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Agosto '17

La capitale di un mondo nuovo. Editoriale di Fernanda Santobuono


«Cento anni fa si scatenò una delle più sanguinose guerre della storia, nella quale si sono ritrovati in campo più di trenta Paesi di diversi continenti, che ha privato della vita oltre ventidue milioni di persone e ha cambiato l’assetto del mondo». Sebbene la prima guerra mondiale sia stata innescata dalle pressioni nazionalistiche e dalle tendenze imperialistiche coltivate dalle potenze europee a partire dalla seconda metà del XIX secolo, «alla fine del conflitto hanno smesso di esistere quattro grandi imperi: russo, tedesco, austro-ungarico e ottomano», - ha ricordato il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill in occasione della celebrazione dell’anniversario dell’inizio della guerra. «Questo conflitto ha provocato processi irreversibili negli Stati europei, che hanno scatenato nuove guerre, civili e tra le nazioni, e ha portato alla formazione di nuove alleanze belliche».
Così, nel mentre riaffiorano nella coscienza dei popoli le questioni riguardanti i presupposti, l’inizio e il corso delle azioni militari, di fatto «gli avvenimenti bellici degli anni 1914 - 1918 non hanno risolto i problemi con cui si confrontarono allora i popoli e i Paesi, ma hanno creato i presupposti per l’inizio di una guerra ancora più cruenta, la seconda guerra mondiale», ha rilevato il Primate della Chiesa russa.
«Il primo conflitto mondiale ha avuto esiti particolarmente gravi per la Russia, - ha aggiunto Sua Santità. Sue conseguenze sono state la lotta fratricida e la Rivoluzione di Ottobre del 1917, in seguito alle quali nel Paese si stabilì il regime ateo. Sulla Chiesa ortodossa russa si rovesciarono persecuzioni che essa non aveva mai conosciuto, molti prelati, chierici e laici ne furono vittime e sopportarono terribili sofferenze per la loro fedeltà a Cristo».
Non è casuale che nel 1988, un anno prima della caduta del muro di Berlino, il principe Dmitrij Donskoj sia stato glorificato tra i santi durante le celebrazioni del 1000° anniversario del Battesimo della Rus’ e del 540° anniversario dell'autocefalia della Chiesa ortodossa russa. Questi avvenimenti hanno segnato una grande e fondamentale tappa storica, con la quale si è concluso il periodo di persecuzione dei cristiani ortodossi in Unione Sovietica.
Allo stesso modo, la battaglia di Kulikovo, vinta dal principe Dmitrij nel 1380, è stata combattuta nel giorno in cui si celebra la festa della Natività della Madre di Dio, il 21 settembre. Questa vittoria ha segnato non solo l'inizio della liberazione della Rus’ dal giogo dell'Orda d'Oro ma ha posto le basi del futuro Stato russo sotto la protezione della Madre di Dio.
Per la Russia la festa della Natività della Madre di Dio ha un significato non solo teologico, religioso, ma anche storico, sociale, politico, di unità nazionale. E tutti questi anniversari, il Battesimo della Rus’, l'autocefalia della Chiesa russa e la canonizzazione del principe Dmitrij Donskoj, saranno celebrati per sempre insieme!
Conseguenze della seconda guerra mondiale furono la guerra fredda e, sul fronte orientale, la dissoluzione dell’Unione Sovietica (1991), i conflitti in Abkhazia e Ossezia del Sud (1992), le guerre del Nagorno Karabakh (1992), della Transnistria (1992) e del Kosovo (1996), il bombardamento di Belgrado e della Serbia da parte delle forze della NATO nel 1999, del quale ricorre quest’anno il 15° anniversario.
