ELEOUSA magazine
Agosto '17

Rapiti due vescovi ortodossi in Siria. Un gesto incompatibile con le tradizioni orientali


I leader delle comunità cristiane di Aleppo, il metropolita Pavel (Yazici), della Chiesa ortodossa di Antiochia, e l’arcivescovo Mar Gregorios Yohanna (Ibrahim), della Chiesa siro-ortodossa, sono stati rapiti nella Siria nord-orientale il 22 aprile 2013.
L’auto su cui viaggiavano è stata fermata da un gruppo armato sulla strada che da Antiochia porta ad Aleppo, dove i due vescovi stavano andando per incontrarsi con il loro gregge alla vigilia della Settimana Santa e della celebrazione della Pasqua. Il diacono, che era alla guida dell’auto, è stato ucciso. Non c’è stata finora alcuna rivendicazione del vile gesto.
I vescovi rapiti sono tra i leader religiosi più noti e rispettati in Siria. Il metropolita Pavel è fratello del Primate della Chiesa ortodossa antiochena, Sua Beatitudine il Patriarca di Antiochia e di tutto il Grande Oriente Giovanni X.
Il Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca ha espresso forte preoccupazione per questo tragico evento, che calpesta i sentimenti dei credenti, causa l’escalation del conflitto armato in Siria e decine di migliaia di vittime umane.
«Invitiamo i cristiani ad unirsi in preghiera per i vescovi rapiti e tutti coloro che partecipano al conflitto civile in Siria e i rappresentanti della comunità internazionale a compiere ogni sforzo possibile per la liberazione dei vescovi, per una rapida conclusione delle sofferenze del popolo siriano e per riportare la pace in Siria.
Chiediamo ai governi dei Paesi occidentali di cessare il sostegno agli estremisti che aspirano al potere, perché ciò che sta accadendo in Siria non è una guerra civile ma il tentativo di rovesciare il governo con l’aiuto di forze esterne», - dichiara il Dipartimento nel suo comunicato.
Il 23 aprile, Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha inviato al Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin una lettera in cui ha espresso profonda preoccupazione per il rapimento dei due vescovi. Il Primate della Chiesa russa ha rivolto un appello al Capo dello Stato chiedendo di compiere ogni sforzo per la liberazione dei vescovi siriani: «Con grande trepidazione Vi informo che il 22 aprile è stato rapito da ignoti un vescovo della Chiesa ortodossa di Antiochia, il metropolita di Aleppo e Alessandretta Pavel. La sua auto è stata bloccata e il diacono che era alla guida è stato ucciso. Il metropolita Pavel è il fratello di Sua Beatitudine il Patriarca di Antiochia e di tutto l’Oriente Giovanni X. Insieme al metropolita è stato rapito anche l’arcivescovo di Aleppo Mar Gregorios Yohanna (Ibrahim), della Chiesa siro-ortodossa. Entrambi i vescovi si trovavano nelle vicinanze di Aleppo per controllare la distribuzione degli aiuti umanitari.
La Chiesa ortodossa russa, conoscendo in prima persona il prezzo del dolore e della sofferenza umana, difende fermamente l’inviolabilità del dono sacro della vita, l’inammissibilità delle azioni volte ad intimidire e ad esercitare violenze contro la popolazione civile, tra cui i leader religiosi.
In connessione con questo tragico incidente, mi rivolgo a Voi con la richiesta di adottare misure secondo le possibilità dello Stato russo, per la liberazione dei vescovi siriani».
Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha inviato una lettera anche al Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, al Segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, al Primo Ministro della Repubblica turca, Recep Tayyip Erdogan.
Il Ministero degli affari esteri della Federazione Russa in un comunicato stampa ha condannato fermamente il sequestro dei due vescovi e ha chiesto il loro immediato e incondizionato rilascio: «Questa provocazione criminale conferma ancora una volta la volontà degli estremisti di esacerbare i conflitti interreligiosi in Siria, disastrosi per il Paese e la regione. Di fronte a queste azioni pericolose la comunità internazionale dovrebbe opporre ferma resistenza».
Nel comunicato, il servizio diplomatico russo afferma inoltre: «Da parte russa si stanno compiendo tutti gli sforzi necessari - nei contatti con il governo della Repubblica Araba Siriana e attraverso vari altri canali - per facilitare la liberazione dei vescovi cristiani».
