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ELEOUSA magazine
Agosto '17

Colei che indica la «Via». Editoriale di Fernanda Santobuono


Nella storia dei monasteri russi c’è tutta l’anima della Santa Rus’. Questa storia è divina, poiché è stata scritta da Dio. Come tutta la storia russa, che è un’autentica testimonianza di fede nel mondo.
In questa millenaria storia si è delineato pian piano il cammino di un grande Paese e di una grande Chiesa, ahimé, perseguitata e glorificata dal sangue dei suoi martiri fino al XX secolo.
Tra questi si annoverano i santi martiri imperiali della dinastia dei Romanov, di cui si celebra quest’anno il 400° anniversario del suo inizio.
Tutto ciò non è solo verità storica, poiché la Parola di Dio è autentica rivelazione divina del significato e dello scopo dell’esistenza umana.
Celebrare l’anniversario del Battesimo della Rus’ significa, quindi, ripercorrere con la memoria questo cammino e guardare al futuro. Nella vita della Chiesa la «Via» è indicata dalla Madre di Dio. Questa è sempre stata la fede della Santa Rus’. Il più antico monastero del Monte Athos, l’eremo di Ksilurgu, è stato fondato dai monaci russi nel 916 ed è stato dedicato alla Santa Dormizione della Madre di Dio. In questo monastero si venera, in particolare, l’icona della Madre di Dio «Dolce bacio», del tipo Odegitria, Colei che indica la «Via»: «Le sue mani portano l’Eterno e i suoi ginocchi sono un trono più sublime dei cherubini» (San Giovanni Damasceno).
È noto che la Santa Montagna è il luogo prediletto della Madre di Dio, dove Ella è Madre Igumena, e da qui guida tutto il mondo ortodosso. La sua millenaria tradizione ascetica e le preghiere dei monaci athoniti sono sempre state il sostegno spirituale per tutti gli ortodossi nel mondo.
Nel 2016 si celebra il 1100° anniversario della presenza russa sul Monte Athos. Questa presenza raggiunse il suo massimo splendore nel XIX secolo e all’inizio del XX secolo contava circa quattromila monaci, divisi tra i vari monasteri di San Panteleimon, Sant’Andrea e Sant’Elia.
In occasione di questa ricorrenza, il monastero di Ksilurgu sarà restaurato, come annunciato dallo stesso Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill durante il suo pellegrinaggio al Monte Athos, nel corso della visita ufficiale alla Chiesa ortodossa ellenica dall’1 al 7 giugno 2013, su invito dell’Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia Ieronymos II e del Sacro Sinodo della Chiesa greca.
Nel ricordare questo anniversario, il Primate della Chiesa russa ha evidenziato che «il monastero di Ksilurgu ha avuto un ruolo speciale nella trasmissione della tradizione ortodossa», tant’è che oggi ha varcato la soglia del secondo millennio della sua esistenza. Speciale è anche il legame che unisce la Chiesa russa e la dinastia dei Romanov al Monte Athos e alle origini del Cristianesimo.
Il primo zar Mikhail Fëdorovič Romanov ebbe come suo patrono San Michael Maleinos (894-963), un monaco della Cappadocia, che fondò diversi monasteri in Bitinia (Asia Minore) e del quale fu discepolo Sant’Atanasio dell’Athos, fondatore della Grande Laura sull’Aghion Oros.
La pubblicazione dell’opera in tre volumi «Chiesa ortodossa russa, Monte Athos e Casa Imperiale Russa in esilio. Significato storico e socio-culturale dei rapporti Chiesa-dinastici dopo la rivoluzione del 1917. Corrispondenza dei monaci dell’Athos e dei vescovi della Chiesa ortodossa con la Famiglia Imperiale e l’Ufficio del Capo della Casa Imperiale Russa. Le fonti storiche (1921-2012)», è di grande importanza per lo sviluppo culturale e storico della Russia moderna.
Sull’Athos sono conservate anche le reliquie di San Teodoro martire, celeste patrono della città di Kostroma, la culla della dinastia dei Romanov.
