ELEOUSA magazine
Agosto '17

Il Filioque. Scritto da San Gregorio Palamas


La Trinità è trinità di persone: a differenza dell’individuo che contrappone, diversifica e affonda nella massa, la persona contiene e dà il tutto e le persone si contengono a vicenda senza confondersi. E’ solo a partire da questa nozione di persona che si può comprendere l’unità del divino e dell’umano: l’uomo è chiamato ad essere una persona, pienamente, e questo integrandosi alla vita della Trinità. Tutti gli uomini, attraverso il tempo e lo spazio, costituiscono un solo uomo nel senso più realistico del termine; tutti sono un solo corpo, membri gli uni negli altri nel […] Dio-Uomo che comunica loro la vita trinitaria. Tutti sono responsabili di tutto. La salvezza non è individuale, ma personale, e cioè in comunione. I rapporti tra Dio e l’uomo possono allora aver luogo, in quanto non c’è più contraddizione tra le loro libertà. Su questa stessa base, la Chiesa acquista tutto il suo significato, non come morale, ideologia, autorità sociale e politica, ma come l’humus
liturgico ed eucaristico, che alimenta e trasforma l’uomo. La Chiesa non è solo un’istituzione, ma soprattutto un suolo, la terra stessa dell’incontro tra l’uomo e Dio, la promessa di unità. Come scrisse Losskij nel 1941, “tra la Trinità e l’inferno, non c’è altra scelta”.
(Olivier Clément)


"Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre,
lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza;
e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio".
(Gv 15,26-27).

"Ma Tu, o Dio dell'universo, Tu, che solo concedi e custodisci la vera teologia, le sue dottrine ed i suoi termini, sola Triade che sola regni, non soltanto perché sola governi l'universo, ma anche perché hai in te stessa il solo principio uno superiore al principio, la sola Monade senza causa, dalla quale sono prodotti ed alla quale sono ricondotti senza tempo e senza causa sia il Figlio sia lo Spirito, lo Spirito Santo, il Signore, il quale da Dio Padre ha l'esistenza per processione, ed attraverso il Figlio a quanti ti sono rettamente fedeli è dato, mandato e manifestato; Figlio unigenito, Tu che da Dio Padre hai l'esistenza per generazione, ed attraverso lo Spirito Santo prendi forma, abiti e sei invisibilmente visto nei cuori di quanti credono in Te; Padre, solo ingenerato e non procedente e, per dire tutto, incausato, unico Padre delle luci inseparabili e che sono da onorare come Te, forza una, potenza una, creatrice delle luci create che sottostanno alla tua mano, potenza che dà ogni conoscenza, che produce le idee di molte specie delle cose conoscibili e conosciute, e che pone le conoscenze in modo appropriato e conforme a natura nei conoscenti, in quelli intellettivi intellezioni semplici e prive di passione, in quelli sensibili sensazioni passibili e dotate di parti molteplici, ed entrambe in noi che siamo misti: e che concede per grazia, con indicibile bontà, la conoscenza attorno a Te alle sole tue creature dotate di ragione, in rapporto alla loro capacità d'accoglierla, concedi ora anche a noi, Padre, d'elaborare una teologia a Te gradita e concorde con quanti, da sempre, ti piacquero per l'opera e la parola; per confutare coloro la cui teologia su di Te non t'è gradita e per rinsaldare rispetto alla verità quanti ti cercano in verità, affinché ti conosciamo tutti come l'unica e sola deità sorgiva, il solo Padre e produttore, e conosciamo il tuo Figlio uno e Figlio solo, ma non anche produttore, ed il tuo Spirito Santo uno, sola produzione, ma non anche fattura; e glorifichiamo un solo Dio, in una deità una e semplice, ma ricca, se così posso dire, e non priva di nulla, e siamo glorificati a nostra volta da te in ricca divinizzazione ed illuminazione di triplice luce, ora e nei secoli senza fine. Amen." (Primo Discorso sulla processione dello Spirito Santo" Bompiani pag.11)

