ELEOUSA magazine
Agosto '17

5° giorno - Monte Tabor, Nazareth, Tiberiade, fiume Giordano. Chiesa della Trasfigurazione, tempio dell'Annunciazione, monastero dei Dodici Apostoli...


Il 13 novembre, nel corso del suo pellegrinaggio in Terra Santa, il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ Kirill ha visitato il Monte Tabor. Alle porte del monastero della Trasfigurazione Sua Santità è stato accolto dall’abate del monastero, l’archimandrita Hilarion.
Nella chiesa della Trasfigurazione, il Primate della Chiesa Ortodossa Russa ha fatto una preghiera pubblica. Durante il servizio, Sua Santità ha letto il brano del Vangelo di Luca che racconta la Trasfigurazione del Salvatore. Nella chiesa c’erano molti pellegrini provenienti dalla Russia.
Durante il servizio ha cantato il coro del monastero stavropigiale Sretenskij di Mosca.
L’abate del monastero della Trasfigurazione ha rivolto al Patriarca Kirill parole di benvenuto. In ricordo della visita in questo luogo sacro, sono stati offerti a Sua Santità una croce scolpita, una manciata di terra del Monte Tabor, un rosario.
Poi il Patriarca si è rivolto ai fedeli.
“Vostre Eminenze ed Eccellenze, Reverendo Padre archimandrita, cari fratelli e sorelle! Con un sentimento speciale visito il Tabor, questo luogo in cui è stata rivelata la grazia di Dio. La luce del Tabor è la manifestazione visibile della grazia che trasforma la natura umana e lo spazio.
Le persone lontane dal Vangelo hanno difficoltà a capire questa verità, ma ciò non vuol dire che non ci sia modo anche per loro
di vedere la manifestazione della grazia
divina. Sappiamo come può trasformarsi il volto umano: a volte basta guardare una persona negli occhi per capire se viva in grazia di Dio. Allo stesso modo, si può vedere negli occhi di una persona la sua natura peccaminosa, se è prigioniera del maligno.
Dio trasforma la natura umana e la potenza del cosmo con la Sua energia, con la Sua grazia. Qui, sul Tabor, è stato rivelato il mistero di santificazione del popolo di Dio e del mondo fisico. L’apostolo Pietro chiese al Signore il consenso di fare in questo posto tre tende. Tale fu la sua reazione naturale alla rivelazione della grazia di Dio: non voleva separarsi da quel fenomeno celeste, voleva prolungare quel momento, era pronto a restare qui per sempre, per vivere solo in questa grazia.
Ma Pietro aveva, come gli altri apostoli, una missione. Dovevano scendere dal Tabor, da questo paradiso, per andare in tutto il mondo e, dopo essere stati testimoni della morte e della resurrezione del Salvatore, attraversare la terra, predicare agli uomini il mistero rivelato sul monte Tabor; questo mistero ha permesso agli apostoli e a coloro ai quali essi rivolgevano la loro predicazione, di vedere che cos’è la grazia di Dio unita alla natura umana.
Sant’Elena, uguale agli apostoli, costruì qui una basilica e la vita ecclesiale fioriva. Ma conosciamo anche i terribili avvenimenti accaduti più tardi sul Tabor, quando tutto fu distrutto. E grazie agli sforzi dei nostri antenati, cristiani ortodossi, la vita della Chiesa riprese sul Tabor. Sono contento di essere venuto qui, nel 150° anniversario della consacrazione del tempio sul monte Tabor compiuta dal Patriarca Cirillo di Gerusalemme.
I monaci, che vivono qui, continuano quello che Pietro desiderava per se stesso e per i suoi compagni. Vivono qui e cercano, nella profondità della loro esperienza spirituale, di entrare in contatto con la grazia di Dio. Molte volte sono stato qui sul Tabor, ma non avevo mai visto la bellezza che ora ha questo tempio. So che con la benedizione di Sua Beatitudine Teofilo e del vostro padre Hilarion, il restauro è stato completato e ora il tempio splende in tutta la sua bellezza, mostrando la bellezza del cielo. Vorrei augurare di cuore l’aiuto di Dio a tutti voi e a tutti coloro che lavorano qui, sul Monte Tabor.
Molti pellegrini della Chiesa Ortodossa Russa visitano questo luogo. Sono molto felice di pregare con tutti Voi, miei cari”.
