ELEOUSA magazine
Agosto '17

Una base russa sulla Luna. «Sulle orme» di Vladimir Vernadskij


Il 12 aprile il mondo intero celebra la Giornata dell'Aviazione e della Cosmonautica, una data memorabile, dedicata al primo volo dell'uomo nello spazio. Il confronto politico, la ricerca, le risorse materiali, l'espansione dell'umanità al di fuori del pianeta d'origine e la curiosità sono i motivi che guidano l'uomo alla conquista del grande spazio. Già negli anni '70 l'umanità si occupava della pianificazione di missioni su Marte, dopo l'atterraggio sulla Luna nel 1969. Il volo dell'uomo nello spazio e la conquista del quarto pianeta del sistema solare sono considerati da molti scienziati una fase inevitabile nello sviluppo della scienza spaziale. La Russia prevede di impiantare una base sulla Luna, un passo necessario per avanzare ulteriormente nello spazio, essendo una fonte di risorse per questo avanzamento. È già stato calcolato che la base russa sulla Luna può essere costruita in soli 10 anni, tutte le risorse tecnicamente necessarie sono già disponibili. Il costo del progetto è di 550 miliardi di rubli (10 miliardi di euro). Occorrono tredici lanci del razzo vettore «Angara» per la costruzione e trentasette per il sostegno delle condizioni di vita nel corso di cinque anni. Secondo quanto riferito dal vice primo ministro della Federazione Russa, Dmitrij Rogozin, in un incontro con il presidente Vladimir Putin e il capo dell’Agenzia spaziale federale Igor Komarov, nel mese di dicembre 2014 è stato testato il razzo super pesante «Angara-A5» presso la base di Plesetsk, nella regione di Arkhangelsk, dal Centro statale per la produzione e ricerca spaziale Khrunichev e dalla società «Energia», intitolata a Sergej Korolev. Il 15 maggio 2015 questa società celebra il 55° anniversario del lancio del primo veicolo spaziale satellitare «Vostok». Un anno dopo questo primo lancio, il 12 aprile 1961 il mondo ricorda la prima missione nello spazio «Vostok 1» di Jurij Gagarin, di cui si celebra nel 2016 il 55° anniversario. Attraverso «Angara» sarà possibile mettere in orbita satelliti per sistemi di allerta di attacchi missilistici, intelligence, navigazione, comunicazione e relay. Secondo Komarov è stata trovata una speciale soluzione tecnologica per creare un terzo livello di idrogeno e potenziare il razzo vettore per voli sulla Luna e nello spazio profondo. Il primo lancio è previsto tra il 2021 e il 2024. Si spera con i propri astronauti russi a bordo e dalla propria stazione spaziale orbitante, come ha annunciato lo stesso Presidente russo. La nuova stazione avrà moduli più grandi per essere il trampolino di lancio verso la Luna e... perché no, verso Marte, e un’inclinazione di 64,8 gradi, che permetterebbe all’orbita di coprire massimamente il territorio della Federazione Russa, incluso l’Oceano Artico e la calotta polare. Inoltre, la nuova stazione sarà meglio raggiungibile dal nuovo avanzatissimo cosmodromo «Vostochnij», in fase di ultimazione.


Del resto, l’eredità cosmista è ancora molto forte in Russia; il Paese, che ha dato i natali ai maggiori cosmisti, vanta tuttora un grandissimo numero di scienziati ed intellettuali che procedono su quel solco, tracciato ormai più di un secolo fa. Il vasto movimento culturale del cosmismo, nato e sviluppatosi in Russia a cavallo tra il XIX e il XX secolo, unisce filosofi, scienziati ed artisti, amalgama elementi radicati nella tradizione spirituale dell’anima russa con la scienza e la tecnica occidentale moderna.
