ELEOUSA magazine
Agosto '17

Il respiro della storia. Editoriale di Fernanda Santobuono


La Chiesa ortodossa russa si appresta a celebrare il prossimo 28 luglio il 1025° anniversario del Battesimo della Santa Rus’, in ricordo del sacramento di massa che fu compiuto sulle sponde del fiume Dnepr a Kiev nel 988 ad opera del santo principe Vladimir, uguale agli apostoli. Questo evento ha determinato per secoli lo sviluppo storico del mondo slavo cristiano, della cultura e della mentalità dei popoli fratelli di Russia, Ucraina e Bielorussia, su cui hanno costituito la base della loro statualità. Per questo, il 28 luglio è festa nazionale in Russia, Ucraina e Bielorussia, e memoria liturgica del santo principe Vladimir.
Le principali manifestazioni si svolgeranno nelle tre città capitali: Mosca, Kiev e Minsk.
Per decisione del Sacro Sinodo, in questa stessa data, a partire dal 2012 la Chiesa ortodossa russa fa memoria anche del Concilio dei santi di Kiev, dai quali ha avuto origine il monachesimo russo.
L’importante ricorrenza sarà celebrata particolarmente bene. Come è stato sottolineato dal Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill nella sua relazione al Concilio dei vescovi lo scorso mese di febbraio a Mosca, è necessario che la celebrazione del 1025° anniversario del Battesimo della Rus’ acquisisca «un carattere missionario e sociale il più ampio possibile e sia conosciuto in tutto lo spazio della Rus’ storica».
A tale scopo è stato costituito un comitato misto che coinvolge la Chiesa e la società, presieduto dal Patriarca Kirill. Vi fanno parte rappresentanti di Russia, Ucraina e Bielorussia.
Nel presiedere la prima riunione, Sua Santità il Patriarca ha osservato che la celebrazione del 1025° anniversario del Battesimo della Rus’ deve aiutare le persone a sentire il respiro della storia, le comuni radici cristiane. «È al Battesimo della Rus’ che si deve la formazione della nostra comune civiltà. La fedeltà alle radici spirituali è una garanzia che rimarremo quello che siamo. Vuol dire che saremo veramente felici, perché coloro che tradiscono se stessi o sono in qualche modo dipendenti, non possono essere felici», - ha detto il Primate della Chiesa ortodossa russa.
Egli ha anche sottolineato l’importanza della rinascita religiosa che si è verificata negli ultimi venticinque anni in Russia, «che ha avuto inizio con l’anniversario del Millennio del Battesimo della Rus’ ed è stata caratterizzata da cambiamenti radicali nella vita del popolo e della Chiesa, cambiamenti di mentalità del popolo verso i valori cristiani».
«Noi dobbiamo far sì che questi anni della rinascita della Chiesa siano fissati nella memoria storica del popolo», - ha aggiunto il Patriarca. «Dal punto di vista della vita ecclesiale e religiosa questi venticinque anni rappresentano un fenomeno che non ha eguali nella storia del mondo. Mai, in qualsiasi parte del mondo, in un così breve periodo di tempo sono state costruite così tante chiese e sono state fondate molte comunità cristiane. Da nessuna parte c’è stata una svolta così importante nella vita della Chiesa e nella vita religiosa in generale, pur nella vastità della Santa Rus’. Quale forza ha ispirato il nostro popolo a realizzare questi grandi cambiamenti? È qualcosa su cui riflettere».
Kirill ha espresso la convinzione che il motore del cambiamento nella vita delle persone è stato lo sviluppo della dimensione spirituale e religiosa. «In effetti, tutto questo non dipende solo dalla costruzione di nuove chiese e monasteri, dalla consacrazione di sacerdoti e vescovi, ma dalla collaborazione che la Chiesa ha mantenuto con la società e il mondo, che ha determinato una vera e propria iniziazione di milioni di persone nella Chiesa, disposte a cambiare la loro psicologia, le linee guida della vita e l’etica personale e pubblica», - ha detto.
«Tutto questo accade in un momento in cui si parla di crisi economica, la cui causa, secondo gli analisti, è la crisi della persona umana», - ha osservato con amarezza il Patriarca. Per questo, «in occasione del 1025° anniversario del Battesimo della Rus’ noi dobbiamo rendere visibile questo percorso e far comprendere la sua importanza al nostro popolo e al mondo intero», - ha inoltre detto il Patriarca.
Così, mentre fervono i preparativi per questo importante anniversario, un’altra pagina della storia della Santa Rus’ sta per essere scritta nel 2014 con il 700° anniversario della nascita di san Sergio di Radonež, Taumaturgo di tutta la Rus’ (1314-1392). Lo stesso Presidente della Federazione Russa nel 2011 ha firmato il decreto sulla celebrazione e al contempo ha dato disposizione di formare il gruppo di lavoro che fa capo al Presidente stesso, così come il Santo Patriarca ha approvato il comitato organizzatore della Chiesa ortodossa russa per la preparazione di questo evento.