Lo stesso giorno, le agenzie di stampa «France Press» e «Reuters» e poi diverse altre agenzie straniere ed emittenti televisive hanno diffuso la notizia che i vescovi rapiti erano stati presumibilmente liberati e che erano in procinto di tornare o erano già tornati ad Aleppo. Questa notizia è stata ripresa dai media di tutto il mondo, anche in Russia.
Tuttavia, come riportato da fonti autorevoli del Patriarcato di Antiochia e della Chiesa siro-ortodossa, l’informazione diffusa è risultata falsa. Sulla base delle informazioni giunte presso il Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca dal Patriarcato siro-ortodosso, il metropolita Pavel (Yazici), e l’arcivescovo Mar Gregorios Yohanna (Ibrahim) sono ancora prigionieri.
Le stesse informazioni il Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca ha ricevuto da fonti diplomatiche.
Intanto nella Chiesa ortodossa russa si continua a pregare per la liberazione dei vescovi rapiti.
Il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha inviato un messaggio di vicinanza a Sua Beatitudine il Patriarca di Antiochia e di tutto il Grande Oriente Giovanni X, in cui esprime la sua solidarietà per il rapimento del metropolita Pavel (Yazici) e dell’arcivescovo Mar Gregorios Yohanna (Ibrahim): «Con profondo dolore ho appreso la notizia del tragico evento nel Nord della Siria. Considero questo rapimento un grave crimine verso persone di fede, servi di Dio, che hanno sempre annunciato parole di preghiere, di pace e di amore fraterno. È tragico che queste cose accadano nella terra di Siria, dove le personalità ecclesiastiche tradizionalmente godono di grande rispetto.
Esprimo la mia vicinanza al popolo siriano, alla Chiesa ortodossa di Antiochia e a Vostra Beatitudine.
Sto compiendo ogni sforzo per la liberazione dei gerarchi rapiti. Prego Dio di salvare le loro vite e di restituirli al loro gregge il più presto possibile. Il Signore Vi rafforzi in questo dolore e riporti la pace in Siria».
Nel suo messaggio al Patriarca della Chiesa siro-ortodossa Ignatius Zakka I Iwas, il Primate della Chiesa ortodossa russa scrive: «Sono profondamente addolorato per la notizia del rapimento dei due gerarchi. Siamo ancora una volta testimoni di un atto brutale e cinico commesso da coloro che secondo alcuni mass media cercano di presentarsi come paladini della libertà e della democrazia. Questo atto terribile espone con chiarezza i veri obiettivi di coloro che hanno scatenato lo scontro sanguinoso in Siria.
La nostra Chiesa prega per la salute e la liberazione dei gerarchi rapiti. In questa ora, siamo uniti con tutti i cristiani della Siria, che soffrono e piangono i loro morti».
Anche il presidente del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca, metropolita Hilarion di Volokolamsk, ha inviato un messaggio di solidarietà a Sua Beatitudine il Patriarca di Antiochia e di tutto il Grande Oriente Giovanni X, nel quale dichiara tutta la sua contrarietà per il rapimento dei gerarchi del Patriarcato di Antiochia e della Chiesa siro-ortodossa. In particolare, il presidente del Decr afferma: «Questo rapimento viola i principi fondamentali morali umani. È incompatibile con le tradizioni orientali offendere e opprimere personalità ecclesiastiche che con le loro parole e azioni sottolineano la loro non partecipazione ai processi politici e predicano solo la pace. Non esistono obiettivi politici che possono giustificarlo».
Nella lettera inviata al Patriarca Ignatius Zakka I Iwas, il metropolita Hilarion osserva che il rapimento dei due gerarchi ha lo scopo di intimidire i cristiani siriani e di espellerli dal loro Paese natale: «Siamo di nuovo testimoni di un atto estremista volto a intimidire i cristiani siriani e ad espellerli dal loro Paese natale. È deplorevole che coloro che occupano posizioni di potere preferiscono non notare il carattere anticristiano delle azioni dei cosiddetti «ribelli», sostenendoli e incoraggiandoli così a commettere tali azioni brutali in futuro.
La Chiesa ortodossa russa alza incessantemente la sua voce sulla scena internazionale in difesa dei suoi fratelli e sorelle in Siria, sottoposti a continui attacchi da parte di mercenari armati che seminano il male, la morte e il terrore nella terra di Siria. Noi continueremo la nostra lotta fino a quando la pace è ristabilita in Siria.