Questa preghiera che viene posta da Palamas immediatamente dopo il prologo del suo primo Discorso sulla processione dello Spirito Santo, esprime quella che è la dottrina trinitaria dei Padri Greci. Nell'esprimere il mistero trinitario non parte dall'essenza (o sostanza) ma dalle singole Ipostasi; Il Padre è la "deità sorgiva", la "fonte" della divinità, causa o principio di origine per le altre due Ipostasi. Con il termine causa non si esprime una diversità di natura ma viene indicata la differenza secondo il modo di essere, per meglio comprendere questo aspetto citiamo S. Gregorio di Nissa, il quale afferma: "E dicendo "causa" e "dalla causa" non denotiamo con questi nomi una natura - infatti, non si potrebbe addurre la stessa spiegazione per una causa e per una natura - ma spieghiamo la differenza secondo il modo di essere. Difatti, dicendo che l'uno è in modo causato mentre l'altro è senza causa, non dividiamo la natura in ragione della causa, ma solo dimostriamo che né il Figlio è senza generazione, né il Padre è per generazione." ("Quod non sint tres dii - Ad Ablabium" in "La Trinità e l'uomo" Giulio Maspero pag. 76).
Il Padre è il vincolo di unità tra i tre: c'è un solo Dio perché c'è un solo Padre. Afferma S. Gregorio di Nazianzo "L'unione è determinata dal Padre, dal quale proviene e al quale si riconduce ciò che segue, non in modo da essere fuso assieme, ma da essere tenuto assieme, senza che il tempo né la volontà né la potenza riescano a separarlo." (Orazione 42, Gregorio di Nazianzo, "Tutte le orazioni". Bompiani).
L'origine delle Ipostasi non è impersonale, poiché si ricollega alla Ipostasi del Padre, ma non è neppure pensabile senza il possesso comune di una stessa essenza non divisa dei tre che la condividono, d'altra parte la consustanzialità essendo un'identità non-ipostatica, l'unità delle tre Ipostasi è inconcepibile senza la cosiddetta monarchia del Padre, cioè l'Iposasi paterna come fonte, origine e causa.
E' bene ricordare che i termini causa, processione, produzione, origine, ecc. sono comunque inadeguati a descrivere il mistero trinitario. Bisogna anche dire che il termine "sorgente della divinità" riferita al Padre non significa che l'essenza divina è sottomessa alla Ipostasi del Padre, ma che l'Ipostasi del Padre "dà luogo al possesso comune dell'essenza, poiché non si identifica con l'essenza, non essendo l'unica Ipostasi della divinità" (V. Lossky "A immagine e somiglianza di Dio" Ed. EDB pag.122).

Gregorio Palamas afferma: "In realtà la scusa alla quale ricorrete per difendervi, e che consiste nel dire che il Figlio non sarebbe pari al Padre, se non avesse a sua volta il far procedere, aggiunta che voi introducete solo per fare di tutto per mostrarlo pari, non ha nessuna plausibilità. Se infatti alcuni dicessero che bisogna che il Figlio abbia anche la capacità di generare, in quanto, se in lui essa non ci fosse, verrebbe eliminata la parità, sarebbe necessario attribuirgli anche questa, persuasi da quanti non comprendono: e semplicemente non si dovrebbe più dire che il Padre è maggiore del Figlio, quanto alla capacità di causare, per non abolire la parità del Figlio rispetto a Lui.
Ed in effetti sembra che voi supponiate ingannevolmente proprio questo, in contrasto con le dottrine e con gli insegnamenti evangelici; infatti chi dicesse che anche il Figlio è causa della deità abolirebbe il Figlio stesso, che senza dubbio dice, nel Vangelo, "il Padre mio è maggiore di me", e di lui non solo come uomo, ma anche come Dio, rispetto alla causa della deità. Anche per questo non disse "Dio", ma "il Padre": in effetti non è Dio ad essere maggiore del Figlio, ma il Padre in quanto causa della deità, come interpretarono per noi i Padri portatori di Dio. Quindi contraddite proprio questi portatori di Dio, e Cristo, il Dio dei portatori di Dio, perchè dicono che il Figlio non è pari al Padre, quanto alla causa.
Ma noi sappiamo che la parità del Figlio rispetto al Padre è secondo la natura, sia riconosciamo confessionalmente che il Padre è maggiore del Figlio, quanto alla causa. E questo include entrambe le cose, sia il generare sia il far procedere, ed inoltre per coloro che per primi scrissero intorno alla parità di natura del Figlio rispetto al Padre, vale a dire intorno alla sua uguaglianza d'onore, anche se essi ebbero questa preoccupazione, il simbolo di fede fu ritenuto sufficiente, anche senza la vostra aggiunta."("Primo Discorso sulla processione dello Spirito Santo" Bompiani pag.15).