Una corrente sorprendentemente creatrice, fertile ed eclettica, che è stata capace di partorire ed influenzare alcune delle più importanti personalità russe del Novecento, cresciuto in quell’humus culturale unico da cui è germogliata anche l’altra grande rivoluzione del tempo, l’«assalto al cielo» del bolscevismo, influenzandosi reciprocamente. Fino alla scomparsa dell’URSS, il cosmismo è stato oggetto di scarsa considerazione in Occidente, vittima indiretta della Guerra Fredda. Ancor oggi non ci sono studi approfonditi e mancano anche le traduzioni dei principali scritti dei maggiori cosmisti.
Come suggerisce il nome - il termine filosofia «cosmica» fu impiegato per la prima volta da Konstantin Tzjolkovskij - il minimo comune denominatore delle diverse personalità del cosmismo è dato dalla prospettiva cosmica entro la quale inseriscono la Terra e l’umanità: la prima - un granello di polvere sparso nell’universo e con questo inestricabilmente legato - è abitata dalla specie umana a cui spetta il compito di procedere, attraverso un uso coraggioso della scienza e della tecnica, i suoi strumenti più importanti ed efficaci, all’armonizzazione della vita sulla Terra fino alla conquista del sistema solare e degli sterminati spazi galattici. È questo il compito cosmico che si apre all’homo faber del XX secolo.
Questa dimensione cosmica e la centralità attribuita all’azione tecnico-scientifica umana, sono il minimo comune denominatore che però non esaurisce la complessità di questa corrente culturale: il cosmismo è infatti caratterizzato anche da una forte componente di afflato spirituale variamente espressa e più in generale tutti i cosmisti erano dei talenti riconosciuti nel proprio campo specifico - fosse questo quello filosofico, religioso, scientifico o artistico - pensatori originali ed autonomi che richiederebbero ognuno un’analisi individuale approfondita.
Tra le tantissime personalità russe che si possono ricondurre al cosmismo, primeggiano quelle di Nikolaj Fjodorovich Fjodorov (1829-1903), Konstantin Tzjolkovskij (1857-1935) e Vladimir Vernadskij (1863-1945), del quale si celebra quest’anno il 70° anniversario della morte. Il primo è considerato dai suoi contemporanei il «Socrate di Mosca», padre fondatore del cosmismo, una personalità che con il suo pensiero ha mandato in cortocircuito il modello occidentale di inconciliabilità tra tecnoscienza da una parte - anche la più audace - e la religione dall’altra.
All’interno dell’élite scientifica nazionale, soprattutto nell’Agenzia Spaziale Russa, e nei giovani studenti e ricercatori, è ancora molto forte e vivo il richiamo del cosmismo, che ha direttamente o indirettamente influenzato le menti russe più rilevanti del XX secolo.
Nella religione, nel pensiero e nella pratica ortodossa - rinata dopo il crollo dell’URSS - si ritrovano nuovamente mescolati insieme, in varia misura, le aspirazioni del cosmismo con gli afflati spirituali tipici dell’ortodossia russa.
Lo stesso presidente Vladimir Putin ha ricordato l’importanza del pensiero di Vladimir Vernadskij per l’umanità intera, ordinando imponenti celebrazioni per il 150° anniversario della sua nascita nel 2013. In quell’occasione disse: «All’inizio del XX secolo, il nostro connazionale Vernadskij ha creato una nuova teoria dello spazio, che unisce l’umanità, la noosfera. Questo concetto combina l’interesse dei paesi e delle nazioni, della natura e della società, delle conoscenze scientifiche e della politica statale. In realtà, questa teoria è la base per la costruzione del concetto di sviluppo sostenibile». Lo stesso Putin, il 12 aprile 2013 - in occasione dell’anniversario dell’impresa di Jurij Gagarin - ha proposto di intitolare a Tzjolkovskij una città che sorgerà ex novo nei pressi del cosmodromo di Vostochnij, nell’oblast dell’Amur, nell’Estremo Oriente russo. I lavori per la costruzione del cosmodromo termineranno nel 2016.