Possa il Signore Misericordioso concedere al più presto il rilascio dei due gerarchi rapiti
e la pace tanto attesa al popolo siriano».
Il 24 aprile, il gruppo tra fazioni per la salvaguardia dei valori cristiani della Duma di Stato della Federazione Russa ha rilasciato una dichiarazione sulla situazione in Siria. Nel testo, in particolare, si legge: «Noi, i deputati della Duma di Stato dell’Assemblea Federale della Federazione Russa, membri del gruppo tra fazioni per la salvaguardia dei valori cristiani, esortiamo con forza i nostri colleghi - parlamentari europei, membri di organizzazioni parlamentari internazionali, la comunità internazionale, i leader religiosi di tutto il mondo, la leadership delle Nazioni Unite, a consolidare una posizione comune per la fine immediata dello spargimento di sangue in Siria e l’inizio del dialogo. Siamo indignati per il rifiuto tacito dei media internazionali sul tema della persecuzione dei cristiani in Siria e per la violazione dei diritti umani fondamentali».
I deputati sono solidali con la Chiesa ortodossa russa nell’appello alla comunità internazionale ad unirsi affinché i vescovi rapiti possano essere ritrovati e restituiti al loro luogo di servizio.
«Per noi cristiani, ciò che sta accadendo in Siria è una tragedia. La situazione della comunità cristiana della Siria è estremamente pesante. Forze radicali, che ora lottano per il potere, hanno lo scopo di completare l’espulsione del cristianesimo dalla regione del Medio Oriente. Noi constatiamo che in quei luoghi in cui i radicali arrivano al potere, i cristiani vengono uccisi o espulsi. La tragica situazione, che ora si svolge in Siria, riflette le tristi vicende che stanno avvenendo in altri Paesi del Medio Oriente.
Noi consideriamo ciò che sta accadendo come una tragedia storica del cristianesimo nei luoghi dove esso è nato. L’esistenza dell’antica Chiesa di Antiochia è minacciata. Il Medio Oriente è la terra in cui il cristianesimo è nato e si è sviluppato, dove ci sono antiche Chiese cristiane. Fino a poco tempo fa, i cristiani, pur essendo una minoranza, hanno goduto di relativa sicurezza e hanno vissuto in un ambiente più o meno stabile. In Siria i cristiani rappresentano circa il 10% della popolazione, la maggior parte dei quali professano il cristianesimo ortodosso.
Ripetutamente la Chiesa ortodossa russa ha sollevato il tema della persecuzione dei cristiani in Siria, alti rappresentanti di questa Chiesa hanno parlato alle Nazioni Unite e in molte altre sedi internazionali. Ma notiamo il silenzio sul tema della persecuzione dei cristiani, così come il fatto che i programmi delle nazioni che sostengono la cosiddetta opposizione, non includono la conservazione del cristianesimo nella regione, il tema della persecuzione dei cristiani non è all’ordine del giorno delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni internazionali, con la tacita accondiscendenza della stampa occidentale.
Dichiariamo la nostra solidarietà alla parte musulmana della società siriana, riconoscendo che anche loro sono colpiti dalla guerra in Siria. Dietro di essa non c’è l’islam tradizionale, che predica credenze comuni e la pace, ma le forze fondamentaliste radicali, che i leader dell’islam tradizionale hanno ripetutamente condannato», - si legge ancora nel comunicato.
Nel concludere, la dichiarazione chiede la fine immediata della guerra in Siria e i negoziati tra le parti coinvolte.
Il gruppo tra fazioni per la salvaguardia dei valori cristiani della Duma di Stato della Federazione Russa è stato istituito nel mese di aprile 2012. Si fonda sul principio di non-partisan, sulla base del fatto che il suo obiettivo dichiarato è condiviso da tutte le parti del Parlamento russo. Il curatore del gruppo tra fazioni è il rappresentante del Partito Comunista Sergij Gavrilov. Il gruppo include più di venti membri, tra cui il vicepresidente della Commissione per gli affari esteri Valentina Tereshkova, il membro della Commissione per gli affari con la Comunità degli Stati Indipendenti (CIS) e i rapporti con i connazionali all’estero Andrej Skoch, il capo del Comitato per la sicurezza e l’anticorruzione Irina Jarovaja, il capo del Comitato per la legislazione costituzionale e dello Stato Vladimir Pligin, il primo vicepresidente della Commissione
per gli affari esteri Andrej Klimov, e altri.
