ELEOUSA magazine
Agosto '17

L'unione dei popoli slavi di fronte alle nuove sfide. Nell'Europa moderna c'è una nazione che soffre


Intervento del Patriarca serbo Irenej, arcivescovo di Pec e metropolita di Belgrado e Karlovac, sul sito www.pravoslavie.ru

I popoli russo e serbo durante la storia e nel recente passato sono stati molto vicini. E la nostra chiesa è sempre stata molto vicina alla Chiesa ortodossa russa. Il nostro rapporto è sempre stato sincero e amichevole. Dopo tutto, le nostre lingue sono simili, e la fede è quella ortodossa. E noi, come piccola nazione e come chiesa più piccola abbiamo sempre guardato alla Russia come alla nostra nazione e alla Chiesa Russa come alla nostra Chiesa. Così è stato in passato e, si spera, così sarà oggi, domani e sempre. Noi apparteniamo alla famiglia delle nazioni slave, e per noi il popolo russo è molto vicino. E questo va ad aggiungersi a tutto ciò che la Chiesa russa ha dato al nostro popolo, soprattutto nei tempi della dominazione turca. Tutta la nostra speranza era nell’aiuto della Russia.
Nei tempi moderni non possiamo mai dimenticare l'importanza dell’imperatore Nicola II. Quando la Serbia era in una situazione molto difficile, quando la domanda era: essere o non essere, l'imperatore russo ci ha salvato dal disastro, dicendo che se gli alleati non possono salvare il popolo serbo, l'esercito serbo, la Russia si vendicherà.
Quindi sentiamo questa difesa del popolo russo in passato e, naturalmente, oggi. E siamo particolarmente soddisfatti che il popolo ortodosso russo sia il più numeroso - ha superato la sua catarsi, le sue prove, molto più drammatiche di quelle che abbiamo sofferto noi.
Ora la Russia è diventata quella che è oggi nel periodo migliore della sua storia. Su questo si fonda tutta la nostra speranza, e non solo nostra, ma credo, di tutte le Chiese ortodosse, di tutta la cristianità.
Il tempo in cui viviamo non solo noi ma anche la Chiesa e il cristianesimo in generale, richiede la convergenza dei popoli ortodossi, in particolare di noi popoli slavi. Il riavvicinamento, l’unione, renderà più facile resistere a tutte le prove e alle tentazioni della modernità.
E la Chiesa con il suo insegnamento, la sua etica, la sua filosofia di vita dovrebbe costituire la base per una vita più stabile e felice dei nostri contemporanei.
Purtroppo, il popolo serbo, come quello russo, durante la prima e la seconda guerra mondiale, subì gravi danni. E abbiamo un gran numero di martiri, che furono veri testimoni e hanno sofferto per la loro fede, specialmente nei nostri paesi occidentali, dove la gente ha sofferto solo perché era ortodossa. Queste sofferenze sono state patite da cristiani e non cristiani, nel periodo tragico in cui la nostra nazione era sull'orlo dell'estinzione. Ma in quel momento risplendeva la luce della loro fede.
Siamo in grado di citare centinaia di martiri per la fede ortodossa come l’anziano Vukashin del villaggio Klepats in Erzegovina, che con calma si diresse verso la sua morte: sapeva ciò che lo attendeva e l’ha accettato come volontà di Dio e, negando la sua volontà, ha sofferto per Cristo. La sua espressione calma e tranquilla irritò il carnefice quando questi gli chiese di gridare “Viva Pavelic”. Ma Vukashin rispose: "Figlio, fate il vostro lavoro". Questo è solo uno degli innumerevoli esempi. Noi abbiamo, e i russi hanno molti luoghi dove i cristiani hanno sofferto. Noi sappiamo cosa è successo nelle Isole Solovki, una delle più grandi sofferenze dei cristiani, peggiore dei primi secoli del cristianesimo. E' stato un momento di grande prova, ma anche di grande rafforzamento della fede. Credo che la Chiesa in queste sofferenze ne esca rafforzata, e questo si manifesta nella vita di entrambi i popoli russo e serbo, attraverso una fede nazionale molto più forte.
E noi crediamo che i santi martiri, martiri per la loro fede, che ora sono dinanzi a Dio, pregano per noi, ci aiutano a superare questo periodo di globalizzazione generale.
Abbiamo parlato delle sofferenze del passato, ma, purtroppo, ora continua il tempo della grande sofferenza. Le persone che sono rimaste in Kosovo e Metohija, esposte al pericolo costante, soffrono di instabilità. La gente non crede che possa tranquillamente uscire di casa per andare ai loro campi di grano. Molte di queste persone hanno pagato con la vita. E ora alle persone che sono rimaste in Kosovo, il Signore dà la forza di rimanere lì, mantenere le loro case, i loro cimiteri, i loro santuari, le loro chiese e i monasteri. Molte persone vorrebbero ritornare in Kosovo, ma tutta questa instabilità e l'impossibilità di una vita normale impedisce loro di farlo. Forse verranno tempi migliori, più sicuri. Ma la realtà è che la gente vive nella paura costante, perché molti hanno pagato con la vita il diritto di rimanere sulla propria terra nel momento in cui intervenne la forza europea per stabilizzare la situazione in Kosovo e proteggere gli abitanti locali. La persone hanno sofferto molto di più rispetto al periodo precedente. Questa è una tragedia.
Nell’Europa moderna c’è ora una nazione che soffre, il nostro popolo in Kosovo e Metohija.



<< Torna Indietro

Il patriarca Ireneij
Agosto '17


Costi abbonamento

Abb. annuale € 30,00
Abb. benemerito € 50,00



Da versare su c/c postale n° 91231985
IBAN IT 11 E 07601 15500 0000912385
intestato a Eleousa di Fernanda Santobuono