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ELEOUSA magazine
Agosto '17

La Teologia mistica è l'albero della vita. San Massimo e l'unità spirituale tra le Chiese Ortodosse


Nel giorno della festa della Presentazione della Beata Vergine al Tempio, il 4 dicembre 2010 con la benedizione del Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kyrill, il gerarca della Chiesa Ortodossa Georgiana, arcivescovo Stefan Lentehsky Tsagersky insieme al rappresentante del Patriarca di Serbia presso il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, vescovo Anthony Moravichskim, ha celebrato la Divina Liturgia nella chiesa dei Santi Pietro e Paolo - rappresentanza della Chiesa ortodossa serba a Mosca. Con i vescovi ha concelebrato il clero della chiesa.
Tra i fedeli erano presenti il sindaco di Krusevac, Desimir Pavlovic e i membri della delegazione dell'amministrazione comunale, venuti dalla Serbia in Russia, su invito del Sindaco di Odintsovo, gemellata con Krusevac.
Al termine della Divina Liturgia, il vescovo Anthony ha accolto l'arcivescovo Stefan e ha presentato come dono del clero e dei parrocchiani la Santa Panagia. In risposta, il vescovo Stephen ha ringraziato per le gentili parole rivolte alla Chiesa ortodossa georgiana, sottolineando i rapporti fraterni che esistono da lungo tempo tra Georgia e Serbia, che hanno la stessa fede ortodossa. Il gerarca georgiano ha consegnato l'icona di san Massimo il Confessore, con una reliquia del santo.
Il titolo di Confessore fu attribuito al santo per l’intrepido coraggio con cui seppe testimoniare – “confessare” – anche con la sofferenza la verità su Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, e su noi stessi.
San Massimo nacque a Costantinopoli intorno al 580. Fin da ragazzo fu avviato alla vita monastica e allo studio delle Scritture, anche attraverso le opere di Origene, il grande maestro che già nel terzo secolo era giunto a “fissare” la tradizione esegetica alessandrina. La sua formazione spirituale affonda nell'ampio terreno della cultura greca, da quella filosofica (neoplatonismo, ma soprattutto Aristotile) a quella patristica (i Cappadoci, in particolare Gregorio di Nazianzo). L'approccio a Origene viene mediato da Evagrio Pontico, una delle grandi menti del cristianesimo antico del IV secolo. Pertanto il rapporto di Massimo con Origene è mediato, oltre che dai Cappadoci, anche da Evagrio. Nel 633, su richiesta del futuro Patriarca di Gerusalemme Sofronio, lasciò il convento e andò ad Alessandria.
Egli non accettò alcuna riduzione dell’umanità di Cristo, poiché era nata in quell’epoca la teoria secondo la quale in Cristo vi sarebbe solo una volontà, quella divina, il monotelismo, che fu condannata dal IV Concilio Ecumenico (452 dC). Tale eresia aveva trovato numerosi aderenti in Armenia, Siria ed Egitto. Amplificata dall’odio nazionale, diventò una seria minaccia per l'unità della Chiesa orientale, considerato che tre troni patriarcali erano occupati da monofisiti: Costantinopoli, Antiochia e Alessandria d’Egitto. Per difendere l’unicità della sua persona, negavano in Gesù Cristo una vera e propria volontà umana. San Massimo capì subito che ciò avrebbe distrutto il mistero della salvezza. Egli sosteneva che “Cristo opera umanamente ciò che è divino… e divinamente ciò che è umano” (Ep. 19-593 A. 2f.). E’ questo il punto fondamentale di quanto voleva dire san Massimo, qui è veramente in questione tutto l’essere umano; sta qui l’intera questione della nostra vita, il senso del vivere, chi siamo, il bene e il male, che cosa è il mondo.
Per difendere l'Ortodossia, il santo si appellò a persone di varie classi e categorie, e le sue conversazioni furono un successo. "Non solo il clero e tutti i vescovi, ma la gente, e tutti i governanti mondani nutrivano una sorta di irresistibile attrazione per lui", - come testimonia la sua agiografia.
San Massimo lasciò alla Chiesa una grande eredità teologica. Le sue opere contengono spiegazioni esegetiche di passaggi difficili della Scrittura, l'interpretazione della preghiera del Signore e del Salmo 59, scolio alle opere del martire Dionigi l’Aeropagita e di San Gregorio il Teologo. Sua è la famosa "Mistagogia", "Introduzione al mistero". Nelle opere dogmatiche c’è il racconto della sua controversia con Pirro, diversi trattati e lettere a diverse persone. Esse contengono una dichiarazione della dottrina ortodossa della divina essenza e ipostasi, l'incarnazione e la deificazione della natura umana. Soltanto la grazia di Dio ha la capacità di determinare la deificazione delle creature. Egli considera la natura dell'anima e la sua esistenza cosciente-personale dopo la morte.
Tra i saggi di morale sono particolarmente importanti i capitoli sull’”Amore". I suoi tre inni sono stati scritti nella migliore tradizione della innografia della chiesa, che porta l'inizio di San Gregorio il Teologo.
La sua teologia, sulla base della conoscenza esperienziale spirituale dei grandi Padri del deserto, che ha sviluppato la filosofia pre-cristiana, è stata proseguita e ampliata negli scritti di San Simeone il Nuovo Teologo e San Gregorio Palamas.
Per san Massimo i tre cieli sono i tre livelli della vita spirituale. Il primo cielo rappresenta il fine della filosofia pratica e comporta la purificazione del cuore con l’espulsione di ogni pensiero. Il secondo cielo rappresenta la theoria¹ naturale, cioè la conoscenza delle intime essenze degli esseri quando l’uomo, attraverso la Grazia di Dio, diviene degno di accedere a ciò. In questo stato egli raggiunge l’incessante preghiera intima. Il terzo cielo rappresenta la theoria, la teologia attraverso la quale con la Grazia divina e la conquista del nous² si riceve, nella misura del possibile, la conoscenza dei misteri di Dio e la conoscenza di tutti i misteri del Regno del cielo. Questa è “l’ignoranza superiore ad ogni conoscenza” secondo il caratteristico detto di sant’Isacco il Siro. Quest’ignoranza relativa alla conoscenza umana, è la vera conoscenza di Dio. Perciò la teologia è il terzo cielo ossia un risultato, una conseguenza della purificazione del cuore e dell’illuminazione del nous.
Per san Massimo, quello che viene visto deve essere crocefisso e tutti i pensieri devono essere sepolti. Solo allora il logos sorge in noi stessi, l’uomo ascende alla theoria e diviene un vero teologo. Ciò significa che la teologia ortodossa è strettamente connessa all’ascesi e non può essere concepita al di fuori di essa.
L’albero della conoscenza del bene e del male è la theoria naturale, mentre l’albero della vita è la teologia mistica. Quando il nous dell’uomo è purificato, è possibile avvicinarsi all’albero della conoscenza e acquisire il dono della teologia. Questo è il percorso seguito da tutti i santi Padri.

Note

¹Theoria = visione di Dio

²Nous: facoltà dell’anima mentre opera nel cuore umano quando viene ripristinata la sua normale attività con il concorso simultaneo della Grazia divina e dell’ascesi purificatrice.



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San Massimo il Confessore
Mosca - I Gerarchi della Chiesa Ortodossa Georgiana e Serba
Mosca - L'arcivescovo Stefan consegna l'Icona di san Massimo
Agosto '17


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