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ELEOUSA magazine
Agosto '17

Scrivi dunque le cose che hai visto... (Ap 1,19). Editoriale di Fernanda Santobuono


Nei giorni che seguono la Pasqua di Risurrezione e che precedono la Pentecoste, nei quali si medita sul vangelo di Giovanni apostolo, è giunta in Italia l’Icona miracolosa della Madre di Dio del “Pianto”.
La sacra immagine è stata scritta nel 1991 per l’iconostasi della Chiesa della Natività della Madre di Dio del monastero di Boiany, in Ucraina. Questo è un piccolo centro abitato del distretto di Novoselytsia, nella regione di Chernivtsi, la storica Bucovina, ai confini tra la Romania e la Moldavia. In questa regione nasce il fiume Prut, che per i due-terzi del suo decorso delimita il territorio tra la Romania e la Moldavia prima di affluire nel Danubio a Galati, in Romania, e sfociare nel Mare Nero attraverso il delta del grande fiume europeo, nel cui bacino “scorre” quel che gli studiosi chiamano la culla ancestrale della lingua e della cultura slava. Dall’antica regione della Pomerania, infatti, tra la Germania e la Polonia, il popolo slavo si era diffuso a sud e ad est del continente europeo, nell’ecumene euroasiatico, per poi fermarsi dinanzi alle mura Teodosiane di Costantinopoli. Erano gli anni del Primo Concilio Ecumenico di Nicea e dell’Editto di Milano sulla libertà religiosa.
Durante le persecuzioni del XX secolo, il monastero di Boiany fu chiuso e trasformato in deposito per concimi fino al 1961.
L’Icona è detta del “Pianto” perché il 18 dicembre 1993, durante il servizio liturgico in onore di San Nicola, vescovo di Myra, i fedeli videro due “fiumi” di lacrime “scorrere” sul volto della Madre. I primi miracoli furono registrati subito dopo l’evento prodigioso, con la guarigione di George Khmelnytsky, malato di cancro, e di padre Igor, sacerdote ortodosso della Polonia. Le due guarigioni furono studiate in dettaglio e presentate alla Commissione sinodale. Il 4 ottobre 1994, il Sinodo della Chiesa ortodossa ucraina, sotto la presidenza del metropolita di Kiev e di tutta l’Ucraina Vladimir, riconobbe l’Icona come miracolosa, dandole il nome di Boiany, dal luogo dove mostrò la sua “misericordia”. Allo stesso tempo fu stabilita la data della sua festa, da celebrarsi il 25 settembre in onore della Natività della Beata Vergine. Oggi Ella protegge con la sua “misericordia” la santa fede ortodossa e il corpo della Chiesa dal “cancro” delle false dottrine che cercano di minare le sue fondamenta.
Il monastero di Boiany è visitato da milioni di fedeli, provenienti da Gerusalemme, Grecia, Romania, Russia, Polonia e Turchia, e numerosi sono i miracoli attribuiti alla Madre di Dio in questo luogo dell’ecumene slavo.
La parola slava significa “gloria” in relazione a slovo, che a sua volta vuol dire “parola”, “lettera”, perché la gloria passa da uomo a uomo attraverso la parola. Nei documenti del IX secolo, inoltre, scritti in antico slavo, è utilizzato il termine slověne per indicare i popoli che parlano la stessa lingua. Quello stesso popolo che abitava la Pomerania e che poi si diffuse in tutto l’ecumene euroasiatico.
L’Icona oggi si trova nel suo luogo originale. È scritta in olio su tavola e misura 55 x 77 cm. La Vergine è del tipo Odigitria, con il Bambino Gesù alla sua sinistra, che benedice il mondo. È decorata da una cornice d’argento, realizzata nel 1994 dai maestri d’arte “Sofrino” della Chiesa ortodossa russa, grazie alle numerose donazioni dei pellegrini. Dal 1995, ogni anno il 24 settembre, alla vigilia della sua festa, viene fatta una processione da Chernivtsi a Boiany (circa 17 km), guidata dal vescovo della Diocesi, il metropolita di Chernivtsi e Bucovina Onofrio (Berezovsky). Spesso l’Icona viene portata anche fuori per il culto in varie chiese dell’Ucraina e all’estero, come in Italia, dove è arrivata il 14 maggio 2011 per visitare le Parrocchie ortodosse del Patriarcato di Mosca: dal 14 al 17 maggio, presso la Comunità di San Sergio di Radonez, San Serafino di Sarov e San Vincenzo di Saragozza e in quella di Sant’Ambrogio di Milano; poi il 18 maggio a Brescia, nella chiesa della Santissima Trinità; il 19 e 20 maggio a Torino nella chiesa di San Massimo vescovo e dal 21 al 24 a Roma nella chiesa di San Nicola, in occasione dell’anniversario della traslazione delle reliquie del santo da Myra a Bari (22 maggio) e della memoria liturgica dei Santi Cirillo e Metodio, evangelizzatori del popolo slavo (24 maggio); quindi la sacra immagine è stata trasferita a Bari, nella chiesa russa di San Nicola, dove è rimasta fino al 27 maggio; infine è tornata a Roma, nella chiesa patriarcale di Santa Caterina Megalomartire, per rimanervi fino al 1° giugno.