E poi le tensioni sullo status giuridico del Caspio (2001), che ora sembrano aver raggiunto la loro fase risolutiva. Questa regione rappresenta il punto di incontro delle civiltà euroasiatiche e la porta verso il Medio Oriente, dove la Russia gioca un ruolo fondamentale, secondo il principe ereditario di Abu Dhabi, Mohammed bin Zayed Al Nahyan, vicecomandante supremo delle Forze Armate degli Emirati Arabi.
E, da ultimo, la crisi ucraina nel 2013, sostenuta dagli USA e dall'Unione Europea mediante il colpo di Stato incostituzionale e la guerra civile fratricida. A seguito di tali violenti disordini, la Crimea si è sottratta al «gioco occidentale» sull’Ucraina, e insieme ad essa anche le due Repubbliche di Donetsk e Lugansk.
Eppure, solo un secolo prima la Russia aveva sconfitto Napoleone Bonaparte nella famosa battaglia di Borodino (1812). Con questa vittoria l’imperatore Alessandro I passò alla storia come stratega e diplomatico lungimirante, come statista consapevole della responsabilità dello sviluppo della sicurezza europea e mondiale.
Secondo il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, «Alessandro I è stato alle origini del sistema di sicurezza europeo e internazionale, che per quel periodo era abbastanza adeguato. Fu allora che vennero create le condizioni del cosiddetto equilibrio, costruito non solo sugli interessi reciproci dei Paesi, ma anche sui valori morali». E proprio sulla base di questi, «la Russia - il Paese vincitore - reagì con grande rispetto e generosità di fronte alla sovranità della Francia e alla dignità nazionale del popolo francese», ha ricordato il capo dello Stato.
La città di Mosca resse le sorti dell’intero Paese durante il sanguinoso conflitto, che mise ancora una volta alla prova l’inesauribile tenacia, il patriottismo e la capacità di resistenza dell’esercito e del popolo russo. La stessa città dove, cinque secoli prima, nel 1325, il metropolita di Mosca e di tutta la Rus’ Pietro, trasferì la sede metropolitana dalla città di Vladimir. Questo evento ebbe un significato molto importante per tutta la terra russa. San Pietro profeticamente predisse non solo la liberazione dal giogo dell’Orda d’Oro ma anche che Mosca sarebbe diventata la città più importante, la capitale di un grande e glorioso Paese.
Di fronte a questa realtà oggi il sistema di sicurezza europeo ha dimostrato tutta la sua inefficacia dopo la crisi ucraina e la conseguente adesione della Crimea alla Federazione Russa. Allo stesso modo, il sistema di sicurezza internazionale ha subito danni ogni qualvolta gli Stati Uniti hanno interferito negli affari interni degli Stati sovrani.
Dal forum internazionale di discussione del club Valdai di Sochi, il 24 ottobre il Presidente russo ha invitato l'Occidente a rinunciare all'idea di un mondo unipolare e ad avviare il dialogo politico con gli altri Paesi, sottolineando l'irremovibilità della posizione del suo Paese.
Dalla Russia alla Cina, dal Medio Oriente all'America Latina, vi è una delusione crescente nelle politiche dell'Occidente, così come il desiderio di riequilibrare il sistema globale, per renderlo più equo e più inclusivo.
Da nove anni gli USA cercano di dividere l’APEC , la Cooperazione Economica Asiatico-Pacifica, il più potente forum di cooperazione economica tra i ventuno Paesi che si affacciano sulle coste del Pacifico, ma... la cooperazione tra la Russia e la Cina è molto più importante per mantenere la pace nel quadro del diritto internazionale e rendere il mondo più stabile.
Il 3 ottobre, il Presidente della Federazione Russa ha firmato la legge sulla ratifica del trattato sull’Unione Economica Euroasiatica tra Bielorussia, Kazakistan e Russia. Il documento entrerà in vigore il prossimo 1 gennaio 2015.