Il 25 aprile, Sua Beatitudine il Patriarca di Antiochia e di tutto il Grande Oriente Giovanni X ha incontrato il Patriarca Ignatius Zakka I Iwas della Chiesa siro-ortodossa, presso la residenza di quest’ultimo nel villaggio di Atshana, in Libano.
I Patriarchi hanno discusso del rapimento del metropolita Pavel (Yazici) e dell’arcivescovo Mar Gregorios Yohanna (Ibrahim), hanno condannato questo atto di terrorismo sottolineando che, nonostante alcuni mezzi di informazione abbiano detto che i vescovi sono stati rilasciati, essi sono ancora tenuti prigionieri. A questo proposito, i Primati hanno rivolto un appello alla comunità internazionale chiedendo di compiere ogni sforzo possibile per agevolare il rilascio dei due metropoliti di Aleppo e la cessazione di tutte le violenze in Siria, in modo che, a seguito del dialogo e delle decisioni politiche che si andranno a prendere, il Paese possa vivere in pace.
I due Patriarchi hanno sottolineato l’importanza del rispetto dei principi di pacifica convivenza, di tolleranza e di unità nazionale, e hanno deciso di continuare gli sforzi congiunti per liberare i vescovi rapiti, per consentire loro di celebrare la festa dell’Entrata del Signore in Gerusalemme nelle loro diocesi.
Il giorno prima, 24 aprile, il Patriarcato di Mosca ha ricevuto una lettera aperta dei Patriarchi Giovanni X e Ignazio Zakka I Iwas, nella quale i due Primati hanno espresso estrema preoccupazione per i cristiani in Siria a causa delle dure condizioni di vita e dei frequenti fatti di discriminazione contro i credenti di tutte le fedi. Il rapimento dei vescovi di Aleppo, secondo i Primati delle due Chiese, è il peggior tipo di violenza contro persone inermi, come i servitori della Chiesa.
Nella lettera si legge in particolare: «Ci ha colpito la notizia del rapimento di due dei nostri fratelli: il metropolita ortodosso di Aleppo e Alessandretta Pavel (Yazici) e l’arcivescovo siro-ortodossa di Aleppo Mar Gregorios Yohanna (Ibrahim), sequestrati durante il loro viaggio verso Aleppo dopo una missione umanitaria. Siamo molto dispiaciuti per quanto accaduto, tali azioni offendono ogni persona, indipendentemente dalle proprie origini. Nell’informare la comunità siriana e internazionale, crediamo che sia importante sottolineare quanto segue: i cristiani della regione sono parte integrante della vita sociale del loro popolo. Soffrono e si sentono dispiaciuti per le prove, alle quali ogni persona viene sottoposta. Ispirati dagli ideali del Vangelo, che si basano sull’amore tra le persone, stanno compiendo ogni sforzo per sradicare l’ingiustizia. La verità di queste parole sono confermate dalla posizione ufficiale delle varie autorità spirituali e religiose, e dal fatto che i due vescovi rapiti erano impegnati in una missione umanitaria nel momento del loro rapimento.
I cristiani deplorano la violenza nella regione, che divide i cittadini gli uni dagli altri e mette a repentaglio la vita delle persone innocenti, come il rapimento dei due vescovi, che è la peggiore forma di violenza contro persone inermi. Chiediamo ai rapitori di salvare la vita dei due fratelli e di fermare le azioni che seminano discordia e divisione tra i cittadini di uno stesso Paese.
Ci rendiamo conto che, a causa di questo evento, le anime di tutti i cristiani soffrono. Chiediamo loro di avere pazienza e fede, di confidare in Dio, che con la sua potenza rafforza la nostra debolezza. Noi crediamo che per difendere la Patria dobbiamo restare qui, compiere quelle opere che la rendano un paese di amore e di riconciliazione. Siamo consapevoli del fatto che i cittadini di altre fedi, come risultato di queste azioni, stanno sperimentando la medesima sofferenza. Preghiamo che il Signore dia loro la forza in questa prova, e alziamo la nostra voce affinché si astengano da qualsiasi forma di violenza, che divide la nostra Patria e provoca ferite nei nostri cuori».
Si legge, inoltre, nel messaggio dei due Patriarchi: «Chiediamo alla comunità internazionale di compiere ogni sforzo per garantire che la Siria esca dalla crisi e torni ad essere un Paese dove ci sia amore, sicurezza e buon vicinato. Il raggiungimento di obiettivi politici non può avvenire a scapito della popolazione civile.