L’Icona di Boiany è molto simile all’Icona della Madre di Dio di Galata in Perga (Costantinopoli) per il suo significato storico e religioso. Viene festeggiata il 17 luglio. Caratteristica dell’Icona è la presenza di insegne reali: lo scettro del potere alla Madre di Dio e al Divino Bambino, e le corone reali sulle loro teste. In Russia, una copia dell’Icona è comparsa nel XIX secolo ed è stata tenuta per lungo tempo nella chiesa di San Tikhon in via Arbat, poi nel monastero Donskoj e dal 1935 nella Galleria Tret’jakov di Mosca.
Galata è un quartiere dell’odierna Istanbul, situato nella parte nord del Corno d’Oro, l’insenatura che lo separa dal centro storico cittadino. Esso è attraversato da diversi ponti, il più importante dei quali è appunto il “Ponte Galata”, che non scavalca il Bosforo, come moltissimi credono, ma collega solo due parti della città vecchia di Istanbul sul lato europeo.
Ci sono varie teorie sull’origine del nome Galata: la più accredita lo fa derivare dalla tribù celtica dei Galati, che si ritiene si sia stabilita in questo luogo in periodo ellenistico.
Al tempo di Costantinopoli e dell’Impero Romano d’Oriente, Galata era il luogo della Grande Torre, da cui si poteva bloccare l’accesso al Corno d’Oro in caso di guerra. In questa Torre era custodita l’Icona della Madre di Dio, da cui prese il nome. La Torre è il simbolo della Chiesa.
Essa venne distrutta durante la Quarta Crociata, indetta nel 1196 da Innocenzo III, Papa dell’Inquisizione, che si concluse con il saccheggio di Zara nel 1202, e di Costantinopoli nel 1204... mentre Cipro era già stata venduta con la Terza Crociata.
Sbarcati a Galata, i crociati riuscirono a far saltare la catena che difendeva il Corno d’Oro, tirata dalla “Torre” verso il lato est di Costantinopoli, ed entrarono nella città santa. Il giorno seguente ebbe inizio il grande saccheggio nel quale, come tramandano i cronisti, i cavalieri crociati diedero prova della più raggelante ed efferata barbarie mai provata fino ad allora.
Costantinopoli era la città più grande e centro del mondo civilizzato. Era nata come Bisanzio, naturale porto sul Corno d’Oro, è stata rifondata come Costantinopoli l’11 maggio 330, per essere capitale dell’Impero Romano d’Oriente.
Qui si trovavano più ricchezze che nel resto dell’Europa. Era una città di chiese, monasteri, palazzi, torri, fori, arene, biblioteche e monumenti. Qui si trovava Hagia Sofia (la cattedrale della Santa Sapienza), gloria della città, meraviglia del mondo, costruita da Giustiniano sei secoli prima. La Theotokos era la patrona e protettrice della città, e in suo onore erano dedicate più di cento chiese. Il Suo velo era custodito nella chiesa delle Blacherne, insieme alla sua icona miracolosa. La cintura era conservata nella chiesa di Chalkopratia. Nel centro della città si innalzava la Chiesa dei Santi Apostoli, costruita come santuario di San Luca, e custodiva anche le reliquie dei Santi Timoteo e Andrea, oltre al capo di San Giovanni il Precursore. Il corpo di San Giovanni Crisostomo fu traslato in questa chiesa dalla lontana Armenia otto secoli prima. Altrove vi erano le reliquie di Santo Stefano e San Giacomo, come pure il legno della Vera Croce trovato da Sant’Elena. Il monastero del Pantocratore conservava l’Icona “Nicopeia” della Theotokos, che precedeva l’imperatore in battaglia. In tutta la città numerose altre chiese e monasteri custodivano le reliquie di apostoli, martiri e padri della Chiesa.
Dalla Quarta Crociata ad oggi sono passati otto secoli e questi eventi sembrano lontani. Ma “Io conosco le tue opere, la tua fatica, la tua costanza… Sei perseverante e hai molto sopportato per il mio nome, senza stancarti… Dio asciugherà ogni lacrima…” (Ap 2, 1-3). E questa volta non si fermerà dinanzi alle mura di Costantinopoli perché la “gloria” passi da uomo a uomo fino ai confini della terra.

“Scrivi dunque le cose che hai visto, quelle che sono e quelle che verranno…” (Ap 1,19).




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Icona miracolosa della Madre di Dio di Boiany.
Icona della Madre di Dio di Galata.
Fernanda Santobuono
Agosto '17


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