08/07/2019
Russia - Il patto tra Stalin e Hitler


Mosca, 8 luglio 2019 - Cade il segreto sul Patto Molotov-Ribbentrop. Pubblicati per la prima volta gli originali sovietici del Patto di Non Aggressione tra Urss e Germania nazista e del protocollo segreto aggiuntivo.
Una notizia attesa da tutti gli storici, che prima avevano accesso soltanto agli originali in lingua tedesca del patto, ed un’occasione per ripercorrere i momenti cruciali che hanno portato allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Il patto di non aggressione fu per Mosca un passo necessario, reso tale dall’impasse dimostrata da Francia e Gran Bretagna nei negoziati per creare una coalizione antihitleriana. In questo modo l’Urss ebbe due anni di tempo per prepararsi all’inevitabile aggressione nazista, sancita il 22 giugno 1941 dall’inizio dell’Operazione Barbarossa.
Sputnik intervista Sergej Ivanov, figura di spicco della politica russa degli ultimi 20 anni. Ministro della Difesa e capo dell’Amministrazione presidenziale, ma prima ancora, ufficiale del temuto Kgb, quella di Ivanov è una lettura lucida e pragmatica dei negoziati di 80 anni fa, tutt’ora al centro di discussioni tra gli storici e periodicamente tirati in ballo dai politici di alcuni Paesi.

Dopo l’arrivo al potere di Hitler i rapporti tra Urss e Germania subirono un brusco raffreddamento. Quando, perché e su iniziativa di chi cominciarono a mutare?

Negli anni ’30 l’Urss aveva una rigida posizione antinazista, ovverosia antitedesca. I rapporti con la Germania cominciarono a cambiare solamente in seguito all’Accordo di Monaco. Dunque, l’iniziativa fu di Berlino che inizialmente voleva sondare le posizioni dell’Urss. Tuttavia, i dirigenti sovietici, intenzionati a creare una coalizione con Gran Bretagna e Francia, si dimostrarono cauti e non si affrettarono ad accettare le proposte tedesche.
Come riconoscono storici autorevoli anche occidentali, fino a metà agosto del 1939, ovvero fino al fallimento dei negoziati trilaterali, Stalin mirava alla creazione di una coalizione antihitleriana formata da Urss, Francia e Gran Bretagna. L’Unione Sovietica capiva bene che la politica estera del Terzo Reich era strettamente legata con i deliri nazisti dello «spazio vitale» da trovare non da qualche parte in Africa, ma ad Est, o, come diceva Hitler, in terra slava. Per questo, il nostro nemico principale era Berlino.
Ma cosa dovette fare Stalin visto il fallimento dei negoziati con inglesi e francesi e alla vigilia dell’invasione nazista della Polonia? Data la situazione e considerata anche la battaglia di Khalkhin Gol ancora in corso, dovette per prima cosa pensare alla sicurezza del Paese. Fu necessario ritardare l’inizio della guerra con la Germania. E perché l’Urss avrebbe dovuto entrare per prima in guerra con la Germania di Hitler nonostante la Polonia avesse dichiarato che avrebbe inviato a morte i propri soldati per salvare il proprio Paese mentre Gran Bretagna e Francia non volevano combattere?

Perché fallirono i negoziati tra Gran Bretagna, Francia e Urss a Mosca nell’estate del 1939? Non di rado di sente dire che i dirigenti sovietici mandarono intenzionalmente all’aria la firma dell’accordo con Gran Bretagna e Francia e che non fecero altro che simulare il processo negoziale per spingere Hitler ad accordarsi con l’Urss.