Lo spazioporto ospiterà una nuova generazione di super razzi ecologici incentrati sulle missioni che non necessitano di equipaggio, che saranno pronti per il lancio già nel 2015.
Oltre alla rampa di lancio Soyuz-2, i lavori si stanno concentrando sulle strutture della processing area dei vettori, degli upper stages e delle capsule, il centro rifornimento carburanti, la sede amministrativa, la rete ferroviaria interna e verso la vicina città di Uglegorsk, l’autostrada ed il nuovo aeroporto.
La costruzione del cosmodromo darà un grande rilancio all'economia della regione, visto che sarà costruita anche un’intera città.

Chi era Vladimir Vernadskij

Nato nel 1863 a San Pietroburgo e morto a Mosca il 6 gennaio del 1945, Vernadskij è stato geochimico e mineralogista, ed è considerato tra i fondatori della geochimica e della biogeochimica, oltre che «padre del programma nucleare sovietico». Come scienziato si è occupato attivamente di radio geologia, di cui riconobbe, tra i primi, la grande importanza, e di cristallografia. Si occupò anche di storia del pensiero scientifico e di epistemologia. E i suoi interessi - conosceva quindici lingue - spaziavano dalla chimica alla medicina, dalla filosofia alla letteratura. Vernadskij è però oggi noto soprattutto per essere stato il primo ad avere scientificamente sviluppato il concetto di biosfera. Quest’idea, negli scorsi decenni, è stata ampiamente diffusa - ma anche fortemente distorta e strumentalizzata - dai movimenti verdi, mentre veniva nel contempo accantonata non solo l’impostazione rigorosamente scientifica con la quale Vernadskij l’aveva concettualizzata, ma soprattutto veniva dimenticato di citare l’altro fondamentale pensiero di Vernadskij - strettamente connesso alla biosfera - quello della noosfera. Il concetto di noosfera pone Vernadskij e la sua opera scientifica all’interno della corrente cosmista; come vedremo, infatti, in quest’idea si condensa la sua interpretazione sul ruolo storico dell’uomo, destinato a diventare, attraverso l’uso del pensiero scientifico e degli strumenti tecnologici, l’artefice del destino del pianeta, proiettato verso l’esplorazione e la conquista degli spazi cosmici.

L'uomo nella biosfera

Per Vernadskij gli organismi viventi - la materia vivente» - sono indissolubilmente legati all’ambiente in cui vivono. Così anche l’uomo, come gli altri corpi naturali viventi, è intimamente legato alla specifica pellicola geologica esterna che riveste la Terra, la biosfera, che si differenzia dagli altri suoi involucri proprio perché è caratterizzata dalla presenza della materia vivente. La biosfera ha pertanto dei limiti - misurabili in chilometri sopra e sotto il livello del geoide - superati i quali non si riscontra più la presenza della materia vivente. Ma questi confini sono dinamici
e mutano nel tempo, soprattutto grazie all’azione dell’uomo e ai progressi della tecnologia, «e siccome la vita dell’uomo è inseparabile da quella degli altri organismi - insetti, piante, microbi - insieme all’uomo è l’intera materia vivente che dilata i propri confini».
Nella biosfera la materia vivente occupa - in peso ed in volume - una piccolissima percentuale rispetto a quella inerte, eppure sotto il profilo geologico essa è la forza di maggiore entità e significato nella biosfera, in quanto determina la maggior parte dei processi che vi si svolgono ed è causa di un’ininterrotta corrente bidirezionale biogenica di atomi - tramite la respirazione, l’alimentazione, la riproduzione, etc - verso la materia inerte.
La biosfera è infatti contraddistinta da questo incessante scambio di atomi tra la materia vivente e quella priva di vita ed è l’unico involucro della terra nel quale penetrano anche l’energia e le radiazioni cosmiche che ne condizionano l’organizzazione interna.