Facciamo appello a tutte le comunità cristiane del mondo per affrontare insieme con coraggio gli eventi in Siria, esprimendo la nostra fede attraverso la testimonianza dell’amore, e adottare misure necessarie contro la violenza che minaccia tutti i popoli del Medio Oriente.
Cogliamo l’occasione per rivolgerci ai nostri concittadini - i membri della comunità musulmana, con la richiesta di collaborazione e di rifiuto ad usare le persone come oggetti di scambio o scudi umani per motivi politici.
Infine, facciamo appello ai rapitori e dichiariamo loro che le persone rapite sono messaggeri d’amore, come testimoniano le loro attività religiose, sociali e internazionali. È per questo che chiediamo ai rapitori di agire in questa situazione senza fanatismo, che avviene solo per mano dei nemici del nostro Paese.
In questi giorni benedetti (della Settimana Santa, ndr), preghiamo Dio di porre fine alla terribile sciagura, in modo che la nostra gente e la nostra regione possano riacquistare
la pace e la prosperità che si meritano».
Il 26 aprile, il Dipartimento per l‘informazione del Ministero degli affari esteri della Federazione Russa ha rilasciato un comunicato, nel quale ha espresso preoccupazione per la sorte del metropolita Pavel (Yazici) e dell’arcivescovo Mar Gregorios Yohanna (Ibrahim). Il Ministero degli esteri russo dichiara che «da parte russa sono stati compiuti tutti gli sforzi possibili per facilitare la liberazione immediata di questi leader religiosi e incoraggia coloro che hanno influenza sui rapitori a cercare una soluzione sicura al problema dei due vescovi».
Il Ministero rileva, inoltre, con preoccupazione il grave danno che è stato causato dai militanti dell’organizzazione terroristica «Dzhebhat An-Nusra» alla Grande Moschea degli Omayyadi durante i combattimenti ad Aleppo.
Il 30 aprile, è giunta presso il Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne del Patriarcato di Mosca una lettera pastorale di Sua Beatitudine il Patriarca di Antiochia e di tutto il Grande Oriente Giovanni X, che ha per oggetto la situazione in Siria.
Rivolta ai confratelli vescovi, ai pastori e a tutti i fedeli della Chiesa ortodossa di Antiochia in occasione della festa dell’Entrata del Signore a Gerusalemme, Sua Beatitudine sottolinea che «nei nostri Paesi i conflitti politici stanno imperversando. Le persone non possono dotarsi di mezzi di sostentamento, le loro case e perfino la vita sono in pericolo. Ogni giorno ci sono sequestri, noi siamo esposti a gravi pericoli. L’ultimo di questi è stato il rapimento dei nostri amati confratelli e l’uccisione del diacono che li accompagnava.
Condivido il dolore di molti fedeli della nostra Chiesa, che si trovano in circostanze difficili. Insieme ai miei confratelli, i membri del Santo Sinodo, stiamo facendo tutto il possibile per mitigare l’impatto negativo della situazione sui nostri fedeli e su tutti i cittadini. Questo è l’obiettivo più importante della nostra testimonianza cristiana. Tuttavia, ci rifiutiamo di sopportare le condizioni in cui le persone sono costrette a vivere oggi.
Siamo convinti che il nostro rifiuto della situazione attuale rispecchi i principi della nostra fede, e condanniamo ciò che sta accadendo oggi. Credendo nella Risurrezione, non abbiamo paura quando qualcuno usa la violenza per raggiungere il proprio obiettivo. L’omicidio, il sequestro di persona, la distruzione delle nostre istituzioni non ci scuotono nella nostra determinazione a sostenere i principi della convivenza civile, a rimanere fedeli alla nostra Patria e ad adoperarci per garantire che nel nostro Paese regni la giustizia e il rispetto dei diritti umani».
Il messaggio contiene anche un forte appello alla comunità internazionale: «Colgo l’occasione per rivolgere un appello alla comunità internazionale affinché faccia il possibile per liberare gli ostaggi, la cui scomparsa provoca una sofferenza profonda. Per evitare gravissime conseguenze, è importante risolvere rapidamente il problema».



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Icona dei Santi Apostoli e martiri Pietro e Paolo, fondatori della Chiesa ortodossa di Antiochia
L'arcivescovo Mar Gregorios Yohanna (Ibrahim) e il metropolita Pavel (Yazici)
Il Patriarca di Antiochia Giovanni X
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