ELEOUSA magazine
Agosto '17

"Credere conviene all'uomo che va verso Dio". Il primo dogma nell'economia della salvezza


Il dogma dell’esistenza di Dio è il dogma iniziale nell’economia della salvezza degli uomini; [il primo] è il posto che merita: poiché credere conviene a colui che va verso Dio (Ebr 11, 6). D’altronde la Chiesa ortodossa si fonda anche su questo dogma di fede. È questo che esprime con le prime parole del Simbolo: “Credo in un solo Dio”. È perché per la fede Dio esiste, che essa non ha né necessità né desiderio di trasformare le verità dogmatiche della Rivelazione divina in un’ipotesi logica dell’intelligenza umana. Per essa, l’esistenza di Dio è una verità rivelata da Dio; occorre crederla e riceverla con la fede, non è un’ipotesi da dimostrare logicamente, che dovremmo ricevere sulla base di dimostrazioni logiche - poiché dall’ipotesi alla fantasia, c’è troppa poca distanza. Non dimostra l’esistenza di Dio, ma la mostra con la presenza delle verità divine eterne in essa e con la presenza del sovrannaturale anche nella natura dell’uomo.
L’insegnamento dogmatico della Chiesa sull’esistenza di Dio è dunque conforme all’insegnamento dato dalla santa Rivelazione stessa, insegnamento che conserva e che confessa nella sua pienezza. La Rivelazione non si lancia in una dimostrazione di Dio. Lo mostra nelle sue opere. L’inizio stesso della Rivelazione ne testimonia: Dio non vi è dimostrato. Vi mostra bene piuttosto le sue opere come opere di Colui di cui l’esistenza precede tutto, che condiziona ogni cosa e senza il quale non vi è altra esistenza né creazione che si possa concepire: All’inizio Dio creò i cieli e la terra (Gen 1, 1).
Tuttavia - e bene che non dimostra Dio intenzionalmente – la santa Rivelazione, sotto l’illuminazione divina, illumina così bene la natura visibile come Creazione della Trinità sovrannaturale che anche la ragione naturale dell’uomo, nella sua ingratitudine, può accedere alla convinzione dell’esistenza di Dio. Tutta la Creazione edificata da Dio è come un cartello segnaletico che rinvia incessantemente al Dio-Creatore: I cieli narrano la gloria di Dio, e le opere delle sue mani annunzia il firmamento (Sm 18, 1). Il Dio invisibile s’è reso visibile nella natura; il Dio inconoscibile s’è reso conoscibile attraverso la natura; quelle persone non hanno nessuna scusa che non trovano abbastanza ragioni nella natura visibile per credere nell’esistenza del Dio invisibile. Ciò che si può conoscere di Dio è evidente per loro: Dio gliel’ha manifestato, poiché ciò che di Lui è invisibile – la sua potenza infinita e la sua divinità – può essere visto benissimo, dalla Creazione del mondo perché possa essere percepito dalle sue creature – che sono ingiustificabili (Rm 1, 19-20). Stupito dinanzi alla grandezza e alla bellezza del mondo creato da Dio, il ben amato della saggezza di Dio esclama: Dalla grandezza invero e dalla bellezza delle creature si può conoscere, per analogia, il loro Creatore (Sap 13, 5). Non soltanto l’esistenza della natura visibile ma anche l’esistenza della vita, del movimento e dell’essere degli uomini mostra con il loro mistero che hanno in Dio la fonte di questa vita, di questo movimento e del loro essere stesso: Perché in lui abbiamo la vita, il movimento e l’essere (Atti 17, 28). Vivendo in questo mondo pieno dei misteri e delle forze di Dio, l’uomo non saprebbe avere pretesti per ignorare Dio. È per questo che san Giovanni Crisostomo vedeva nella Creazione la “maestra della conoscenza di Dio”. Dio è così evidente nelle sue opere, che circondano l’uomo da tutti i lati, che soltanto un insensato, solo un uomo che ha perso lo spirito, solo un uomo dal cuore impuro, può negare Dio: Lo stolto dice in cuor suo: “Iddio non c’è!” (Sm 13, 1). È per questo che sant’Atanasio il Grande può a buon diritto sostenere che “negare Dio, che ci ha fatti e che ci ha creati, è proprio di quelli che non hanno lo spirito”. L’uomo - l’ateo - che ha rinnegato Dio, nella sua follia va oltre i diavoli stessi, poiché loro, non hanno rinnegato Dio: lo temono. […]
Le presunte prove dell’esistenza di Dio - cosmologica, teleologica, ontologica-psicologica, storica, morale, e molte altre - che nel corso dei tempi sono state formulate in seno al razionalismo filosofico-religioso, non possono, per la dogmatica della Chiesa ortodossa, avere valore di prove. Infatti, sono fondate sui principi della ragione dell’uomo – relative, limitate e peccatrici – e sulle sue osservazioni sensibili. Per la Chiesa come per la Rivelazione, la verità sull’esistenza di Dio non è un’ipotesi logica che occorrerebbe dimostrare per mezzo di sillogismi logici, è una verità rivelata da Dio e dunque innegabile. In quanto realtà divina, questa verità non deriva da una prova, da una dimostrazione o da funzioni logiche della ragione. Le prove ricoprono Dio quanto lo scoprono. Anche l’uomo si perde nelle antinomie, perché non può trovare a partire da esse questo ponte della fede che fa passare verso Dio sopra l’abisso insormontabile delle antinomie inconciliabili. È perché il dogma dell’esistenza di Dio è una verità rivelata ed eterna che trae la sua principale forza dimostrativa dalla santa Rivelazione, vale a dire dalla sacra Scrittura e dalla santa Tradizione, così come le conserva e così come le commenta la santa Chiesa ortodossa di Cristo1.
La facoltà con la quale l’uomo raggiunge una convinzione irremovibile dell’esistenza di Dio è la fede vera e viva. Per mezzo della scienza, nel senso stretto della parola, non si può dimostrare l’esistenza di Dio. La scienza positiva si ferma ai fatti che sono sottoposti alla percezione sensibile, vale a dire ai fenomeni. Dio non è oggetto di percezioni sensibili, né di una comprensione fondata su essa, perché non può essere oggetto di una ricerca erudita. La scienza lavora secondo il metodo garantito dall’osservazione, dell’analisi e della sintesi; la dimostrazione dell’esistenza di Dio non può utilizzare un tale metodo a causa della natura stessa di Dio che è assoluta, infinita ed eterna. Superando da tutti i lati i limiti e le possibilità della conoscenza umana – ed in particolare della conoscenza con il metodo scientifico sperimentale -, Dio non può essere oggetto d’indagine. Inaccessibile ai mezzi della conoscenza erudita, Dio non può né essere conosciuto né dimostrato per mezzo della scienza. “Se con la via di una prova”, dice san Clemente d’Alessandria, “occorre intendere una conoscenza che esige un principio più profondo di quello che desideriamo dimostrare, non c’è una prova per Dio, Dio non può essere il prodotto d’una prova”. E sant’Atanasio il Grande spiega la verità evangelica dicendo: “La divinità non cede alle dimostrazioni logiche, ma alla fede ed alla pietà della ragione”.
Se si potesse dimostrare l’esistenza e l’essere di Dio con la via erudita, allora sarebbero inutili e superflui, tanto la Rivelazione che la Chiesa e la fede; è la natura stessa della divinità che rende indispensabile la Rivelazione, la Chiesa e la fede. Per la sua natura infinita, Dio è - la Rivelazione lo mostra - invisibile (1 Gv 4, 12). Vive in una luce inaccessibile (1 Tim 6, 16), ed è per questo che non può essere oggetto della conoscenza scientifica umana. Spinti dallo spirito della santa Rivelazione, i santi Padri proclamano particolarmente che Dio è, nella sua infinità, impercettibile alla ragione umana, inaccessibile a tutti gli approcci sensibili e discorsivi di cui si serve nella sua attività.

