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Agosto '17

Giornate del libro ortodosso a Parigi. Conferenza del metropolita Hilarion di Volokolamsk


Il 17 febbraio 2012 a Parigi, durante la solenne cerimonia di apertura delle Giornate del libro ortodosso, il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion di Volokolamsk, ha presentato una relazione in francese, in cui ha evidenziato le principali caratteristiche della fede e della liturgia della Chiesa ortodossa.
L’evento si è svolto con il patrocinio dell’Assemblea dei vescovi ortodossi di Francia (Apef) ed è stato riportato dal portale internet Orthodoxie.com, con il sostegno della casa editrice “Cerf”, del settimanale La Vie e delle librerie La Procure. La cerimonia di apertura si è svolta nella sede dell’Agenzia assicurativa La mutuelle Saint-Christophe.
All’inaugurazione hanno partecipato i vescovi dell’Apef, i rappresentanti del clero delle Chiese ortodosse locali, il consigliere per la cultura dell’Ambascita russa
nella Repubblica francese IV Solov’ëv, il pubblico e l’elite intellettuale di Francia, nonché editori, professori e studenti dell’Istituto ortodosso San Sergio e del Seminario teologico ortodosso russo di Parigi.
I lavori sono stati introdotti dal metropolita di Gallia Emmanuel, in qualità di presidente dell’Apef, il quale ha sottolineato che i libri occupano un posto speciale nella vita della Chiesa: “La rivelazione divina è contenuta nel Libro dei libri di tutti i cristiani - La Bibbia. La Tradizione della Chiesa si basa sul lavoro della letteratura cristiana, in particolare, sulle opere dei Santi Padri, che dall’esperienza della loro fede hanno risposto alla realtà del mondo che li circonda”. Il gerarca ha anche detto di essere legato al metropolita Hilarion “non solo da lunga amicizia, ma anche da una consolidata collaborazione nel campo delle inter-relazioni”.

L’Eucaristia si trascina come un eterno mezzogiorno
Ognuno prende il Sacramento, esegue e canta,
In vista di tutti il vaso sacro
Versa con inesauribile gioia.

Osip Mandelstam


Saluto cordialmente tutti i presenti all’odierna apertura delle Giornate del libro ortodosso. Questo è il primo evento nel suo genere, che si tiene grazie agli sforzi degli editori “Cerf”, che facendo molto per l’Ortodossia, per la sua cultura e spiritualità, l’hanno resa disponibile al pubblico francese.
Oggi, quando si parla di cristianesimo, sia che riguardi gli ortodossi, i cattolici o i protestanti, ci si riduce a parlare dei cristiani. “La modernità è troppo assorbita dalla persona umana” per giudicare la fede cristiana che predica la verità, secondo i suoi insegnamenti e precetti. Di conseguenza, la dottrina della Chiesa di Cristo non è divulgata pienamente nella vita dei cristiani. Questo accade perché nei cuori e nelle menti di molti credenti non c’è Cristo, non c’è la vita di Lui e con Lui (che è, in realtà, la verità della Chiesa), ma qualcos’altro, rispetto alla Chiesa: l’identità nazionale, una varietà di tradizioni storiche, folcloristiche, socio-culturali e le tradizioni della Chiesa, ecc.
Tali tradizioni, e in particolare quelle caratteristiche del cristianesimo, cominciarono ad apparire quasi subito, molto prima della triste divisione nel 1054 tra la Chiesa Orientale e Occidentale. Nella Chiesa primitiva non vi era alcuna unità amministrativa tra le Chiese locali: non vi era alcuna autorità centrale che potesse regolare le differenze che apparivano. Naturalmente, le caratteristiche di ciascuna Chiesa hanno impedito l’uniformità nelle forme di culto, e altri aspetti della vita della chiesa, ma in realtà non hanno condizionato la verità, non si sono allontanate da essa e non hanno costituito un ostacolo per la sua conservazione. Queste tradizioni, senza dubbio in gran parte belle e persino necessarie, se si trasformano in qualcosa di autosufficiente, in una ideologia, si allontanano dalla vita del cristianesimo, diventano un museo etnografico.
