Periodo dei Disordini, con l'invasione dei polacchi e il tentativo di convertire la Rus’ al cattolicesimo.
In questo giorno si ricorda la firma del Trattato di Riga (1921) tra la Russia, la Polonia e l’Ucraina, con cui furono ridisegnati i confini territoriali dopo il vano tentativo della Polonia di ricostituire la Confederazione polacco-lituana. Tali confini furono ridisegnati nuovamente al termine del secondo conflitto mondiale nel corso della Conferenza di Yalta e di Potsdam.
Quando la minaccia nazista divenne sempre più evidente, la Polonia rifiutò ogni possibile accordo politico-militare con l'Unione Sovietica, allorché Stalin cercò invano di stabilire un'alleanza con le democrazie europee in funzione anti-nazista.
Così, nell’anno in cui si celebra la Vittoria della Russia nella Grande Guerra Patriottica, la Grecia di Tsipras ha dichiarato alle «democrazie europee» che la politica di Bruxelles nei confronti della Federazione Russa viene decisa al di fuori delle istituzioni europee ed è basata sugli interessi di singoli Paesi. «Pertanto la strategia va rivista», - ha detto il ministro degli Esteri greco Nikolaos Kotzias in un'intervista al quotidiano Humanité, aggiungendo: «Non vogliamo che la politica dell’UE sia basata sugli interessi di Paesi che storicamente sono soggetti a turbamenti nei rapporti con la Russia».
C’è un’antica icona della Madre di Dio «Aristokratusa», del XIII secolo, custodita nel Monastero di Vatopedi sul Monte Athos, che presenta i caratteristici tratti iconografici indicativi della redenzione futura e della morte in croce di Cristo. Un’icona simile è conservata nel Monastero greco-ortodosso di Santa Caterina, nella terra biblica del Sinai, in Egitto.
L’estremismo e il terrorismo di questi giorni non hanno lasciato indenne nemmeno questo antico monastero. Qualcuno avrebbe addirittura chiesto la sua demolizione, perché costruito sul luogo del «pozzo di Mosè», la sorgente che, secondo la tradizione biblica, dissetò gli ebrei in fuga dall'Egitto. Ma se è vero che Mosè è uno dei profeti venerati anche nell’islam, è altrettanto vero che il monastero risale a quasi duemila anni fa. Pertanto, siamo nel cuore della storia, nel punto di non ritorno.
La Madre di tutti i popoli intercede sempre dinanzi al pentimento sincero e non perdonerà un simile gesto. Nella terra d’Egitto e nel monastero di Santa Caterina c’è una parte di quel seme della fede ortodossa che fece fiorire il Patriarcato di Mosca nel 1589. La Russia non lo dimentica, anche se proprio da questa terra biblica partirono alcuni terroristi per compiere sanguinosi attentati nel Caucaso del Nord!
Ma la pace, la sicurezza e la stabilità sono sempre state una priorità assoluta per la Russia.



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Fernanda Santobuono
Icona della Madre di Dio «Aristokratusa» (XIII sec.)
Agosto '17


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