Nota

1La Rivelazione è l’epifania di Dio all’uomo. Tale manifestazione divina resta presente nella Chiesa quale perenne consegna celeste fino ai nostri giorni, attraverso coloro che per primi ne sono stati testimoni, gli Apostoli, che avendola ricevuta l’hanno consegnata a loro volta a quanti, pur non avendo visto hanno creduto alla parola loro rivolta, alla Parola di Dio fatta uomo, incarnata e dunque annunciata. I Padri della Chiesa hanno raccolto, quindi, la predicazione degli Apostoli, le loro memorie, gli insegnamenti, facendosi prosecutori della Traditio (consegna) della Fede. La Sacra Scrittura e i Padri e i 7 Santi Concili Ecumenici da loro celebrati sono dunque la mediazione attraverso cui Dio continua a parlare in modo diretto all’uomo, mediazione che si concretizza e si esprime nella vita della Santa Chiesa che conserva il deposito della fede ortodossa.

Tratto da: Padre Justin Popovic, Filosofia ortodossa della verità. Dogmatica della Chiesa Ortodossa [in francese], Vol. I, L’Âge d’Homme, Lausanne, 1992, p. 101-105. Traduzione a cura di Tradizione Cristiana.



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Icona dell'Annunciazione (X sec.) - Monastero di Santa Caterina nel Sinai (Egitto)
Hakodate - Una ragazza giapponese fa il segno della croce ortodosso (foto d'archivio)
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