Qui Gregorio afferma che l'intenzione dei Latini, nell'aggiungere il Filioque, è quella di evidenziare la parità fra il Padre ed il Figlio, certo non critica l'intenzione ma critica il fatto che se aggiungiamo al Figlio la proprietà di far procedere, al pari del Padre, dovremmo allora anche aggiungere la proprietà del generare, facendo questo però il Figlio non sarebbe più tale.
Palamas vede nel Filioque, oltre che un'aggiunta indebita perché fatta senza l'approvazione di un concilio ecumenico, l'attribuzione al Figlio della "causalità", cioè ritiene che il Filioque più o meno direttamente inserisca due cause, mentre la causa è il solo Padre. In questo senso interpreta il passo evangelico dove Cristo afferma che il Padre è maggiore di lui. Palamas afferma che l'aggiunta è inutile perché la parità fra il Padre ed il Figlio è nell'unica natura e il Padre è maggiore per quanto riguarda la causa, che non esprime una differenza della natura, ma una distinzione, senza divisione, delle Ipostasi.

Infatti poco dopo Palamas dice: "Di fatti non è possibile che il Figlio abbia nessuna delle proprietà dell'Ipostasi paterna: se l'avesse, o le cause sarebbero due, come se il far procedere fosse in due Ipostasi - infatti così anche i causati sarebbero due, perché il causato sarebbe contemplato in due Ipostasi -, oppure il Padre ed il Figlio confluirebbero in una sola Ipostasi." ("Primo Discorso sulla processione dello Spirito Santo" Bompiani, pag.29).
Gregorio Palamas dice: "E di fatti diciamo che il Figlio è dal Padre, in quanto è stato generato dall'essenza divina, vale a dire a partire dall'Ipostasi paterna: infatti l'essenza dei tre è una: sicché il generare è attributo dell'Ipostasi paterna e non è possibile che il Figlio sia dallo Spirito. Ed è così perché anche lo Spirito Santo è dal Padre ed anch'esso è dall'essenza divina a partire dall'Ipostasi paterna: infatti l'essenza dei tre è in tutti i modi e del tutto una. Perciò il far procedere è attribuito all'Ipostasi paterna e non è possibile che lo Spirito sia anche dal Figlio, dal momento che non è possibile che il Figlio abbia le proprietà dell'Ipostasi paterna." ("Primo Discorso sulla processione dello Spirito Santo" Bompiani, pag.27)
Poco dopo Palamas cita Giovanni Damasceno che così afferma: "riconosciamo la differenza delle ipostasi divine in tre sole proprietà: quella non causata e paterna, quella causata e filiale, e quella causata e procedente" ("La fede ortodossa", Città Nuova, pag. 172).
In riferimento, poi, al fatto che lo Spirito Santo è mandato dal Figlio, Palamas dice: "Inoltre lo Spirito Santo, secondo il divino Paolo, è detto anche spirito ed intelletto di Cristo (1Cor 2,16), come dice il grande Basilio nello scritto contro gli Eunomiani, quando attorno allo Spirito scrive: "il fatto che lo Spirito è da Dio l'annunciò chiaramente l'Apostolo, dicendo che "ricevemmo lo Spirito da Dio"(1Cor 2,12); e rese sicuro che esso si manifesta attraverso il Figlio chiamandolo spirito del Figlio in quanto Dio, ed inoltre intelletto di Cristo, in quanto è anche Spirito di Dio, come quello dell'uomo". Quindi come ciascun uomo ha il proprio intelletto, e l'intelletto proprio è appunto quello di ciascuno di loro, però l'intelletto non proviene da lui, ma da colui da cui proviene egli stesso, e quindi il suo proprio intelletto appunto non è da lui, se non per quanto riguarda l'atto (operazione), così anche lo Spirito divino, che esiste naturalmente in Cristo in quanto Dio, è anche spirito ed intelletto di Cristo stesso. E nell'atto(operazione) è tanto di Lui quanto da Lui, perché insufflato, mandato e manifestato, mentre nell'esistenza e nell'Ipostasi è di Lui, però non da Lui, ma da colui che lo ha generato" ("Primo Discorso sulla processione dello Spirito Santo" Bompiani, pag.35).

In questo passo appare per la prima volta il termine "atto" (energia, operazione) che avrà molta importanza nella teologia di Palamas. Quindi secondo Gregorio lo Spirito Santo proviene dal Figlio ma solo nell'atto, quindi lo Spirito è "di Lui" come Ipostasi e come esistente ma non è "da Lui" dal punto di vista della causa della propria esistenza ipostatica. Il significato del "da" è diverso a seconda che ci si riferisca al Padre o al Figlio. Nel caso si dica che lo Spirito è "dal" Padre, nel senso che procede da Lui, ci si riferisce alla causa dell'esistenza dello Spirito come Ipostasi, nel caso si dica, invece, che è "dal" Figlio ci si riferisce al fatto che lo spirito del Figlio è lo Spirito stesso, ma solo in quanto il Figlio lo manda e lo manifesta con un proprio atto.