Nella biosfera un ruolo centrale spetta pertanto alla materia vivente, che nel corso del tempo geologico cresce di forza e quindi nella capacità di incidere sulla materia inerte e sulla biosfera stessa. Questo è dovuto alla peculiarità della materia vivente di avere una proprietà di evoluzione plastica, di mutare ed adattarsi ai cambiamenti. La sua crescita, l’evoluzione delle specie, ha un enorme riflesso sull’ambiente circostante, sulla materia inerte e su tutta la biosfera. «La materia vivente sprigiona una quantità di energia libera, quale non è dato riscontrare in nessun altro involucro terrestre. Si tratta di energia biogeochimica che interessa l’intera biosfera e costituisce l’elemento determinante della sua storia. Essa provoca e muta di continuo, soprattutto per ciò che concerne la sua intensità, la migrazione degli elementi chimici, che costituiscono la biosfera, e determina la sua funzione geologica».
All’interno della materia vivente è l’umanità la specie dotata dell’energia di modificazione maggiore, di una vera e propria forza geologica: «Entro la materia vivente, nelle ultime decine di millenni, è comparsa ex novo e si è quindi sviluppata rapidamente, incrementando via via la sua incidenza, una nuova forma di energia, legata all’attività vivente delle società, costituite da individui del genere Homo e di altri a lui vicini (ominidi). Questa nuova forma di energia, che può essere chiamata energia della cultura umana o energia biochimica culturale, non è esclusiva dell’uomo, ma appartiene a tutti gli organismi viventi. In questi ultimi, però, essa è presente in modo pressoché insignificante rispetto all’energia biogeochimica consueta».
L’energia biochimica culturale è legata all’attività psichica degli organismi e allo sviluppo di un apparato nervoso centrale - il cervello - che ha infine dato vita, nell’uomo, alla ragione.
L’energia biogeochimica culturale umana «con l’andare del tempo cresce e aumenta fino ad assumere il ruolo di primo piano. Questo incremento è forse da porre in relazione con lo sviluppo della ragione, processo, ovviamente, molto lento (se effettivamente ha luogo), ma dipende certamente e soprattutto dall’affinamento e dall’approfondimento del suo uso, a sua volta favorito dal mutamento cosciente della situazione sociale e, in particolare, dalla crescita della conoscenza scientifica. (...) La ragione è una struttura sociale complessa, creata sia per l’uomo di oggi, sia per quello dell’era paleolitica sullo stesso substrato nervoso, ma in una ben diversa situazione sociale, che si è venuta via via evolvendo nello spazio-tempo».
La ragione dell’uomo è per Vernadskij il prodotto - passeggero e non definitivo - «di uno sviluppo durato presumibilmente centinaia di migliaia di anni, ma ha potuto rivelarsi come forza geologica soltanto a partire dal momento in cui l’Homo Sapiens ha cominciato ad incidere con il suo lavoro culturale sulla biosfera». Il primo atto, di cui siamo consapevoli, in cui l’Homo Sapiens sprigiona la sua energia culturale è quando prende il controllo diretto di una forza della natura, padroneggiando il fuoco; quello fu il primo atto «scientifico» dell’uomo, perché la scienza per Vernadskij - forse influenzato dal celebre motto «Im Anfang war die Tat» di Wolfgang Goethe, che considerava non un semplice scrittore ma un vero e proprio scienziato - era fondamentalmente caratterizzata dall’azione.
E il prodotto peculiare della ragione umana è il pensiero scientifico, che opera nella biosfera, e nel corso del proprio sviluppo la trasforma.