Le tradizioni devono aiutare le persone a vivere in Cristo e con Cristo “qui e ora”.
E se non ci conducono alla verità, proprio nel nostro tempo e nella vita sociale, al Vangelo della vita, allora si verifica un enorme divario tra gli insegnamenti della Chiesa e l’esistenza quotidiana dei cristiani. E questo è il problema più importante della Chiesa di oggi.
Il modo per risolvere questo problema è innanzitutto capire che cos’è il cristianesimo non solo dal di fuori, con l’esempio della vita di altri cristiani, ma anche dall’interno, con l’esempio della propria vita. Per prima cosa è necessario conoscere l’Ortodossia, e molto altro per conoscere l’Ortodossia. Ad esempio, oggi vi presento la traduzione francese del mio libro “Ortodossia”, dedicato alla storia della dottrina e della liturgia della Chiesa ortodossa in tutta la sua diversità.
L’idea principale di questo libro è quella di mostrare il cristianesimo ortodosso come un sistema unico, teologico, liturgico e ideologico, in cui le domande fondamentali della vita hanno trovato la loro risposta. In questo sistema, tutti gli elementi sono interconnessi: la teologia si basa sull’esperienza liturgica e dalla teologia derivano le caratteristiche principali dell’arte sacra, tra cui l’icona, il canto, l’architettura del tempio. Il culto e la teologia incidono sulle pratiche ascetiche, la pietà personale di ogni singolo cristiano. Essi influenzano la formazione degli insegnamenti morali e sociali della Chiesa, la sua posizione in relazione alle altre confessioni cristiane, alle altre religioni, al mondo laico.
Che cos’è l’Ortodossia, e quali sono le sue caratteristiche principali?
L’Ortodossia è una confessione tradizionale e persino conservatrice (un termine che usiamo in modo positivo per sottolineare l’atteggiamento attento alla Tradizione della Chiesa ortodossa). Un giorno al Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Alessio I (1944-1970) è stato chiesto di dare la definizione più concisa dell’ Ortodossia. Ha risposto senza imbarazzo: “L’Ortodossia è la liturgia”. Non importa quanto ridotta possa sembrare questa definizione, ma permette veramente di cogliere l’essenza stessa della visione del mondo ortodosso, di abbracciare la fede, la vita di questa fede e la preghiera.
Secondo la “Storia di anni passati”, i nostri antenati hanno scelto la fede ortodossa perché colpiti dalla bellezza ultraterrena del culto ortodosso. Tornati a Kiev, gli ambasciatori hanno parlato al principe russo Vladimir della Divina Liturgia, alla quale avevano partecipato a Costantinopoli: “Ci hanno portato dove servivano il loro Dio, e non sapevamo se eravamo in cielo o sulla terra tanto era bella e sublime la liturgia - sappiamo solo che Dio abita lì con loro... Non possiamo dimenticare la sua bellezza”.
Durante il periodo della dominazione atea in Russia, quando ogni predicazione pubblica della fede o la catechesi erano impossibili, per molti dei nostri connazionali l’accesso al tesoro spirituale della Chiesa ortodossa era rappresentato ancora una volta dalla liturgia. In questo momento tragico per la nostra Chiesa il servizio liturgico è stato quindi l’unica forma possibile di missione.
E l’Occidente conosce l’Ortodossia, di regola, attraverso la liturgia. Il proto presbitero Ioann Meyendorff ha scritto: “Molte persone… in Occidente… cominciano a capire che la tradizione liturgica ortodossa non è solo dell’Oriente cristiano, ma anche dell’antico Occidente cristiano.
Nel culto ortodosso c’è un legame con la fede apostolica dei primi secoli del cristianesimo, con l’esperienza del Regno di Dio che viene. Ecco perché nella liturgia ortodossa devono essere conservati i legami con il passato, come testimonianza vivente della fede.Ciò richiede una buona conoscenza della sua storia, l’esperienza teologica e spirituale, che nella preghiera costituiscono il cuore della Chiesa, in cui la vita passata, presente e futuro si fondono nel Corpo di Cristo”.