In ricordo della visita al monastero della Trasfigurazione, il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ ha fatto dono di una lampada per l’altare. All’abate ha offerto una croce pettorale.
La regina Sant’Elena, uguale agli Apostoli, costruì sul monte Tabor la basilica, sul punto più alto del monte, sul sito della Trasfigurazione, e tre chiese un po’ più in basso, sul luogo dove dormivano i Santi Apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni.
Nell’anno 570 d.C. c’erano già tre chiese, dedicate una al Salvatore, un’altra al Santo Profeta Mosè e la terza al Santo Profeta Elia.
A quel tempo, esisteva un grande monastero.
Nel XII secolo sul monte Tabor c’erano due monasteri , uno ortodosso e l’altro cattolico.
All’inizio del XII secolo, il monte Tabor subì l’attacco della truppe arabe di Malduka. Alla fine dello stesso secolo il Tabor fu assediato da Safedino, che distrusse il monastero benedettino. Nel XIII il monte Tabor fu attaccato dal sultano Melek-Adel. Nel 1263 il sultano egiziano Baybars distrusse tutti i santuari sul Monte Tabor.
I monasteri del Tabor fino alla metà del XIX secolo rimasero in rovina. La rinascita della Chiesa Ortodossa sul Monte Tabor è iniziata con l’archimandrita Irinarkh, originario della Moldavia. Fino al 1839 visse al monastero di San Saba, successivamente si stabilì insieme al diacono Nestor sul Monte Tabor, dove abitava in una cella tra le rovine del tempio bizantino. Egli costruì un altare e cominciò a servire per i pellegrini. I fedeli, il cui numero è andato aumentando di giorno in giorno, si sono sacrificati per costruire insieme all’anziano la chiesa. Diedero il loro aiuto anche un dipendente del Consolato Russo e l’agente di una società russa di trasporto e commercio di Haifa, un residente locale, Konstantin Averin, che ha raccolto il denaro per la costruzione del tempio, e il Patriarca di Gerusalemme Kirill II. Anche la Russia è stata determinante per la costruzione della chiesa con il denaro della Società Imperiale Ortodossa di Palestina e dei privati. Una filantropa russa Olga Kokin donò i soldi per la costruzione del campanile, e la maggior parte delle icone sono state donate dai pellegrini russi. Vicino all’altare, a sinistra, c’è l’icona della Trasfigurazione, portata dal granduca Serghej Alexandrovič.
La consacrazione del tempio fu compiuta dal Patriarca di Gerusalemme Kirill II insieme ai metropoliti di Acri e Nazareth il 6 agosto 1862.
L’archimandrita Irinarkh morì un anno prima della dedicazione del tempio. A destra dell’altare della cappella di Mosè e di Elia c’è una lapide in sua memoria, il luogo di sepoltura è invece al di fuori del tempio.
L’attuale chiesa del monastero greco-ortodosso della Trasfigurazione sul Monte Tabor ha tre altari: l’altare centrale è dedicato alla Trasfigurazione, a destra - ai profeti Mosè ed Elia, a sinistra - a San Giorgio il Vittorioso e San Demetrio. Dietro l’abside della chiesa ci sono i resti delle strutture antiche.

1. Tempio dell’Annunciazione
Sua Santità il Patriarca Kirill ha visitato la città di Nazareth. Il Patriarca era accompagnato dall’arcivescovo Mark di Berlino, Germania e Gran Bretagna, dal rappresentante del Patriarca di Gerusalemme presso il trono Patriarcale di Mosca, archimandrita Stephen (Dispirakis), e dai membri della delegazione ufficiale della Chiesa Ortodossa Russa.
Sulla piazza antistante al tempio dell’Annunciazione il Patriarca ha incontrato il metropolita di Nazareth Kiriak, il sindaco Ramez Dzhirassi, il presidente del consiglio d’amministrazione della parrocchia ortodossa di Nazareth Azmi Hakim, il capo del Dipartimento per le comunità cristiane del Ministero degli Affari Interni Cesar Margie, i capi dei consigli di amministrazione locali, cittadini onorari e scout, molti residenti locali. Tra i presenti c’erano inoltre i rappresentanti di diverse confessioni cristiane e altre comunità religiose, in particolare l’imam sceicco Ahmad Abu Dia, il capo della comunità drusa di Israele Muafak Tarif, il vicario del Patriarca Latino di Gerusalemme a Israele, mons. Giacinto-Boulos Marcuzzo.