La forza del pensiero scientifico

Vernadskij attribuisce un’enorme importanza alla conoscenza scientifica: «La sua comparsa nella storia del pianeta, che è iniziata in modo massiccio e intensivo (considerata dal punto di vista del tempo storico) alcune decine di migliaia di anni fa, è un avvenimento di enorme importanza nella storia del nostro pianeta e, con tutta evidenza, non appare qualcosa di casuale». Il pensiero scientifico dell’umanità ha avuto, negli scorsi millenni, dei centri di sviluppo ed irradiazione importanti in epoche e luoghi diversi, come quello mediterraneo-ellenico, cinese, indiano e - fortemente isolato rispetto agli altri - il centro dell’Oceano Pacifico dal versante americano. Questi centri hanno conosciuto fortune alterne, ma dopo diversi secoli la maggior parte di loro ha finito per spegnersi di fronte alla reazione di forze contrarie, soffocati dai dogmatismi religiosi e filosofici che hanno tolto linfa vitale all’ambiente sociale entro il quale erano nati, indispensabile per la loro fioritura e la loro sopravvivenza.
Nessuno di questi centri, neanche quello esplosivo greco-ellenico, riuscì ad imprimere una forza propulsiva alla conoscenza scientifica in qualche modo paragonabile a quella sviluppatasi a cavallo tra il XIX e il XX secolo.
Per Vernadskij, infatti, «ciò che caratterizza il movimento scientifico del XX secolo da quello che ha dato luogo alla scienza ellenica, è la sua organizzazione scientifica, concetto generale che può essere disaggregato, mettendone in luce le seguenti componenti: il ritmo - in primo luogo; l’ampiezza della superficie interessata, che oggi praticamente comprende l’intero pianeta; la profondità dei mutamenti registrati a proposito delle concezioni della realtà che la scienza ha assunto come proprio oggetto di indagine; la potenza del cambiamento che la ricerca scientifica ha prodotto sul pianeta».
La nuova scienza del XX secolo ha aperto nuovi ambiti di conoscenza, dallo spazio-tempo infinitamente grande (gli spazi cosmici) a quello infinitamente piccolo (le forze atomiche), ponendo il pensiero dell’uomo di fronte a campi radicalmente nuovi ed enigmatici, che potrebbero fungere da linfa vitale e nutrimento per il pensiero filosofico, altrimenti in crisi e fuori dai tempi.
La scienza del XX secolo s’interroga e guarda anche in modo più distaccato e scientifico alla ragione e all’uomo stesso; dice Vernadskij: «L’Homo Sapiens non è il compimento del creato - non è il 'coronamento della creazione' - e non è neppure il detentore di un apparato di pensiero compiuto e definito. Egli è invece l’anello intermedio di una lunga catena di sostanze, che hanno un passato e avranno senza dubbio un futuro. I suoi antenati erano dotati di un apparato di pensiero meno perfezionato del suo, così come, presumibilmente, i suoi discendenti potranno invece disporre di un qualcosa di meglio. Le tribolazioni della conoscenza che noi stiamo attualmente attraversando sono la manifestazione visibile non di una crisi della scienza, come ritengono taluni, ma di un lento miglioramento dei metodi fondamentali di cui essa si serve, miglioramento che avviene tra mille difficoltà. È in corso un lavoro enorme in questo senso, mai sperimentato prima».
L’inizio di questa impetuosa ondata scientifica - che investe tutta la vita dell’umanità, dalle sue espressioni filosofiche a quelle religiose - sono rintracciate da Vernadskij nel biennio 1895-1897, quando vengono scoperti i fenomeni legati all’atomo e alla sua instabilità, che consente di spiegare sia i raggi X sia gli elettroni e la loro origine, dando luogo alla fisica del XX secolo. In seguito a quella scoperta - e nel clima scientifico contraddistinto dal progressivo logoramento delle vecchie concezioni e dall’affermarsi di quelle atomistiche da cui sorse anche la teoria della relatività di Albert Einstein - si registra un’accumulazione e un’esplosione scientifica senza precedenti, e ancora più importante, la metodologia e l’etica della scienza si diffondono universalmente a livello planetario, dando forma ad una scienza e ad una cultura scientifica veramente universale.
