11/08/2019
Russia - Nuova frontiera dei trapianti


Mosca, 11 agosto 2019 - Il numero di patologie di cui sta soffrendo l’uomo negli ultimi anni cresce a vista d’occhio. A una velocità simile cresce anche il numero di cure anche se alcune di esse possono scioccare. Una di queste cure insolite è il trapianto di feci. Di cosa si tratta? Metodo innovativo o ennesima follia? Sputnik ha cercato di rispondere a questa domanda.
«Per la prima volta il trapianto di feci venne effettuato già nel IV secolo a.C. in Cina», spiega a Sputnik Mundo Evgeniya Shrayner, gastroenterologa del Centro di nuove tecnologie mediche presso Novosibirsk, dove è stato effettuato il primo trapianto di feci in Russia.
I cinesi praticavano questa operazione in vari modi: facevano clisteri, facevano ingerire feci essiccate o fresche, spiega la dottoressa. Così, nella Cina antica curavano diverse tipologie di disturbi della digestione.
Nella storia moderna il primo trapianto fecale venne effettuato nel 1955 negli Usa e già a partire dagli anni ’80 si cominciò ad implementare questa pratica per curare la diarrea provocata da infezione da Clostidrium difficile. Stando a quanto afferma la dottoressa Shrayner, questa pratica si diffuse negli Usa soprattutto perché il Clostidrium difficile (l’agente scatenante di una grave patologia infettiva dell’intestino tenue) si manifestò in quella regione molto prima che in altri Paesi.
«In America Latina la trasfusione fecale arrivò nel 2012», spiega a Sputnik Mundo Ricardo Espinoza, infettivologo presso la clinica cilena Las Condes, una delle cliniche latinoamericane dove si pratica questa procedura. In Cile la procedura è stata effettuata per la prima volta nel 2014. La pratica della trasfusione fecale è diffusa anche in Brasile, Argentina e Colombia.
«Chiaramente quello che facciamo suscita sempre perplessità. Per qualche ragione tutti cominciano a pensare che inseriamo nell’ano di un soggetto le feci di un altro soggetto. In realtà, le cose vanno in un altro modo», spiega la dottoressa Srayner.
In realtà, nella sostanza che viene trapiantata nel paziente di fatto non rimane più nulla di quello che noi intendiamo per feci. La procedura viene effettuata come segue: le feci di un donatore sano vengono diluite in una soluzione salina e fatte poi passare attraverso un filtro. Ciò che chiamano feci viene bloccato dal filtro e ciò che passa è solo liquido. Questo liquido è il microbiota, ovvero un insieme di vari microorganismi che serve per il trapianto.
La trasfusione può avvenire in vari modi:

• Tramite clistere
• Con una colonscopia
• Tramite un sondino naso-gastrico
• Con una capsula