Quindi, la preghiera (adorazione) è al centro dell’attenzione degli ortodossi. Non è un caso che il cristianesimo orientale nel suo stesso nome contiene un riferimento ad essa - non “ortodossia” né “pravomyslie”, ma “pravoslavije” – più correttamente “slavlenie” o glorificazione di Dio. In tutta la storia del cristianesimo ortodosso la fede è inseparabile dalla preghiera e dall’adorazione, il culto esprime la fede della Chiesa. Basti ricordare che il “Credo” viene letto in chiesa durante la Divina Liturgia da tutta l’assemblea prima della parte più importante di essa - il canone eucaristico. Questa inseparabilità della lex orandi dalla lex credendi (regola di preghiera dalla regola di fede), era conosciuta nel monachesimo antico. Uno dei Padri orientali della Chiesa cristiana, abbà Evagrio scrive: “Il teologo è colui che sa pregare, e che ha imparato a pregare”. Qui sta il segreto della vitalità del cristianesimo ortodosso.
Gli studiosi a volte rimproverano l’Ortodossia nel senso che è estremamente debole, limitata, non sufficientemente attiva, e solo parzialmente realizzata nel mondo. Tuttavia, gli stessi ortodossi, pur concordando con le osservazioni, affermano che sono superficiali e fanno delle conclusioni opposte.
Ad esempio, l’archimandrita Lev (Gillet) scrive: “Oh, strano che la Chiesa ortodossa, così povera e così debole ... miracolosamente è passata attraverso tutte le vicissitudini e difficoltà; al contrario la Chiesa, così tradizionale è al contempo libera, così arcaica è tuttavia viva, così rituale, eppure è così profondamente personale e mistica; questa è la Chiesa che ha conservato il tesoro inestimabile della fede... questa è la Chiesa che come spesso si dice, non è in grado di agire, ma che, tuttavia, come nessun altro, sa cantare la gioia pasquale!”.
Gli ha fatto eco il teologo russo VN Lossky, emigrato: “Davvero molti riconoscono il Figlio di Dio nell’” uomo dei dolori”? È necessario avere occhi per vedere, e sentimenti puri per rispondere allo Spirito Santo, conoscere la sua pienezza, dove l’occhio esterno non arriva o non vede... Per essere in grado di riconoscere una vittoria dietro l’apparente sconfitta, la potenza di Dio, resa perfetta nella debolezza, la vera Chiesa nella realtà storica deve testimoniare secondo le parole dell’apostolo Paolo che “noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere tutto ciò che Dio ci ha donato” (1 Cor 2, 12).
Il filosofo russo NA Berdjaev spiega che l’Ortodossia “non è una forma normativa minore del cristianesimo (nel senso di logica giuridica-razionale e di morale giuridica)”, ma la sua essenza è l’attività interna spirituale: “L’intimità e la spiritualità dell’Ortodossia sono stati spesso la fonte
della sua debolezza esterna... la vita spirituale e i suoi tesori sono intimi e invisibili”. Il teologo moderno, il metropolita Kallistos (Ware) aggiunge a questo proposito, dalla sua esperienza personale di conversione all’Ortodossia, che “noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne” (2 Cor 4, 18) - nella loro essenziale unità e integrità alla Tradizione dottrinale, liturgica e spirituale”.
L’Ortodossia non è innanzitutto una dottrina, non è un’organizzazione esterna, non è una forma esteriore di comportamento, ma la vita spirituale, un’esperienza spirituale e un cammino spirituale, che si fonda sulla preghiera. Non si può imparare e capire dai trattati teologici, ma viene percepita nella vita della Chiesa, nel culto, e meno spesso si manifesta nei concetti. Questa è la ragione principale per cui è difficile giudicare dal di fuori l’Ortodossia. Questa continuità di fede e di culto implica un giusto senso della Chiesa, l’esperienza autentica della Chiesa.E il sentiero della comprensione attraverso la liturgia ortodossa è il più intimo e affidabile, perché il cuore dell’Ortodossia è nel culto. “ Benedici, anima mia, l’Eterno; e tutto quello che è in me benedica il nome suo santo” (Salmo 102,1) e “ogni respiro lodi il Signore!” (Ps.150, 6) - questi due pensieri del salmista sono incarnati nella Chiesa ortodossa nella forma più completa.