Per Vernadskij una delle caratteristiche principali della scienza, che la distingue nettamente dalla filosofia e dalla religione, all’interno della quale inserisce anche l’ateismo, è quella di costituire «qualcosa di unitario, e di essere la medesima in tutti i tempi, per tutti gli ambienti sociali e le formazioni statali». A differenza delle religioni e delle filosofie, che sono necessariamente molteplici, la scienza ha la caratteristica di essere una ed omogenea per tutta l’umanità. Questo risultato è frutto di millenni di lotte, vittorie e sconfitte: «A questa conclusione l’umanità è giunta attraverso una dura esperienza storica, poiché sia le religioni, sia le strutture sociali e le formazioni statali per interi millenni hanno cercato, e cercano tuttora, di pervenire a una fittizia unità e di costringere con la forza tutti ad accettare un’unica concezione complessiva del senso e della finalità della vita. Ma in tutta la plurimillenaria storia dell’umanità mai si è riusciti a costruire una simile visione unitaria».
La scienza è un fenomeno dinamico in continua evoluzione nelle ipotesi e nelle teorie, ma il suo nocciolo interno, costituito dalla logica, dalla matematica e dall’apparato scientifico dei fatti, presenta un carattere vincolante ed imprescindibile per tutta l’umanità. «Questo carattere universalmente vincolante dei risultati della scienza nel suo campo di pertinenza costituisce il tratto distintivo fondamentale che la differenzia dalla religione e dalla filosofia, le cui conclusioni non hanno invece questa peculiarità».
La scienza, diffondendosi a livello mondiale, supera i confini e le linee di demarcazione degli stati e delle culture. «Ogni fatto scientifico, ogni osservazione scientifica, indipendentemente da chi li ha prodotti e dal luogo in cui sono stati rilevati o elaborati, vanno a confluire in un unico apparato scientifico, dove vengono classificati e ridotti ad una forma standard, divenendo rapidamente patrimonio comune e oggetto d’attenzione e di valutazione da parte dell’attività critica, della riflessione teorica e del lavoro scientifico nel suo complesso. (...)
Gli scienziati dell’area indiana o cinese assumono in generale le medesime premesse in vigore in quella europea: lo stesso riconoscimento della realtà del medesimo cosmo, gli stessi metodi di controllo e di verifica dei concetti, basati non soltanto sull’analisi logica, ma anche e soprattutto sull’osservazione e sull’esperimento. (...) Per la prima volta una quantità infinita di uomini diversi lavora contemporaneamente e in luoghi diversi, che coincidono praticamente con tutte le aree di insediamento dell’umanità, a un programma comune che mira alla creazione di una nuova condizione umana, ed è incentrato sull’attività di ricerca scientifica, sulla riconsiderazione delle concezioni filosofiche e religiose».
Dinanzi a questa espansione senza precedenti del sapere scientifico, ha fatto da contraltare una stagnazione del pensiero religioso e filosofico; i risultati conseguiti da queste branche del pensiero umano non riescono a stare al passo con le conquiste del sapere scientifico; per Vernadskij la religione e la filosofia dovranno necessariamente sforzarsi di adattarsi alla nuova situazione, e le vecchie concezioni essere rielaborate e ricreate; solo allora, assisteremo ad un’esplosione di creatività anche in questi settori importanti e vitali.
Vernadskij guarda con grande interesse all’influenza del pensiero filosofico indiano ed orientale sui futuri sviluppi della scienza, e soprattutto quello indiano gli pare particolarmente in sintonia con le scienze della vita e potenzialmente capace di portare un grande contributo creativo al loro sviluppo.
Lo scienziato, per Vernadskij, si deve «appropriare del lavoro di ricognizione e ricerca del filosofo, esserne costantemente al corrente, ma non può per questo dimenticare l’incompletezza dell’indagine filosofica e l’insufficiente precisione con la quale sono definiti i corpi naturali nel dominio di sua pertinenza». L’unica via maestra per scoprire gli enigmi della natura rimane la dura strada della scienza.
