11/10/2020
Siria - Venti petroliere Usa lasciano il Paese


Damasco, 11 ottobre 2020 – Alla fine del 2019 Donald Trump ha ammesso apertamente che Washington aveva «lasciato le truppe» in Siria «solo per il petrolio». Damasco ha condannato il Presidente statunitense per aver saccheggiato le risorse del Paese, ma il presidente Bashar Assad ne ha comunque elogiato l'estrema sincerità.
Un convoglio di 20 petroliere cariche di petrolio pompato dai pozzi nella regione di al-Jazeera, occupata dagli Stati Uniti, ha lasciato sabato notte la provincia di Hasakah dirigendosi verso il valico di confine illegale di al-Walid tra Siria e Iraq, hanno riferito fonti locali alla Syrian Arab News Agency.
Le fonti della Sana non hanno fornito ulteriori informazioni sulla composizione del convoglio né se includesse o meno scorte militari.
Alla fine di settembre l'agenzia di stampa ha riferito che un altro convoglio composto da 35 autocisterne era sgattaiolato attraverso il confine, con ulteriori episodi di contrabbando segnalati la scorsa estate.
Alla fine dell'anno scorso, l'intelligence militare russa ha pubblicato un rapporto sulle attività di contrabbando di petrolio degli Stati Uniti in Siria, rivelando che il Pentagono, gli appaltatori privati, la CIA e le milizie curde spedivano ogni mese fino a 30 milioni di dollari di oro nero fuori dal Paese dilaniato dalla guerra.
Per restare in tema, domenica la Sana ha riferito che le forze statunitensi avevano spostato un convoglio di 30 veicoli in Siria dall'Iraq, sempre attraverso il valico di al-Walid, per puntellare le loro basi nella regione di Hasakah. Si dice che il convoglio annoverasse camion frigo, autocisterne e più Hummer, con aerei a fornire copertura durante il suo viaggio verso la città di Qamishli. Circa 55 veicoli, tra cui 13 unità militari, erano stati schierati nella città una settimana prima.

Sempre domenica, sono emerse notizie secondo cui un membro della milizia delle SDF (Syrian Democratic Forces) sarebbe stato ucciso e molti altri sono rimasti feriti nel corso di attacchi con armi da fuoco e bombe alle loro posizioni nelle campagne di Hasakah e Deir ez-Zor da parte di militanti non identificati. Secondo quanto riferito, due giorni prima quattro soldati delle stesse SDF sono stati uccisi e molti altri feriti dopo che un ordigno esplosivo improvvisato era esploso vicino ai loro veicoli militari. È noto che le SDF stanno combattendo una coalizione di militanti sostenuti dalla Turchia e resti di Daesh (Isis)* nelle aree sotto il loro controllo. Allo stesso tempo, il gruppo e i suoi alleati statunitensi hanno ripetutamente affrontato civili siriani che protestavano contro la loro occupazione e presunti maltrattamenti.
La stragrande maggioranza delle risorse petrolifere siriane sono concentrate nelle province nord-orientali del paese di Hasakah e Deir ez-Zor. Prima dell'inizio della sua guerra civile nel 2011, che ha avuto molte ingerenze dall'estero, il Paese era in grado di utilizzare le sue risorse petrolifere, modeste rispetto ad altre nazioni regionali, per dotarsi di autosufficienza energetica e per generare circa il 20% delle entrate dello Stato. Damasco stima che avrà bisogno dell'equivalente di una cifra tra 200 e 400 miliardi di dollari per la ricostruzione post-bellica. Tuttavia tali sforzi sono finora ostacolati dalla continua presenza delle forze statunitensi, dei loro alleati curdi e delle milizie sostenute dalla Turchia nella regione, oltre al regolare furto di risorse siriane.
Ad agosto, Damasco ha denunciato la firma di un accordo petrolifero con le SDF da parte di una compagnia energetica statunitense, definendolo un atto di «aggressione» contro la sovranità siriana, suggerendo inoltre che il suo obiettivo principale fosse «ostacolare gli sforzi dello Stato volti alla ricostruzione di ciò che è stato distrutto dal terrorismo sostenuto principalmente dalla stessa amministrazione statunitense».

*Un gruppo terroristico messo fuori legge in Russia e in molti altri Paesi.

(Fonte: it.sputniknews.com)


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Petroliere in Siria. © AP Photo / Hussein Malla. Da: it.sputniknews.com.
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