06/01/2019
Russia - Messaggio di Natale del Patriarca


Mosca, 6 dicembre 2019 - Ai membri dell’episcopato, del clero, ai monaci e alle monache e a tutti i fedeli figli e figlie della Chiesa Ortodossa Russa.
Eminenze ed Eccellenze Reverendissime, reverendi presbiteri e diaconi, venerabili monaci e monache, cari fratelli e sorelle, porgo a tutti voi i miei più cordiali auguri in occasione della grande e salvifica festa del Natale di Cristo.

Oggi noi, come i pastori di Betlemme duemila anni fa, ascoltiamo con gioia e affetto il trionfante coro angelico che proclama: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama!» (Luca 2, 14). Sentendo queste divine parole, il nostro cuore trova conforto e diventa pieno di gratitudine per il Creatore. Il Signore Dio Onnipotente, Dio potente, Padre per sempre (Isaia 9, 5) discende a noi e nasce nel mondo come un uomo semplice. Viene compiuta la profezia del salmista, ispirata dallo Spirito Santo: «Misericordia e verità s’incontreranno, giustizia e pace si baceranno.

La verità germoglierà dalla terra e la giustizia si affaccerà dal cielo» (Sal 85, 11-12).

Ed ecco: «un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio (Is 9, 5), perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna» (Giovanni 3, 16).

Nel corso della storia, l’umanità ha intensamente cercato Dio, essendo desiderosa di ritrovare la comunicazione perduta con il suo Creatore. E in risposta a questi sforzi, in risposta ai cuori e alle mani rivolti al cielo, il Signore ha mostrato il Suo amore per l’umanità e ha proteso a noi la sua mano salvifica. In Gesù Cristo dopo lunghi millenni Dio e l’uomo finalmente si incontrano, il cielo e la terra si uniscono e le aspirazioni spirituali dei figli e delle figlie di Adamo vengono realizzate.

Nell’evento della Natività di Cristo si manifestano sia il Mistero, sia la Rivelazione, visto che l’intelligenza umana non è in grado di comprendere pienamente come il Creatore dell’Universo, Dio che per la sua natura non ha alcun limite, discende nel nostro mondo lacerato dal peccato e si rivela come un Bambino indifeso, nato in una grotta dove pastori e bestiame si nascondevano dalle intemperie. La sua gloria, annunciata dalle forze angeliche, predicata dai saggi d’Oriente e testimoniata dagli umili pastori, viene proclamata in tutto il mondo. Tutto ciò ci rivela parzialmente la profondità dell’incomprensibile sapienza di Dio e ci rende partecipi dell’arcano disegno trinitario della salvezza umana.

Ora sappiamo che «Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito… perché il mondo si salvi per mezzo di lui (Giovanni 3, 16-17). E ora, giustificati per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore, mediante il quale abbiamo anche avuto, per la fede, l’accesso a questa grazia nella quale stiamo fermi; e ci gloriamo nella speranza della gloria di Dio… perché l’amore di Dio è stato sparso nei nostri cuori mediante lo Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5, 1-2; 5).

Inchiniamoci dunque con venerazione davanti all’umile mangiatoia, dove giace il Bambino mite e sereno. Inchiniamoci col timore di Dio, perché proprio qui inizia la via crucis terrena del Signore Gesù, e proprio qui prende inizio la nostra salvezza. Inchiniamoci e, glorificando il Natale del Figlio del Padre Eterno, godiamoci quella pace ineffabile e soprannaturale che riempie le nostre anime.
«Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» – ripetiamo ancora e ancora, echeggiando gioiosamente il coro angelico: l’amore di Dio, manifestato nella nascita del Salvatore, dona all’umanità la vera pace. Questa pace non può essere scossa da turbolenze quotidiane o da sconvolgimenti sociali, disordini politici e persino da conflitti armati, siccome «la pace di Dio contiene arcanamente un’enorme forza spirituale attraverso la quale egli vince tutta l’afflizione e tutte le disgrazie terrene» (Sant’Ignazio Brianchaninov).

Ma come raggiungere questo stato di pace interiore? Come impadronirsi di questo grande dono spirituale? I padri della Chiesa sono unanimi su questo punto: l’agire della pace di Cristo nella persona umana è un importante segno caratteristico della perseveranza nell’osservanza dei comandamenti evangelici e soprattutto della carità, secondo l’insegnamento di San Paolo che dice: «al di sopra di tutto poi vi sia la carità, che è il vincolo di perfezione». E allora, conclude l’apostolo, la pace di Cristo regnerà nei nostri cuori, siccome «ad essa siete stati chiamati» (Col 3, 14-15).

Il Signore sta cercando le persone che egli ama: coloro che seguono la sua legge, che saranno testimoni della salvezza per i loro vicini e lontani e proclameranno la perfezione di colui che «ci ha chiamati dalle tenebre alla sua meravigliosa luce» (1 Pt 2, 9).

Siamo dunque degni di questa alta vocazione e, «avendo visto il glorioso Natale che avviene in una grotta, allontaniamoci dalla vanezza del mondo» (il contacio 8 dell’Acatisto in onore della Natività di Cristo), saliamo mentalmente in cielo, glorificando il Creatore di ogni cosa, condividiamo la nostra gioia del Salvatore incarnato con gli altri, specialmente con coloro che hanno bisogno di aiuto, che sono scoraggiati o si trovano in circostanze difficili.

Possa il Signore ispirare tutti noi nell’arduo cammino della vita cristiana, affinché continui a rafforzarsi la nostra fede, non esaurisca la speranza e cresca in noi l’amore; così che, entrando nella celebrazione del Natale, incessantemente annunciamo al mondo «il grande mistero della pietà» (1 Timoteo 3:16), portando a tutti la gioia e la benedetta santa pace di Cristo. Amen.


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Icona della Natività di Cristo (XVI secolo).
Agosto '17


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