Il pensiero scientifico, con le sue caratteristiche di unità ed omogeneità, ha quindi praticamente esteso la sua sfera d’influenza su tutto il globo. Dovunque nel mondo sorgono centri di ricerca e di elaborazione del sapere scientifico, mentre i governi spendono moltissime risorse per favorirne la crescita; questa diffusione planetaria del sapere scientifico è la prima ed indispensabile premessa per il passaggio dalla biosfera alla noosfera.

Il passaggio alla noosfera

Attraverso il trascorrere dei secoli e dei millenni la biosfera è gradualmente passata sotto l’influenza sempre più determinante e decisiva dell’uomo. Il fattore geologico decisivo della biosfera è il pensiero scientifico organizzato dell’uomo e del suo lavoro, che stanno determinando il passaggio della biosfera alla noosfera, il regno della mente dell’uomo.
Secondo Vernadskij questo è un processo inevitabile e necessario, un processo naturale le cui radici affondano in tempi remoti e che è stato lungamente preparato attraverso un processo evolutivo la cui durata assomma a centinaia di milioni di anni, che ha visto la formazione del cervello e dell’ambiente sociale nel quale è potuto sorgere il pensiero scientifico, nuova forza geologica che si è formata spontaneamente, come fenomeno naturale, nel corso di alcune decine di migliaia di anni dell’evoluzione più recente e che ha in sé possibilità di sviluppo senza limiti nel corso del tempo.
Il pensiero scientifico è un fattore geologico perché cambiamenti del «tipo di quelli che si sono verificati nella biosfera nel corso delle poche migliaia di anni in relazione con la sua comparsa e la sua crescita e dell’attività sociale dell’umanità non si sono mai registrati in precedenza nell’ambito di essa».
Negli ultimi cinque secoli si è poi assistito ad un’accelerazione di questa affermazione - unidirezionale e non reversibile, per quanto si possano verificare brusche interruzioni e rallentamenti - del pensiero scientifico, con la crescita del potere d’influenza dell’uomo sulla natura circostante, la sua comprensione sempre più penetrante e la creazione di macchine che crescono in progressione geometrica. «Nel XX secolo, per la prima volta nella storia della Terra l’uomo si è fatto una conoscenza precisa della biosfera ed è riuscito ad abbracciarla tutta quanta con gli occhi della sua mente, completando la carta geografica del pianeta ed insediandosi in tutta la superficie della Terra. L’umanità con la sua vita è diventata un’unità globale. Non c’è neppure un solo pezzetto della Terra, dove l’uomo non potrebbe vivere almeno per un certo tempo, se questo fosse necessario». Contemporaneamente, grazie ai progressi tecnologici e del pensiero scientifico, si è assistito ad una rivoluzione nel campo delle comunicazioni interplanetarie e dei trasporti, grazie alla radio e alla televisione è possibile comunicare istantaneamente da una parte all’altra del pianeta e grazie ai trasporti aerei ci si muove a velocità di centinaia di km/h.
L’uomo ha cominciato a creare nuovi elementi artificiali mai prima esistiti sulla faccia della Terra: «Quello che una volta era una rarità mineralogica - il ferro allo stato naturale - viene ora prodotto in miliardi di tonnellate. L’alluminio puro non è mai esistito nel nostro pianeta e ora anch’esso viene prodotto in quantità illimitate. La stessa cosa accade per una quantità praticamente infinita di composti chimici artificiali prodotti ex novo. La quantità di questi ultimi cresce di continuo. Tutte le risorse strategiche scaturiscono da questi processi di produzione». Nuove razze di animali e piante, mai prima esistite, nascono per l’iniziativa dell’uomo.