Nel tempio, il Primate della Chiesa Ortodossa Russa si è lavato le mani con l’acqua della sorgente sacra del sito dell’Annunciazione. Successivamente è stato tenuto un Moleben. Nel suo discorso al termine del servizio, Sua Santità, rivolgendosi al metropolita Kiriak e a tutti i presenti, ha detto:“Sono profondamente colpito dalla calorosa accoglienza che ho avuto pochi minuti fa sulla piazza antistante alla cattedrale. Ho visto volti luminosi, gli occhi felici delle persone. Sono sentimenti che non si possono mettere in scena, perché vengono dal cuore. Vi ringrazio di cuore per questo e per la preghiera comune che abbiamo appena fatto.
L’Annunciazione, che ha dato il nome a questo sacro tempio, è un messaggio che attraverso la Vergine Maria si è diffuso in tutto il mondo. In questo luogo, il divino si è unito con l’umano: la mente e la volontà divine si sono unite con la mente e la volontà umane. È qui che il genere umano ha liberamente accettato la missione di salvezza che Dio ha voluto compiere per tutte le persone. La Madre di Dio a nome di tutto il mondo e di tutti gli uomini ha detto, rivolgendosi all’Arcangelo Gabriele che le annunciava l’incarnazione del Figlio di Dio: “Sia fatto secondo la tua parola”. E noi - quelli che hanno accolto la buona novella - portiamo nel cuore la fede, continuiamo l’opera che ha iniziato la Madre di Dio. Noi con la mente e il libero arbitrio, accettiamo consapevolmente il Vangelo.
Dio avrebbe potuto salvare la razza umana senza la nostra partecipazione, nello stesso modo in cui, senza la partecipazione delle persone, ha creato il mondo. Ma lui voleva che la libertà umana non fosse compromessa in una così grande causa, come la salvezza. Perciò noi, assieme alla Madre di Dio, accettiamo il dono che Dio ha fatto a tutta l’umanità attraverso Suo Figlio.
In effetti, il luogo in cui ci troviamo è santo. E questo santuario suscita una gioia particolare nei cuori delle persone che lo visitano con fede. Per questo è con speciale rispetto e amore che mi rivolgo a Lei, come vescovo di questa santa diocesi, e ai pastori che si prendono cura delle persone in questo luogo santo.
Voglio testimoniare con gioia che in questo luogo persone di diverse nazionalità, di diverse religioni vivono insieme in pace. Nel nostro tempo, molto spesso la religione e la nazionalità sono cause di conflitto. Ma la comunità religiosa di Nazareth mostra un esempio di come vivere insieme nel rispetto reciproco e nell’armonia.
Auspico di cuore la prosperità a questa città e alla diocesi di Nazareth. La salute e l’aiuto di Dio a Voi, Vostra Eminenza, al Vostro clero, alla città e a tutti gli abitanti. Sono contento che ho incontrato anche i rappresentanti delle altre chiese cristiane. In effetti, il luogo in cui il mondo ha ricevuto la buona notizia della salvezza deve essere un luogo di pace, amore e comprensione”.
Come dono alla chiesa dell’Annunciazione,
il Patriarca Kirill ha presentato una lampada.
Sulla piazza di fronte alla chiesa di Nazareth il sindaco Ramez Dzhirassi ha accolto il Primate della Chiesa Russa. “Le relazioni russo-palestinesi sono dovute a legami storici, iniziati secoli fa. Queste relazioni si sono sviluppate principalmente attraverso il pellegrinaggio dei fedeli cristiani della Russia”, ha detto il primo cittadino. “Sono state fondate istituzioni religiose, culturali e scientifiche in molti luoghi della Terra Santa, e, in particolare, a Nazareth - ha continuato Ramez Dzhirassi. - È stata riaperta la scuola russa, che nei secoli scorsi aveva formato una serie di figure di spicco della cultura e della letteratura araba”. Il sindaco ha detto che molti abitanti di Nazareth sono anche grati al popolo russo per aver avuto la possibilità di studiare in università russe e dare un contributo prezioso allo sviluppo della società, nei tempi in cui per gli arabi era difficile conseguire un titolo accademico presso le università di Israele.