Salita al potere nel 1613, al termine del Periodo dei Disordini, la dinastia dei Romanov nei secoli è stata l’artefice dell’Impero Russo, uno Stato dalle diverse culture, etnie e religioni, in grado di dare oggi il suo contributo per un nuovo ordine mondiale; un Paese-Continente di enormi dimensioni, che si estende dall’Europa... alla penisola coreana. È di qualche giorno fa la notizia che la Corea del Sud, nella persona del Capo dello Stato, signora Park Geun-Hye, ha espresso al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin il desiderio di poter unire attraverso la Transiberiana la Repubblica sudcoreana all’Eurasia, al cui centro c’è la Russia, il «cuore della terra», il perno geografico della storia, l’Heartland della celebre teoria del geografo e politico inglese Halford Mackinder.
«Se uniamo le nostre vie, le nostre politiche, daremo impulso alle nostre relazioni e alla nostra cooperazione, a beneficio della pace e della stabilità nell’Asia nordorientale», sostiene il Capo di Stato sudcoreano. Il sogno di Park Geun-Hye è unire Busan all’Europa attraverso «la Gran Via Siberiana», per realizzare grandi progetti seguendo la via già tracciata.
La Transiberiana fa parte della grande eredità lasciata dalla Casa Imperiale Russa. Il sigillo di questa eredità venne posto a Vladivostok il 31 maggio 1891, in occasione della cerimonia di inizio della costruzione della «Gran Via Siberiana», alla presenza dello zarevič Nicola, il futuro imperatore Nicola II, che simbolicamente trasportò la prima carriola di terra. Dodici anni dopo, il 14 luglio 1903 la Transiberiana venne messa in funzione lungo tutto il suo percorso, 9.288,2 chilometri, sui quali si attraversano ben sette fusi orari, ottantotto città e ci si imbatte in una miriade di culture, etnie, paesaggi, architetture e abitudini di vita. Il completamento della più grande rete ferroviaria al mondo avvenne il 18 ottobre 1916, quando fu inaugurato il ponte sull’Amur, lungo 2612 chilometri!
Oltre all’eremo di Ksilurgu, che è il monastero russo più antico al mondo sul Monte Athos, c’è il monastero della Trasfigurazione di Valaam, sul lago di Ladoga in Carelia, che è il monastero più antico della Russia (X secolo), dove si venera l’icona della Madre di Dio «Il Segno», Colei che protegge a nord i confini spirituali e geografici della Santa Rus’: «Sì, io vivo lì... mi vedrete a Valaam». Non a caso,
il monastero è chiamato l’Athos del Nord.
Nel giorno in cui si celebra l’anniversario del Battesimo della Rus’, il 28 luglio si fa memoria anche dell’icona della Madre di Dio di Smolensk, Colei che difende ad occidente i confini spirituali e geografici della Santa Rus’. Questa ricorrenza venne fissata nel 1525, in ricordo della vittoria contro i Cavalieri Teutonici nella battaglia di Grunwald, con la quale Vasilij III riconquistò la città di Smolensk. Per commemorare questo evento, lo zar fondò il celebre monastero di Novodevičij a Mosca e lo dedicò all’icona della Madre di Dio di Smolensk.
Smolensk è la città del celebre romanzo Guerra e pace di Lev Tolstoj, il simbolo della vittoriosa «guerra patriottica» contro l’invasione di Napoleone Bonaparte, della tenacia e dell’incrollabile capacità di resistenza dell’esercito e della nazione russa durante la Seconda Guerra Mondiale. Smolensk è anche la città dove per venticinque anni ha svolto il suo ministero episcopale Sua Santità il Patriarca Kirill durante il periodo sovietico e i difficili anni ’90, periodo in cui è avvenuta la rinascita della vita della Chiesa nella regione e nella città di Smolensk.