Con questo aumento senza precedenti del potere umano e delle sue conseguenze sulla biosfera si apre all’uomo un futuro immenso; l’uomo non dovrà usare questo potere a fini autodistruttivi ma dovrà assolutamente aumentare la sua responsabilità e l’attenzione con cui opera e si muove sulla Terra, per preservarne le sue ricchezze naturali. Scrive Vernadskij: «In seguito alla crescita della cultura umana nel XX secolo hanno cominciato a subire mutamenti sempre più netti - sotto l’aspetto chimico e biologico- i mari marginali e parti dell’oceano. L’uomo deve ora prendere tutte le misure necessarie al fine di conservare per le generazioni future le ricchezze marine che non appartengono a nessuno».
I confini del pianeta appaiono ormai troppo stretti all’uomo del XX secolo e scenari fantascientifici si aprono sul suo orizzonte: «In futuro si presenteranno come possibili anche quelli che oggi appaiono i sogni più fantastici: l’uomo aspira ad uscire dai confini del proprio pianeta e ad entrare nello spazio cosmico, e con tutta probabilità riuscirà a farlo».
Come si vede, Vernadskij era ottimista sul futuro dell’uomo. Anche durante gli orrori della Seconda guerra mondiale, di cui fu amaramente testimone, non perse la fiducia nella vittoria del suo Paese e nelle sorti progressive dell’umanità. Non era una fiducia riposta ciecamente, ma derivava dalla sua convinzione sull’inevitabilità del processo naturale in corso - del passaggio dalla biosfera alla noosfera - e del trionfo del pensiero scientifico a livello planetario, con tutto quello che questo comportava: l’affermazione degli ideali democratici e delle volontà delle masse popolari, della libertà di ricerca scientifica sciolta dai condizionamenti dei dogmatismi religiosi e filosofici, dell’unità biologica e dell’uguaglianza di tutti gli uomini, della ricostruzione e della riorganizzazione della biosfera negli interessi dell’umanità, che pensa liberamente e si organizza a livello mondiale come un unico soggetto.
Così, nel 1943, due anni prima di morire, Vernadskij potè scrivere: «Ora stiamo attraversando un nuovo cambiamento geologico evolutivo della biosfera: stiamo facendo il nostro ingresso nella noosfera. Questo ingresso coincide con un’epoca travagliata e tragica, segnata profondamente dalle distruzioni della guerra mondiale. La cosa importante, però, è che gli ideali della democrazia siano in sintonia con questo processo geologico spontaneo, con le leggi della natura, e corrispondano alla noosfera. Si può allora guardare al nostro futuro con fiducia. Esso è nelle nostre mani. Non dobbiamo lasciarcelo sfuggire».
Le previsioni ottimistiche di Vernadskij sull’esito del terrificante secondo conflitto mondiale furono esatte, anche se non visse a sufficienza per assistere alle sfilate dell’Armata Rossa sotto al Reichstag. E non visse a sufficienza per vedere l’esplosione scientifica del secondo dopoguerra, allo sbarco dell’uomo sulla Luna, all’invenzione dei computer e di internet, ma anche al contemporaneo protrarsi dei fratricidi conflitti umani, con gli stati sulla carta ‘democratici’ impegnati a fare la guerra in giro per il mondo contro stati civilizzati e progressisti, in difesa dei propri interessi meramente economici e geopolitici.
La conoscenza del suo pensiero scientifico sul passaggio dalla biosfera alla noosfera - sulla forza geologica acquisita dall’uomo e sul valore della scienza - potrebbero indurre sempre più consistenti parti della popolazione mondiale a fermarsi a riflettere sulla direzione che intendono dare al destino della Terra, prima che gli «sfugga di mano».
Sono questi i motivi per cui nessuna guerra oggi ha più senso. Soprattutto contro la Russia.






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Il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin
Medaglia d'oro dell'Accademia Russia dell'URSS nel centenario della nascita di Vladimir Vernadskij (1963)
Razzo vettore Angara
Vladimir Vernadskij (1863-1945)
Cosmodromo di Vostochnij. I lavori termineranno a gennaio 2016
Agosto '17


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