“Come parte della nazione araba e come cittadini di Israele, stiamo facendo del nostro meglio per raggiungere l’uguaglianza civile e nazionale nella nostra terra, e trovare una soluzione politica al conflitto israelo-palestinese”, ha assicurato il sindaco, ringraziando il Patriarca Kirill per la visita a Nazareth.
Sua Santità il Patriarca Kirill ha ringraziato
il metropolita Kiriak, i leader della città,
i rappresentanti delle comunità religiose per
la calorosa accoglienza, sottolineando di vedere in questo la manifestazione dei buoni sentimenti verso la Chiesa Ortodossa Russa e tutto il popolo russo, che ama veramente la Terra Santa.
Da parte sua, il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’ha ricordato gli stretti legami che legano la Chiesa Ortodossa Russa e la Russia a Nazareth: “Le attività della Missione Ortodossa Russa e della Società Imperiale Ortodossa di Palestina sono state ideate per aiutare la popolazione araba e garantire ai palestinesi l’istruzione, l’assistenza medica e la sicurezza”.
“Ci sono ancora problemi irrisolti nelle relazioni israelo-palestinesi. Io credo che questi problemi saranno risolti”, ha affermato il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’. Egli ha detto di aver affrontato i problemi per risolvere i conflitti e la possibile strada per la pace in un incontro con il Presidente palestinese Mahmoud Abbas. “Su entrambi i lati molto sangue è stato versato ed è tempo di cercare di realizzare pacificamente i propri obiettivi. In questo senso, la città di Nazareth è un meraviglioso esempio di coesistenza pacifica di persone di diverse nazionalità e religioni, - ha ribadito il Primate della Chiesa Russa. - Non può essere diversamente, perché ci troviamo in una città santa - la città da cui è partita la grande notizia della salvezza di tutti. A ricevere tale notizia è stata la Vergine Maria, proprio nel luogo dove siamo in questo momento, e la notizia si è diffusa in tutto il mondo, aiutando moltissime persone a capire il senso della vita, l’importanza della sua dimensione spirituale, l’importanza del vivere in armonia con gli altri”.
Sottolineando che il popolo russo, i figli della Chiesa Ortodossa Russa, amano la Terra Santa, il Patriarca ha concluso: “Oggi, ancor più che nel XIX o agli inizi del XX secolo, dobbiamo sviluppare i pellegrinaggi. Centinaia di migliaia di persone di Russia, Ucraina, Bielorussia, Moldova vengono qui in Terra Santa, senza bisogno di visto. Essi sperimentano qui un amore per i luoghi santi e per le persone che vivono qui. Quanti vengono qui in pellegrinaggio diventano un fattore molto potente nelle relazioni tra nazioni e popoli. I pellegrini sono ambasciatori in tutto il mondo”.
“Nei luoghi santi ci avviciniamo gli uni agli altri”, ha chiosato Sua Santità il Patriarca Kirill, augurando prosperità alla città di Nazareth, alla diocesi ortodossa e alla comunità cittadina, e a tutti pace e comprensione.

2. Monastero dei Dodici Apostoli
Nel corso del pellegrinaggio in Terra Santa il Patriarca di Mosca e di tutta la Russia Kirill ha visitato il monastero dei Dodici apostoli a Tiberiade. L’antico monastero è situato sulle rive del Mare di Galilea, sul luogo della terza rivelazione di Gesù Cristo ai discepoli dopo la Sua risurrezione. Il primo tempio fu costruito dalla Regina Elena, uguale agli apostoli, nel 325. Successivamente cadde in rovina a causa delle invasioni dei Persiani, degli Arabi e dei Crociati. Nel XIII-XIV secolo, su questo luogo è stato costruito il monastero in onore dei Dodici apostoli.
Il Primate della Chiesa Ortodossa Russa ha benedetto i monaci del monastero e i pellegrini. Sua Santità ha donato all’archimandrita Timofej l’icona della Beata Vergine “Odigitria”.
Poi il Primate della Chiesa Russa ha visitato la “Casa degli archi” o “El Yakud”- una residenza per i pellegrini russi recentemente restaurata dalla Missione Ecclesiastica Russa.
Nel tempio della Rappresentanza della Missione Ecclesiastica Russa in onore di Santa Maria Maddalena, che si trova nel villaggio di Magdala, vicino alla città di Tiberiade, Sua Santità il Patriarca Kirill ha benedetto i fedeli.