Nella storia della Santa Rus’ e nel tessuto stesso della sua cultura, non si trova un solo filo che non conduca a questo straordinario mistico e santo. Egli rappresenta l’unità dell’anima russa, colui che ha dato al popolo la coscienza della propria dignità. «Nella sua persona il popolo russo ha preso coscienza di sé, del proprio posto storico-culturale, della propria missione nella cultura, e solo allora, una volta consapevole, ha ottenuto il diritto storico dell’indipendenza», afferma nella sua principale opera «La mistica e l’anima russa» Pavel Florenskij, il più grande pensatore russo del XX secolo, a cui il regime sovietico affidò la Laura della Santa Trinità, fondata da san Sergio nel 1354, per tutelarne la bellezza e la ricchezza artistica... ma soprattutto perché era il centro di riferimento del monachesimo russo e baluardo dell’Ortodossia. Il monastero si trova nei pressi di Mosca, dove nel 1325 san Pietro, metropolita di Kiev e di Mosca, trasferì la sede episcopale.
Quando il principe di Mosca Dimitrij Donskoj chiese a san Sergio se doveva continuare la sua rivolta armata contro i Tartari, egli lo incoraggiò ad andare avanti. La vittoria che seguì a Kulikovo nel 1380 esaltò le forze del popolo russo, che così poteva sperare sulla liberazione definitiva.
Fu quella l’epoca di un grande sviluppo della coscienza nazionale e del decisivo progresso dell’unità attorno a Mosca. Fu anche il tempo della santità russa, il momento in cui il monachesimo, in tutte le sue forme, conobbe una splendida rinascita, in cui la cultura e l’arte si diffusero attorno ai monasteri.
San Sergio appartenne al secolo di san Gregorio Palamas (1296-1359), la cui lotta ed insegnamento sulla luce increata del Tabor consentirono la definizione dogmatica delle energie divine che santificano l’uomo. La sua vita fu interamente votata alla Santa Trinità, oggetto della sua contemplazione, fonte della sua vita interiore così come del suo servizio tra gli uomini. Nella sua persona egli realizzò «la pace che va oltre ogni intelligenza» e fece risplendere quella pace attorno a lui. Egli dedicò la sua chiesa alla Trinità e si sforzò di realizzare ovunque l’unità dell’immagine della Trinità, a cominciare dalla sua comunità fino alla vita politica russa del suo tempo.
La vita e le opere dell’abate di Radonež si svolsero negli anni che precedettero l’autocefalia della Chiesa ortodossa russa (1448), che portò all’elezione del Primate Giona, e la nascita del Patriarcato di Mosca (1589), con il primo Patriarca della storia russa Giobbe. Entrambi furono eletti dinanzi all’icona della Madre di Dio di Vladimir. L’autocefalia fu la risposta della Chiesa ortodossa russa agli eventi del Concilio di Firenze (1439), dal quale essa si dissociò fermamente.
Non è quindi legato al caso se in occasione del 700° anniversario della nascita di san Sergio di Radonež nel 2014, ricorre anche il 425° anniversario della nascita del Patriarcato di Mosca, così come nel 2009 l’elezione del Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill è concisa con il 420° anniversario dell’istituzione del Patriarcato russo.
Alla sua morte, l’8 ottobre 1392, san Sergio divenne per il popolo russo il protettore celeste della patria. Lasciò nella Chiesa russa un gran numero di discepoli, tra cui il famoso iconografo Andrej Rublev (1360-1430).
C’è una terra, oltre la Terra Santa, dove il Nome di Gesù è stato glorificato in tutta la Sua gloria: questa terra è la Santa Rus’ durante i secoli passati e in particolar modo nel XX secolo con i nuovi martiri e confessori della Chiesa russa.
Nel 2014 si celebra il 25° anniversario della canonizzazione del Patriarca Tikhon (7 aprile 1989), un uomo mansueto e forte, eletto al soglio patriarcale (1917-1925) in uno dei momenti più difficili della storia russa, sotto il fuoco dei cannoni e dei proiettili bolscevichi, il cui ruolo di guida risultò indiscusso, sebbene fosse stato accusato di essere un controrivoluzionario.
Nelle memorie scritte durante gli anni del suo Patriarcato e in quelle immediatamente seguenti la sua morte, è stato evidenziato in modo chiaro l’aspetto di martirologio della «vita» del Patriarca, cioè sono stati ricordati solo gli ultimi otto anni, come se questi fossero un progressivo avvicinamento e preparazione alla testimonianza di fede ultima.
Nei discorsi e negli ukaz al popolo russo, il Patriarca Tikhon fece spesso riferimento ad una rigenerazione della Chiesa attraverso i santi e i martiri.
Egli fece la cosa più importante: salvaguardò la Chiesa ortodossa nei momenti più difficili, quando lo scisma guadagnava forza e lo Stato cercava di distruggere la Chiesa.
Nel 1917, durante il Concilio, si fece riferimento alle persecuzioni dei primi secoli dell’era cristiana anche con l’istituzione di una giornata di commemorazione. Nei documenti si osserva come, iniziando a parlare di martiri, pian piano anche Tikhon viene accomunato a loro, alla luce della persecuzione e della nascita di una Chiesa «catacombale».
Grazie a lui, oggi la Chiesa ortodossa russa celebra in tutta la sua pienezza il 1025° anniversario del Battesimo della Santa Rus’.



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Icona della Madre di Dio di Vladimir
San Sergio di Radonež (1314-1392)
Fernanda Santobuono
Agosto '17


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