«La Russia è lontana dal farsi coinvolgere in conflitti su larga scala, - sostiene il Presidente russo e comandante supremo delle Forze Armate. Essa è pronta a respingere qualsiasi aggressione contro se stessa e a lottare contro il terrorismo e il narcotraffico», sebbene sin dal 2000 sono stati compiuti tutti i tentativi per trascinarla nella guerra in Afghanistan, poi in Libia, nel conflitto tra l’Occidente e l’Iran e, infine, nel lungo conflitto in Siria.
I principali obiettivi dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (SCO) sono proprio la sicurezza regionale, la lotta contro il terrorismo, l'estremismo e il traffico di droga. Vi fanno parte il Kazakistan, la Cina, il Kirghizistan, la Russia, il Tagikistan e l’Uzbekistan. Durante l’anno di presidenza russa e nel prossimo vertice che si terrà ad Ufa, in Bashkiria, nel 2015 si prevede che entreranno a far parte dell’organizzazione anche l’India e il Pakistan.
Allo stesso modo, nel IV summit del Mar Caspio, che si è tenuto ad Astrakhan il 29 settembre 2014, e al quale hanno preso parte i Presidenti di Russia, Iran, Kazakistan, Azerbaigian e Turkmenistan, Putin ha invitato «il quintetto del Caspio» a unire le forze nella lotta contro il terrorismo, l’estremismo e il traffico di droga, che proprio attraverso questa regione trovano la loro via di diffusione dall’Afghanistan, e a tenere nel 2016 manovre congiunte su larga scala dei servizi per le emergenze.
Secondo il Servizio federale russo per il controllo della droga, metà dell’eroina che arriva in Europa viene fornita dallo Stato islamico. Inoltre, nei trent’anni di operazioni militari delle forze NATO in Afghanistan è emerso un ramificato conglomerato di gruppi armati anti-governativi, con oltre mezzo milione di combattenti. Questi gruppi sono molto più numerosi degli eserciti regolari di Paesi come la Gran Bretagna, la Francia, la Siria e l'Iraq.
Se tutto va bene, nel 2016 sarà convocato ad Istanbul il Grande e Santo Concilio Panortodosso, che vedrà la partecipazione di tutte le Chiese ortodosse locali. Tra i temi che saranno affrontati ci sono, in particolare, il problema dell’unità canonica in Ucraina, che rappresenta uno dei problemi del conflitto in corso in Ucraina, e il primato nella Chiesa universale.
Come sette secoli fa, quando San Pietro trasferì la sede metropolitana da Vladimir a Mosca, portando con sé l’icona della Madre di Dio da lui stesso scritta, e Mosca divenne la capitale del nuovo Stato, oggi la capitale della Russia si pone al centro della storia, al centro di un nuovo mondo, di un nuovo ordine mondiale, più inclusivo e risolutivo di fronte alle minacce dei conflitti regionali, del terrorismo, del narcotraffico, del fanatismo religioso, dello sciovinismo e del neonazismo.
Perché la storia rende sempre giustizia. Specie se uno di questi conflitti regionali ha luogo proprio nella terra dove è nato San Pietro, l'Ucraina, e rischia di allargarsi e coinvolgere le grandi potenze. Ma la vera novità viene proprio dalla storia, dalla sua spinta propulsiva, dal suo percorso inarrestabile verso il multipolarismo.
Già, la storia non si è fermata, ma ha creato questa nuova opportunità, che per Washington costituisce una minaccia alla sua egemonia.
Così, mentre gli USA continuano a minacciare la Russia al fine di rimanere aggrappata al titolo di «unica superpotenza del mondo», pur vivendo un periodo di relativo declino, e ad affrontare con un faccia a faccia la Cina, la città di Mosca, la «città madre» del nuovo mondo, si apre al multipolarismo e lo sostiene sulla base della sua condizione multietnica e multiculturale e del suo inarrestabile percorso storico, tracciato da grandi figure di santi.
Nonostante l'odioso ricatto delle sanzioni.



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Fernanda Santobuono
Icona della Madre di Dio di San Pietro (1306)
Agosto '17