La dimora è stata costruita sul luogo dove, secondo la leggenda, il Signore aveva cac-ciato sette demoni fuori da Maria Maddalena
(Mc 16, 9). Questa terra è stata acquistata dall’allora capo della Missione Ecclesiastica Russa, archimandrita Leonid (Sentsov), nel 1908. La chiesa, dedicata a Santa Maria Maddalena, è stata costruita nel 1962. Nel 1990, il tempio è stato decorato con affreschi sui temi evangelici connessi al Mare di Galilea.

3. Casa del pellegrino
Il Primate della Chiesa Ortodossa Russa ha visitato la Casa del pellegrino sul fiume Giordano.
Il Patriarca e la delegazione russa hanno incontrato il vicario del Patriarca di Gerusalemme in Giordania, il metropolita di Filadelfia Benedikt, il capo dell’Amministrazione presidenziale russa Vladimir Kojin, l’ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Federazione Russa in Giordania A.M. Kalugin.
La decisione di concedere un pezzo di terra nella riserva “Il Battesimo di Gesù Cristo” al fiume Giordano per la costruzione della Casa del pellegrino russo è stata presa il 4 luglio 2006 su iniziativa del Re Abdullah II Bin Al-Hussein.
La concessione del terreno, di circa novemila mq e prospiciente sul fiume, è stata approvata dal Governo del Regno Hascemita di Giordania e donato alla Federazione Russa in uso perpetuo nel febbraio del 2007, durante la visita ufficiale in Giordania del Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin.
Il terreno si trova nel luogo evangelico di Bethabara, nei pressi del sito storico del Battesimo del Signore. Bethabara (casa, luogo di attraversamento), è uno dei luoghi sul fiume Giordano dove San Giovanni Battista battezzava (Gv 1, 28). Per sette secoli, a partire dal V secolo e fino al XII secolo, in questo luogo sono state costruite cinque chiese cristiane in memoria del Battesimo del Signore, la prima delle quali fu costruita durante l’Impero bizantino di Anastasio (491-518). Questi templi sono stati costruiti sulla riva orientale del fiume Giordano, perché secondo l’antica tradizione cristiana il Signore fu battezzato dall’altro lato, “a metà della Giordania” (Gv 1, 28).
Il 25 marzo 2008, il capo della Missione Ecclesiastica Russa a Gerusalemme, archimandrita Tikhon (Zaitsev), ora vescovo di Podolsk, ha eseguito il rito di benedizione del luogo per la costruzione della futura Casa del pellegrino e la posa della prima pietra del futuro complesso.
La Casa del pellegrino è costituita da un edificio principale e da strutture annesse, con una superficie totale di 8.524 metri quadri, e comprende un albergo per i pellegrini, una chiesa, il refettorio, una residenza per gli ospiti illustri, e opere di ingegneria civile. Nel 2012 il sito è divenuto di proprietà della Russia.
Il 26 giugno 2012 è stata consacrata la chiesa; il rito è stato tenuto da Sua Beatitudine il Patriarca della Città Santa di Gerusalemme e di tutta la Palestina Teofilo III, insieme con il vicario del Patriarca di Gerusalemme, il metropolita Benedikt di Filadelfia, il capo dell’ufficio per le istituzioni estere del Patriarcato di Mosca, arcivescovo Mark di Egorievsk, il capo della Missione Ecclesiastica Russa a Gerusalemme, archimandrita Isidor (Minaev), il clero del Patriarcato di Mosca e di Gerusalemme.
Lo stesso giorno, la Casa del pellegrino è stata visitata dal Presidente della Federazione Russa V.V. Putin e dal consigliere delegato per le questioni religiose e culturali, dal rappresentante personale del Re del Regno Hascemita di Giordania Abdullah II Bin Al-Hussein, dal principe Ghazi bin Muhammad. Dinanzi alla Casa del pellegrino in Giordania, il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin ha guidato la cerimonia di inaugurazione della struttura.



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Monte Tabor
Servizio di preghiera sul Monte Tabor
Nazareth - Il Patriarca Kirill con il sindaco Ramez Dzhirassi e i leader religiosi
Nazareth - Cerimonia sulla piazza di fronte alla chiesa dell'Annunciazione.
Tiberiade - Monastero dei Dodici Apostoli
Bethabara - Casa del pellegrino
Benedizione del fiume Giordano
Agosto '17


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