Il discepolo dell’apostolo ed evangelista Giovanni il Teologo, il terzo vescovo di Antiochia, il martire Ignazio di Antiochia sottolinea che la Chiesa diventa se stessa quando celebra il sacramento della Cena del Signore “finché Egli venga” (1 Cor 11, 26), perché la Chiesa è in primo luogo
il corpo eucaristico.
L’Eucaristia è una forma di teologia e rappresenta la forma più alta di teologia. È nell’Eucaristia che la teologia si anima e diventa quello che dovrebbe essere: il mistero della preghiera, il mistero della comunione, della lode e del ringraziamento.
L’Eucaristia è un dono assoluto di Dio all’uomo, che non si può paragonare a qualsiasi altro dono. Nell’Eucaristia, il cristiano riceve il Corpo e il Sangue di Cristo, il Figlio di Dio ha preso su di sé i peccati del mondo, è morto per l’umanità, è risorto il terzo giorno per dare la possibilità ad ogni credente di raggiungere la deificazione per grazia, e di unirsi con il suo Creatore e Salvatore. E l’unica vera risposta a questo dono divino, la risposta che Dio attende da noi, è il rendimento di grazie, che è insito nell’Eucaristia.
Il ringraziamento deriva dalla consapevolezza della propria povertà spirituale, quando una persona si rende conto che tutto intorno a lei è creazione di Dio, che nessuna persona può arrogarsi di impossessarsi nemmeno di una piccola parte di questo mondo, perché tutto è creato solo da Dio. Solo in questo modo - realizzando la povertà spirituale - la persona può vedere il mondo come dono di Dio e ringraziare il Creatore. Solo attraverso il ringraziamento entriamo in un vero dialogo con il mondo creato e con Dio stesso.
Questo è il motivo per cui il sacramento dell’Eucaristia è la forma più alta di teologia. Nato come forma di rendimento di grazie ed espressione di verità teologiche - è un inno di lode. È significativo che tre persone eminenti sono stati chiamati dalla Chiesa teologi - San Giovanni il Teologo, San Gregorio il Teologo e San Simeone il Nuovo Teologo - che hanno definito la teologia con parole sublimi e inni. Ad esempio, San Simeone il Nuovo Teologo nei suoi “Inni” esclama, ammirando la grandezza del sacramento: “Attraverso il sacramento della Tua carne, la natura umana, Tu l’hai resa divina con la tua grazia”. Così, parafrasando le parole di Sua Santità il Patriarca Alessio I, possiamo dire che l’Ortodossia è l’Eucaristia.
È, soprattutto, eucaristica. Insegna ai cristiani e li forma, non tanto con i sermoni e le norme morali di comportamento, ma con l’azione liturgica, che fornisce un ‘immagine inversa, di trasformazione della vita.
“Il mistero della liturgia ortodossa con la sua grandezza e bellezza parla direttamente alla mente delle persone, al sentimento e all’immaginazione dei presenti”, - afferma l’arciprete Sergej Bulgakov. In questo modo, l’aspetto più importante della teologia è associato con l’Eucaristia, è l’umile accettazione del dono e il ringraziamento per il dono: è lode e inno. Non è esagerato dire che il patrimonio innografico della Chiesa è essenzialmente una teologia.
Solo da questa comprensione dell’Ortodossia deriva una spiegazione di tutte le caratteristiche e le tradizioni che la distinguono dalle altre Chiese cristiane. Possiamo citare solo alcune di esse.