Queste metodologie possono variare a seconda del Paese e delle particolarità del paziente.
La trasfusione di feci, chiamata dai medici Batterioterapia fecale, è utilizzata principalmente per curare l’infezione da Clostridium difficile in particolare in presenza di recidive o qualora le tradizionali cure con antibiotici non siano efficaci.
«I risultati dati dall’impiego di questa pratica sono impressionanti: la trasfusione è efficace nel 90% dei casi. E su quei pazienti per i quali la trasfusione non ha avuto effetto la prima volta è possibile ripeterla. Di norma, la seconda trasfusione ha successo», spiega il dottor Espinoza.
Presso il Centro di nuove tecnologie mediche dell’Istituto di biochimica e medicina del Distaccamento Siberiano dell’Accademia Russa delle Scienze a Novosibirsk sono 140 i soggetti ad essersi sottoposti a trasfusione fecale. Inoltre, questa cura viene praticata anche a Mosca e San Pietroburgo.
«Al momento la trasfusione fecale è piuttosto diffusa e molte cliniche russe sia pubbliche sia private sono interessate a farla diventare pratica sanitaria comune dal momento che fra i pazienti ce n’è un grande bisogno», spiega Vitaly Morozov, professore dell’Istituto di biochimica e medicina del Distaccamento Siberiano dell’Accademia Russa delle Scienze a Novosibirsk.
Stando alle parole della dottoressa Srayner, sebbene i più siano scettici circa la trasfusione fecale, i soggetti che hanno avuto un’infezione da Clostridium difficile (i quali sono costretti a defecare tra le 8 e le 10 volte al giorno e sui quali le cure tradizionali con gli antibiotici non hanno effetto) accolgono con benevolenza questa pratica.
Oltre che per la cura della diarrea provocata da infezione da Clostridium difficile, dall’inizio degli anni 2000 si è cominciato a impiegare il microbiota anche per la cura sperimentale di altre patologie.
“Tutto cominciò con sperimentazioni sugli animali. Venne fatto un esperimento su due gruppi di cavie. Venivano nutriti allo stesso modo, ma a un gruppo venne effettuata una trasfusione fecale di cavie per natura più in carne e all’altro un trapianto di feci di cavie per natura più magre. I due gruppi mangiarono cibo in quantità e tipologia uguali. Solo chi aveva ingerito feci di cavie più magre dimagrì, mentre gli altri ingrassarono. Chiaramente gli scienziati si meravigliarono del risultato», racconta la dottoressa.
Non è stato possibile evidenziare un determinato microbiota in grado di curare al 100% l’obesità. Tuttavia, al momento continuano le ricerche volte alla cura di patologie cardiovascolari, autismo, patologie infiammatorie croniche dell’intestino e di allergie tramite trasfusione fecale.
Sebbene gli effetti collaterali della terapia siano di fatto prossimi all’effetto placebo, esistono comunque determinati rischi legati alla trasfusione fecale. Come spiega la Srayner, durante la pratica nell’organismo del paziente invece di «batteri utili» finisce un insieme di microorganismi: virus, funghi, batteriofagi, ecc. Questo dà sì un effetto clinico, ma è impossibile prevedere con assoluta certezza come si comporterà il microbiota. Ad oggi sono circa 1200 i batteri studiati dalla comunità medica ma nell’intestino dell’uomo ne vivono circa 50 trilioni.
Non è tutto oro ciò che luccica: infatti, quest’anno un paziente negli Usa è morto in seguito a una trasfusione fecale. Il suo sistema immunitario indebolito non è riuscito ad affrontare i batteri resistenti agli antibiotici che aveva ricevuto con la nuova microflora.
Questo acuisce ancor di più la questione della selezione dei donatori per il trapianto.
In Russia i donatori di feci sono soggetti tra i 18 e i 25 anni con un buon patrimonio genetico, analisi perfette, senza piercing, tatuaggi o frequenti partner sessuali e che non accusano dolori.
Il reperimento di nuovi donatori è operazione molto costosa. Per questo, in molti Paesi vengono create banche apposite in cui vengono conservate le feci dei donatori. Queste banche esistono, ad esempio, negli Usa e in Olanda. L’anno scorso una di queste banche è stata aperta in Spagna.
In alcuni Paesi i donatori vengono pagati.
«In Russia i donatori vengono pagati perché si tratta di un processo complicato. È possibile donare feci solo in clinica. Vengono accettate solo feci calde. Le feci devono essere le migliori possibili secondo la Scala delle feci di Bristol: accettiamo solamente feci di tipo 3, 4 o 5», precisa la Srayner.
Trovare un soggetto che soddisfi tutti i criteri necessari per la donazione di feci al giorno d’oggi è piuttosto difficile e spingerlo a diventare donatore di feci è una missione altrettanto complessa. Probabilmente a breve la vocazione di «diventare donatore di feci» sarà tanto stringente quanto quella di diventare donatore di sangue.

(Fonte: it.sputniknews.com)


<<Torna Indietro

© Sputnik. Varvara Gert'e.
Agosto '17


Costi abbonamento

Abb. annuale € 30,00
Abb. benemerito € 50,00



Da versare su c/c postale n° 91231985
IBAN IT 11 E 07601 15500 0000912385
intestato a Eleousa di Fernanda Santobuono