"Il principio creatore è uno, il Padre, il Figlio, e lo Spirito Santo. Perciò quando diciamo che le cose prodotte dal non ente sono state prodotte da Dio, e parliamo della bontà attraverso la quale ebbero l'essere; della grazia che si produce in esse, per la quale ciascuna di esse ha partecipato a sua volta dell'esser bene; e di quella che in seguito viene a prodursi in più, per la quale quelle cadute sono ritornate all'esser bene; quando insomma diciamo queste cose e parliamo attorno ad esse, affermiamo anche che principio, sorgente e causa di tutto ciò è anche il Figlio nello Spirito Santo, e non ci riferiamo ad un altro principio - non sia mai -, ma allo stesso, cioè a quello del Padre che, attraverso di Lui, nello Spirito Santo, al tempo stesso produce, accompagna e tiene insieme nel modo più bello tutte le cose. Ma il Padre, per il fatto d'essere, attraverso il Figlio e nello Spirito Santo, fonte di tutte le cose, è anche fonte e principio della deità, perché è il solo teogono. E noi lo sappiamo ancora meglio che per dimostrazione, in quanto questo è chiaramente affermato dai sacri detti ispirati da Dio." ("Primo Discorso sulla processione dello Spirito Santo" Bompiani, pag.43).

In questo passo Gregorio parla del mistero trinitario sotto due aspetti, l'opera della Trinità nella creazione e la vita intratrinitaria. Nella creazione il principio è uno, la Trinità quindi principio della creazione sono anche il Figlio e lo Spirito Santo, ma quando, invece, si parla della vita intratrinitaria la causa e la sorgente della deità è il Padre.

Palamas dice: "In effetti "tutte le proprietà che ha il Padre sono anche del Figlio", secondo il teologo Gregorio, "eccetto la causa" (Oratio 34, In Aegyptiorum adventum 10, P.G. 36, 252 A). Quale causa? Quella delle creature? Non sia mai. Infatti di queste è principio e causa anche il Figlio. Di conseguenza tutte le proprietà che ha il Padre sono anche del Figlio, eccetto la causa ed il principio della deità intesa nella Triade: quindi il Figlio ha tutte le proprietà del Padre, eccetto quella d'essere anche lui principio e causa della deità dello Spirito. Perciò lo Spirito Santo procede solo dal Padre, così come il Figlio è generato solo dal Padre, e trae l'esistenza direttamente ed immediatamente dal Padre, come pure il Figlio, e questo sarebbe vero anche se ammettessimo che lo Spirito abbia avuto l'essere dal Padre attraverso il Figlio, giacché chi fa procedere è anche padre." ("Primo Discorso sulla processione dello Spirito Santo" Bompiani, pag.53).

Per quanto riguarda la processione dello Spirito Santo anche dal Figlio, Palamas sottolinea che se così fosse bisognerebbe attribuire la proprietà di far procedere anche allo Spirito Santo. Bisogna, perciò, tenere distinte quelle che sono le proprietà naturali da quelle ipostatiche. Tutte le proprietà comuni al Padre ed al Figlio sono comuni anche allo Spirito, se dunque il far procedere fosse comune al Padre ed al Figlio sarebbe comune anche allo Spirito, così la Triade diventerebbe una tetrade: infatti anche lo Spirito farebbe procedere un altro spirito.
Le proprietà come la volontà, la potenza, l'attività, sono della natura, quindi comuni alle Tre Ipostasi, ma le proprietà delle singole Ipostasi appartengono singolarmente ad ognuna di loro. Quindi il Padre è non causato e non generato ma piuttosto è causa, il Figlio è dal Padre per generazione, e lo Spirito Santo anch'Egli è dal Padre, ma non per generazione bensì per processione. La non-generazione, al generazione e la processione sono proprietà ipostatiche in quanto tali appartengono a una delle Ipostasi. Palamas vede nel Filioque una confusione fra le proprietà che appartengono alla natura divina e le proprietà ipostatiche, ecco perché afferma che il Filioque attenta al mistero trinitario.
Nel passo sopra citato poi Palamas parla anche della processione dello Spirito "attraverso" il Figlio, subito dopo chiarisce che questo va inteso nel senso che "accompagna la Parola" e che l'"attraverso" va inteso, non come "da", ma come equivalente a "con", concordemente all'affermazione di Giovanni Damasceno che dice: "Infatti abbiamo imparato che lo Spirito accompagna la Parola e manifesta il suo atto" ("La fede ortodossa" Città Nuova pag. 59).
Lo Spirito Santo viene mandato dal Figlio che ne è il dispensatore; ma chi distribuisce, afferma Palamas, non distribuisce cose che dà egli stesso, pur avendo naturalmente in se stesso lo Spirito Santo; perché lo Spirito Santo non ha da Lui l'esistenza ma dal Padre che è la deità sorgiva. Per ultimo inseriamo un testo in cui Gregorio sottolinea una delle più pericolose consequenze della processione dello Spirito Santo anche dal Figlio, e cioè il fatto che, se lo Spirito ha la propria esistenza dal Figlio sarebbe "una delle cose venute ad essere". Palamas, infatti, dice:

"Se poi lo Spirito avesse l'esistenza dal Figlio, in quanto attraverso il Figlio è mandato da parte del Padre, ne conseguirebbe che anch'esso avrebbe un principio, e questo principio sarebbe il Figlio, e perciò esso sarebbe una delle cose venute ad essere. Lo testimoni di nuovo la voce teologica, che dice: "si osservi, quindi, come ho detto, un solo Dio, facendo risalire ad una sola causa il Figlio e lo Spirito, ed in base, se così possa dire, all'unità e all'identità della deità, al movimento, alla volontà ed all'identità dell'essenza. E le tre ipostasi, senza supporre che ci sia in esse nessuna commistione, dissoluzione o confusione, intendendo e dicendo che il Padre è senza principio e principio, e principio in quanto causa, fonte e luce eterna, mentre il Figlio non è certo senza principio, ma è principio di tutte le cose" (Gregorio di Nazianzo, Oratio 20, De dogmate et constitutione Episcoporum 7, P.G. 35, 1073 A; trad. it. pag. 501). Se quindi il Figlio fosse principio anche dello Spirito, lo Spirito sarebbe per te una fra tutte le altre cose: proprio di queste, infatti è principio anche il Figlio. Per ripetere quindi le parole del teologo "mostra che lo Spirito è venuto ad essere, ed allora assegnalo al Figlio" (Gregorio di Nazianzo Oratio 31, De Spiritu Sancto 14, P.G. 36, 145 D-148 A; trad. it. pag.760 sg.), come se avesse acquisito l'esistenza attraverso di lui o pure da lui -poichè anche il divino Cirillo, aquanti sostengono che lo Spirito, pur essendo da Dio, tuttavia non lo è propriamente ed in modo trascendente, affinchè in questo modo il "dal quale" sia inteso come omoessenziale (ed infatti è scritto che tutte le cose sono da Dio), dice: "il 'dal quale' resta attribuito propriamente allo Spirito Santo, per il fatto che i non enti sono volti all'essere da Dio Padre, ma attraverso il Figlio" (Cirillo di Alessandria, Thesaurus, P.G. 75, 569 A) -; mostra quindi, ripeto, che lo Spirito divino proviene dai non enti, ed allora attribuisci anche ad esso la natura d'ipostasi anche a partire dal Figlio, ma è lo stesso che dire a partire da entrambi; se quindi lo Spirito esistesse a partire da entrambi, non sarebbe possibile che non fosse una fra tutte le cose; o che, risultando subito più modesta, questa cosa non avesse come cause entrambi e ciascuno di essi come principio. Infatti, come tutta la creazione è prodotta da entrambi e ciascuno di loro è principio di tutte le cose, così, se lo Spirito procedesse da entrambi, come affermano coloro che pensano alla latina, ciascuno di loro sarebbe principio dello Spirito, e perciò vi sarebbero due principi d'una sola deità. Infatti anche il Figlio, se contribuisse in parte anche in questo modo, come senza dubbio contribuisce a creare le altre cose, alla processione dello Spirito, sarebbe confessionalmente riconosciuto come causa dello Spirito; ma, se non contribuisce in nessun modo a questo, i teologi latini si sono mostrati davvero stolti a tentare invano di provarlo come in una dimostrazione geometrica; in effetti non possono fare queste affermazioni. In effetti, come ciascuna delle altre due ipostasi esiste come principio delle creature, ma non di meno il principio è uno, così per lo stesso motivo, anche se lo Spirito fosse detto da entrambe, il principio sarebbe sempre uno. Nel primo caso, infatti, come abbiamo detto, il principio è naturale, ma non ipostatico, e perciò la potenza demiurgica è una e d'entrambe le altre ipostasi: ma nel secondo caso la capacità di generare non è affatto d'entrambe. Poco fa in effetti abbiamo udito che colui che ha preso il nome della teologia diceva che il Padre è fonte e principio della luce eterna, e che il Figlio, che non è affatto senza principio, è tuttavia principio di tutte le cose." ("Primo Discorso sulla processione dello Spirito Santo" Bompiani, pag.81).



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