In primo luogo, l’aspetto esteriore, il rituale del culto. Si è evoluto gradualmente, storicamente. Il monachesimo è stato il mentore dell’Ortodossia storica. Negli antichi monasteri d’Egitto, Palestina, Siria, Costantinopoli, è stata formata l’intera struttura della vita spirituale ortodossa.
Il “Typikon” o altrimenti - il Libro Liturgico, è infatti non solo la carta dei servizi, ma lo statuto della vita monastica. Esso pone per così dire sullo stesso piano i concetti: servizio, vita in Dio, vita monastica. Perché a prima vista, l’Ortodossia sembra differenziarsi dall’austerità monastica.
In secondo luogo, i dogmi dell’Ortodossia non sono stati oggetto di insegnamenti teologici di tipo scientifico. A seguito della comunicazione diretta con il Dio vivente nella preghiera, sono stati intesi anzitutto come fatti mistici. Il compito della teologia dogmatica ortodossa rimane invariato: avvicinarci alle grandi verità nascoste della fede, capirle e darci un sistema completo, coerente ed accurato della fede cristiana.
L’Ortodossia è estranea all’idea di “sviluppo del dogma”, non conosce la “legge dello sviluppo dogmatico”, ma allo stesso tempo considera l’interpretazione teologica e filosofica dei principi dell’Ortodossia più liberamente del cristianesimo occidentale.
“La vera teologia ortodossa è la teologia spirituale e sperimentale - scrive Nikolaj Berdjaev. - L’Ortodossia è aliena al razionalismo e alla giustificazione, a regole estranee”. Solo con l’esperienza attraverso la preghiera, l’Ortodossia offre a tutti la possibilità di capire l’acquisizione della grazia di Dio, che è l’azione di Dio nel mondo creato, vale a dire la presenza nel mondo dello Spirito Santo. Questa è un’altra caratteristica peculiare dell’ortodossia: nella maggior parte degli ortodossi la fede è rivelata dallo Spirito Santo. Si capisce l’essenza della vita come “l’acquisizione dello Spirito Santo”, come la trasfigurazione spirituale della creazione. Questo insegnamento di fede è stato descritto in dettaglio dal santo russo Serafino di Sarov.
Un’altra caratteristica della liturgia ortodossa è l’essere probabilmente più vicina al collettivismo che all’ individualismo. Nessuno vive in modo isolato, ma tutti vivono insieme nel corpo di Cristo, in un solo corpo spirituale. Allo stesso tempo, alla Chiesa ortodossa è estraneo l’autoritarismo, che spesso caratterizza le società non-ortodosse. La Chiesa ortodossa è un’unità piena di grazia, di amore e di libertà, in quanto ogni autoritarismo crea un divario tra il gruppo religioso e l’identità religiosa, tra la Chiesa e i suoi membri. “Questa comprensione ortodossa della Chiesa - scrive il protopresbitero Giovanni Meyendorff, - è mantenuta non solo attraverso la successione apostolica dei vescovi, ma anche da tutto il popolo di Dio. La cattolicità della Chiesa si esprime non solo nei Concili - ecumenico e locale - ma anche nella loro adozione e assimilazione da parte di tutto il popolo di Dio”. L’infallibilità è stata riconosciuta solo per la Chiesa tutta, per tutta la sua storia, e il proprietario e custode di tale autorità è tutta la Chiesa, tutte le persone della Chiesa. I Concili ecumenici hanno goduto di una indiscussa autorità, non perché erano conformi a ragioni giuridiche esterne di legalità, ma perché il popolo della Chiesa, tutta la Chiesa ha riconosciuto la loro ecumenicità e autenticità. Lo stesso si può dire del culto ortodosso: non è opera solo del clero, ma viene creato e nutrito dalla pietà della comunità. Ad esempio, l’Eucaristia si basa sul principio della correlazione, cioè, di dipendenza dai rispettivi ministeri del celebrante e del popolo. Più precisamente questa relazione può essere definita come concelebrazione. Tutti i monumenti paleocristiani testimoniano che l’“incontro” è sempre stato il primo e fondamentale atto dell’Eucaristia. Questo è indicato anche dal nome di chi eseguiva nell’antica liturgia l’Eucaristia - il Primate. La sua prima funzione è quella di presiedere la comunità, ossia, di essere “primate dei fratelli”. L’incontro, quindi, è il primo atto liturgico dell’Eucaristia, la sua base fondativa.