Tali accuse si sono sentite in passato e continuano a riecheggiare molto spesso anche oggi. Ma vale la pena conoscere più nel dettaglio come andarono questi negoziati perché diventi chiara la fallacità di queste accuse. Proviamo a spiegare: il 18 marzo il governo britannico chiese all’Unione Sovietica e ad altri Paesi quali fossero le loro posizioni nel caso in cui la Germania avesse attaccato la Romania. In risposta Mosca propose di indire una conferenza internazionale con la partecipazione dei Paesi dell’Europa orientale poiché non riteneva possibile discutere con la Gran Bretagna del destino di Romania o Polonia senza la presenza di rappresentanti di nazioni ben più interessate. Londra propose di firmare una dichiarazione congiunta, ma la Polonia si rifiutò! Ora, come si può firmare una dichiarazione a difesa della Polonia senza la Polonia? In quel momento nessuno poteva garantire che la Polonia non avrebbe ceduto alla pressione di Hitler e avrebbe accettato le richieste della Germania senza opporsi militarmente. In seguito a un tale sviluppo degli eventi la Polonia sarebbe diventata una sorta di vassallo, di partner minore della Germania. Allora la probabilità di un attacco congiunto all’Urss da parte degli eserciti nazista e polacco sarebbe stata molto elevata.
Va ricordato che, nel gennaio 1939 durante le trattative con Ribbentrop, Beck, il ministro tedesco degli Esteri, propose alla Germania in sostanza proprio questo. L’intelligence sovietica, come sappiamo oggi, informò il Cremlino del contenuto di queste trattative. Ma questa non è la cosa più importante. Il 31 marzo la Gran Bretagna propose alla Polonia garanzie unilaterali di indipendenza. Nuovamente senza consultarsi con l’Urss, ovvero alle sue spalle.
Tuttavia, Mosca il 17 aprile propose a Londra e Parigi di concludere un accordo trilaterale di aiuto reciproco. Ma l’ostacolo in fase di negoziati rimasero le posizioni del governo polacco e dei governi dei Paesi baltici. L’Urss non aveva con la Germania confini comuni. Come poteva l’Urss entrare in guerra con Hitler se sia la Polonia sia i Baltici dichiararono più volte in quel periodo che «non avrebbero permesso ad alcun soldato della Russia sovietica di entrare nei loro territori» se i sovietici si fossero rifiutati di discutere di eventuali garanzie circa la loro indipendenza e integrità territoriale. Le posizioni poco costruttive di queste nazioni e l’irrazionale antisovietismo dell’élite polacca resero privi di senso i negoziati e l’eventuale sottoscrizione di una convenzione militare volta alla creazione di una nuova Alleanza su modello di quella costituita durante la Prima guerra mondiale da Urss, Francia e Gran Bretagna. Tuttavia, il Cremlino provò fino alla fine a fare qualcosa: sappiamo che le missioni britannica e francese si recarono comunque a Mosca nell’agosto del 1939. E solamente quando durante i negoziati moscoviti si appurò che non sarebbe stato possibile firmare nient’altro se non una «dichiarazione di intenti» né ottenere il consenso polacco agli aiuti sovietici, il Cremlino scelse di prendere contatti con Berlino.

Si discusse nell’entourage di Stalin della strategia dell’Urss nei confronti della Germania? I dirigenti sovietici erano concordi circa la necessità di firmare un trattato di non aggressione?

Al tempo tali questioni erano affrontate da un ristretto gruppo di dirigenti. Oltre a Stalin di esso facevano parte Vyacheslav Molotov, Andrey Zhdanov, Georgy Malenkov e pochi altri. Tra i militari va citato innanzitutto Kliment Voroshilov, commissario del popolo per la Difesa. L’analisi della situazione politica delle democrazie occidentali e del corso dei negoziati trilaterali non lasciava alcun dubbio: i britannici e i francesi stavano cercando di canalizzare l’aggressione tedesca verso Est. Per questo, vi era consenso tra i massimi dirigenti sovietici circa la sottoscrizione di un patto di non aggressione con la Germania.
Quando durante i negoziati trilaterali fu definitivamente chiaro che non si sarebbe riusciti a concludere una convenzione militare con Gran Bretagna e Francia, l’Urss il 19 agosto firmò con la Germania un accordo commerciale e il 23 agosto il patto di non aggressione e un protocollo segreto ad esso allegato.

A Suo avviso, avrebbe potuto la Polonia aspettarsi gli aiuti di Francia e Gran Bretagna qualora l’Armata Rossa il 17 settembre non avesse oltrepassato il suo confine orientale?

La Polonia venne condannata dall’arroganza dei propri dirigenti che respinsero l’iniziativa sovietica di creare un sistema di difesa collettivo in Europa e dal mancato desiderio dei francesi di «salvarla». Verso il 17 settembre le principali forze dell’esercito polacco furono sconfitte o si trovarono agonizzanti; Varsavia, il centro militare e politico del Paese, fu isolata dalle truppe naziste, il governo fu spedito in esilio e si preparava a superare la frontiera; gran parte della piccola flotta polacca sin dall’inizio delle operazioni militari si era unita a quella britannica rinunciando persino a difendere le proprie coste.
Già dal 9 settembre il governo polacco avviò i negoziati con la Francia perché venisse concesso asilo al governo. Dunque, già in quei giorni tutti avevano capito e deciso di scappare. Da Varsavia il presidente polacco se ne andò il giorno stesso in cui cominciò la guerra, ovvero il primo settembre. Il 4 settembre cominciò l’evacuazione degli edifici del governo, il 5 settembre se ne andò il governo e nella notte del 7 settembre il comandante generale dell’esercito polacco Edward Rydz-Śmigły.
Se Gran Bretagna e Francia avessero voluto aiutare davvero la Polonia, avrebbero facilmente frenato la debole barriera tedesca alla frontiera franco-tedesca dove la loro superiorità era indiscussa, ma non lo fecero. Non a caso in Occidente questa parte della guerra viene chiamata drole de guerre: il 21 novembre il governo francese creò in seno all’esercito il «servizio di intrattenimento», in Parlamento si discusse la concessione ai soldati di ulteriori bevande alcoliche, furono abolite le tasse sulle carte da gioco per l’esercito in servizio e vennero acquistate 10.000 palle da gioco.

Probabilmente, se non ci fosse stata l’esperienza polacca, l’Armata Rossa avrebbe fatto meno fatica a difendersi dai tedeschi sulla già pronta Linea Stalin?