Essa è tra le più antiche città della Russia. La prima menzione scritta risale all’863, un anno dopo la fondazione dell’antica Rus’. Nel 1054, nell’anno del Grande Scisma tra l’Oriente e l’Occidente, la città è stata sede del Principato di Smolensk e ha custodito nelle sue radici spirituali la trasmissione della fede ortodossa. Nella sua storia subì numerosi attacchi e stravolgimenti da parte dei tartari, dei lituani, dei polacchi
e dei nazisti, ma rimase sempre la città roccaforte dei confini spirituali e geografici della Santa Rus’. Quest’anno la città celebra il 1150° anniversario della sua fondazione e il 70° anniversario della liberazione dalle truppe naziste.
Dall’altopiano del Valdaj, nella Russia Nord-Occidentale, dove nell’862 nacque lo Stato russo, hanno origine le sorgenti del fiume Dnepr, che passando per la Bielorussia, unisce la città di Smolensk a Kiev, la capitale dell’Ucraina, dove nel 988 avvenne il Battesimo della Rus’ nelle acque del Dnepr, e dove il gran principe Vladimir costruì la prima chiesa in pietra, dedicandola alla Santa Dormizione della Madre di Dio. Era chiamata anche Chiesa delle Decime perché costruita con il decimo delle entrate statali.
Per ordine del principe Vladimir, i resti di sua nonna, la granduchessa Olga, prima regnante della Rus’ di religione cristiana, furono traslati all’interno di questa chiesa, dove poi egli stesso fu sepolto. La chiesa fu distrutta dai mongoli nel 1240, anno in cui a Costantinopoli Baldovino II vendette a Luigi IX la preziosa reliquia della Corona di spine di Gesù Cristo, che il regnate conservò nella famosa Sainte-Chapelle nell’Île de la Cité, nel «cuore di Parigi». È al vaglio delle autorità di Kiev il progetto di ricostruzione della chiesa della Santa Dormizione per l’importanza storica e politica della chiesa, dal significato indiscusso nella storia degli slavi.
Questa degli slavi è una storia che ha visto in Europa l’opera evangelizzatrice dell’apostolo Andrea, il primo chiamato, e dei fratelli Cirillo e Metodio, uguali agli apostoli.
Nella città ungherese di Zalavár, il 21 agosto, giorno in cui alle porte di Damasco le forze ribelli hanno fatto ricorso alle armi chimiche, scatenando la reazione degli Stati Uniti e della Francia con l’annuncio di un’offensiva militare contro la Siria, è stato celebrato il 1150° anniversario dell’inizio della missione dei santi Cirillo e Metodio. In questa città è stata trovata la prima stesura dell’alfabeto creato dai santi, che qui hanno predicato per un certo periodo di tempo, e dove ora è stato costruito un complesso memoriale, che comprende il monumento ai due apostoli, il museo e la chiesa, costruita secondo le tradizioni architettoniche del Medioevo.
Nel mese di ottobre, il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill visiterà il Montenegro, dove seicento anni fa fu costruito sulle sponde del Mare Adriatico il monastero ortodosso di Praskvica, e dove visse per un certo periodo di tempo un monaco pellegrino russo, che suggerì al governante Zeta Belch III l’idea di costruire in questo luogo la chiesa di San Nicola il Taumaturgo.
Intorno all’anno Mille era fiorente sulle coste dell’attuale Montenegro il Principato di Doclea, governato dal pio principe Vladimir, di religione ortodossa. Dopo il Grande Scisma del 1054, avvenne in questo lembo di terra un processo di latinizzazione del cristianesimo, che terminò con il regno del principe di Raška Stefan Nemanja, che annesse questo territorio alla Serbia. Suo figlio, San Sava, prese i voti monastici nel Vecchio Rusiko del Monte Athos e ottenne dall’imperatore bizantino e dal Patriarca, che allora vivevano a Nicea dopo la cacciata da Costantinopoli, l’autocefalia dell’attuale Chiesa ortodossa serba, di cui fu il primo arcivescovo.
Questa è la «Via» che seguirono i santi di Dio.



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Fernanda Santobuono
Icona della Madre di Dio di Smolensk (XVIII secolo)
Agosto '17


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