Così, la Chiesa ortodossa non vede nella Chiesa nessuna organizzazione o istituzione, nessuna società di credenti o ente religioso e spirituale, ma il corpo mistico di Cristo.
Un’altra caratteristica dell’ortodossia è l’escatologia, e il suo desiderio di divinizzazione dell’uomo e di tutta la creazione. La prima caratteristica può essere spiegata dal fatto che l’Eucaristia è il centro di tutta la vita della Chiesa e dei servizi, e dà quindi un significato all’azione eucaristica della Chiesa e della cultura in generale. L’adorazione è inseparabile dalla vita passata, presente e futura (escatologica) della comunità ecclesiale, “nel tempo presente la vita della Chiesa ci lega tutti , “fin dal principio” Dio ci nutre e sperimentiamo la gioia e la vittoria, che sin dall’inizio è stata promessa agli eletti, ma che è anche possibile qui ed ora”- ha detto il protopresbitero Meyendorff.
Un’altra caratteristica - la deificazione - è l’obiettivo principale dell’Eucaristia, che si riflette chiaramente in tutta la patristica orientale. I Padri orientali parlano di trasformazione e illuminazione di tutte le creature, e non il loro giudizio e giustificazione. La vera incarnazione di Dio è stata completata nella Sua resurrezione, così l’ortodossia è attratta dal mistero della Resurrezione come l’obiettivo finale del cristianesimo: “Io vi dico un mistero: “non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati” (1 Cor 15,51). Il risultato è che la celebrazione centrale nella vita della Chiesa Ortodossa è la festa della Pasqua. Nell’Ortodossia è molto più importante la liturgia della Pasqua che nel cristianesimo occidentale, dove la festa principale dell’anno è il Natale.
Il pensiero ortodosso non è mai stato oppresso dall’idea della giustizia divina, non dimentica mai l’idea dell’amore divino, perché è sempre la grazia di Dio a prevalere sulla legge. Alcuni maestri orientali della Chiesa hanno creduto nella possibilità dell’apocatastasi - della salvezza universale e della resurrezione (che è un’opportunità piuttosto che una necessità obbligatoria).
Non è un caso che l’interesse per questa idea fu ripresa nel pensiero religioso ortodosso del XX secolo (Bulgakov, Berdjaev, Lossky), perché la divinizzazione (o salvezza) nell’Ortodossia viene intesa non in maniera individuale ma conciliare, insieme con il mondo.
Il protopresbitero Sergej Bulgakov, una volta ha sottolineato che “a ciascuno ramo storico del cristianesimo ecumenico è dato un dono speciale, che lo contraddistingue: al cattolicesimo - il dono dell’autorità e dell’ organizzazione, al protestantesimo - il dono dell’onestà etica e intellettuale, all’ortodossia - il dono di vedere la bellezza del mondo spirituale”. L’Ortodossia è rivolta al Regno di Dio: “Cercate prima il Regno di Dio e la Sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta” (Mt 6, 33). Il Regno di Dio non viene come conseguenza degli effetti dell’evoluzione storica, ma a seguito della misteriosa trasformazione del mondo. Non l’evoluzione, ma la trasformazione è la caratteristica dell’Ortodossia.
C’è una parabola nell’antico Paterikon: “Un fratello interrogò un anziano: “Cosa dovrei fare di buono per vivere con lui?”. Abbà rispose: “Ecco, ci sono alcuni esempi: Abramo era ospitale - e Dio era con lui; Elia ha amato il silenzio - e Dio era con lui; Davide era mite - e Dio era con lui. Così, guarda: ciò che Dio vuole per la tua anima, è fare attenzione al tuo cuore”. Le vie della fede cristiana sono diverse, ma una sola conduce a Dio.



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