Nessuna delle linee difensive costruite alla vigilia della Seconda guerra mondiale nei vari Paesi europei era giustificata. Tutti coloro che subirono un’aggressione furono sconfitti o si arresero. In questa guerra di movimento le distanze furono più decisive dei confini. E se la Germania avesse preparato un attacco al confine occidentale sovietico in stile 16 settembre 1939, le possibilità di tenere Leningrado sarebbero state minime. Minsk e Kiev sarebbero cadute molto prima. Ma la cosa più importante è che ci sarebbero state ancora meno possibilità di evacuare le aziende del genio militare. In questo caso saremmo durati forse fino al 1941, ma già nel 1942 non avremmo avuto più niente con cui combattere.
Se non fosse stato per il patto, nel 1941 le truppe tedesche non avrebbero dovuto combattere per attraversare le centinaia di chilometri in Bielorussia e Ucraina. Avrebbero cominciato l’attacco da posizioni ben più favorevoli e sarebbero arrivate sino a Mosca e Leningrado molto prima di quanto è realmente accaduto. Avrebbe resistito Mosca in quel caso? Nell’estate del ’41 sacrificando territorio per guadagnare tempo, i comandanti sovietici riuscirono a mobilizzare e armare diverse decine di divisioni, che di fatto riuscirono a stabilizzare il fronte e infine a respingere i tedeschi alle porte di Mosca.

Quale influenza esercitò sulla società sovietica il mutamento di rapporti con la Germania? In che misura il rifiuto di una feroce critica dei nazisti disorientò la società e l’élite al potere all’inizio degli anni ’40?

I comunisti di diversi Paesi espressero il loro malcontento circa l’interruzione delle critiche contro la Germania nazista in seguito alla conclusione del patto di non aggressione. Ma pubblicamente nessuno si espresse contro questa scelta. All’interno del Paese anche il popolo si chiedeva lo stesso. Sebbene la stragrande maggioranza della popolazione capisse che il patto con la Germania fosse stato una scelta obbligata. Poiché la Germania rimaneva una nazione nazista con un’ideologia misantropica e piani aggressivi, era chiaro che un patto con questa nazione sarebbe stato una soluzione temporanea. Meglio di tutti questo lo capivano i militari.

Come reagì il Giappone al patto tra Germania e Urss?

Per i giapponesi fu uno shock. La Germania, non interessandosi dell’opinione del suo alleato, sottoscrisse un patto di non aggressione con l’Urss nel momento in cui i giapponesi combattevano contro le truppe sovietiche e mongole sul Khalkhin Gol. Il governo giapponese si dimise per via del patto concluso dal suo alleato! Penso che la sconfitta di Khalkhin Gol e il patto di non aggressione divennero un pretesto perché la fiducia di Tokyo nei confronti del Fuehrer si incrinasse.

Com’è noto il Protocollo segreto allegato al patto di non aggressione fu condannato da una sentenza del Congresso dei deputati del popolo dell’Urss del 24 dicembre 1989. Alla luce della situazione attuale non varrebbe la pena di rivedere il caso e annullare la sentenza?

La Federazione Russa, come Paese successore legale dell’Urss, può chiaramente farlo. Il fatto è che abbiamo già sopportato le conseguenze negative di questa sentenza che è servita come pretesto del nostro disarmo diplomatico, ideologico e letterale di fronte all’Occidente durante la perestroyka e negli anni ’90. Oggi non vale la pena affrettarsi a risolvere la questione. Gli storici e i giuristi possono studiare la questione prendendo tutto il tempo loro necessario per pronunciare un verdetto. Sulla base di questo la nostra società in maniera autonoma o tramite una legittima rappresentanza deciderà in che modo rapportarsi al protocollo segreto e se valga la pena di annullare la sentenza del Congresso dei deputati del popolo.

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Sergey Ivanov, classe 1953, ex generale del Kgb, ha ricoperto la carica di segretario del Consiglio di Sicurezza della Federazione Russa dal 1999 al 2001 e di ministro della Difesa della Federazione Russa dal 2001 al 2007. Successivamente è stato capo dell’Amministrazione Presidenziale della Federazione Russa dal 2011 al 2016. Attualmente è rappresentante speciale del presidente della Federazione Russa per la salvaguardia dell’ambiente, l’ecologia ed i trasporti.

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Il Patto Molotov-Ribbentrop venne firmato il 23 agosto 1939 tra Urss e Germania dal ministro degli Esteri sovietico Vyacheslav Molotov e dal ministro degli Esteri tedesco Joachim von Ribbentrop. I due paesi si impegnavano a non aggredirsi reciprocamente e a rispettare la neutralità se uno dei paesi fosse stato vittima di aggressione da parte di un altro paese.

(Fonte: it.sputniknews.com)


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Firma del trattato da parte di Molotov alla presenza di Rbbentrop e Stalin il 23 agosto 1939. © AP Photo / Da: it.sputniknews.com.
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