ELEOUSA magazine
Agosto '17

XXV Letture internazionali di Natale. Discorso di Sua Santità il Patriarca Kirill


Il 25 gennaio 2017 si è tenuta la solenne cerimonia di apertura delle XXV Letture educative internazionali di Natale sul tema «1917-2017: le lezioni del secolo». La sessione plenaria è stata guidata da Sua Santità il Patriarca di Mosca e di tutta la Rus’, che ha pronunciato un discorso, qui di seguito riportato. Negli ultimi anni questo forum vede la partecipazione di tutte le regioni della Russia, così come delle diocesi della Chiesa ortodossa russa all'estero e nel panorama internazionale, che, secondo la tradizione, si svolge a Mosca a fine gennaio. Organizzatore e coordinatore delle Letture di Natale è il Dipartimento sinodale per l'istruzione religiosa e la catechesi, che fa capo al metropolita Merkurij di Rostov e Novocherkassk, presidente del Comitato organizzatore, con il quale collaborano tutte le persone delle strutture sinodali che armonizzano la vita della Chiesa ortodossa russa.


«Vostre Eminenze ed Eccellenze! Cari padri, fratelli e sorelle - partecipanti alle XXV Letture educative internazionali di Natale! Saluto cordialmente tutti Voi! E mi congratulo sinceramente con Voi tutti per il primo giubileo delle Letture.
L'inizio delle Letture coincide con il giorno della memoria della santa martire Tatiana di Roma, santa patrona degli studenti, e in questo contesto mi congratulo particolarmente con la nostra gioventù studentesca, gli insegnanti e i capi delle università e auguro a tutti Voi l'aiuto di Dio nei vostri lavori.
Il venticinquesimo anniversario delle Letture è un termine importante, e questo ci incoraggia a riassumere alcuni risultati del lavoro svolto nell'ultimo quarto di secolo, a comprendere i problemi esistenti e a delineare i programmi e le prospettive per il futuro. Tutto questo, penso, ci sarà illustrato nel suo intervento da Sua Eminenza il Metropolita Merkurij, presidente del Dipartimento sinodale per l’istruzione religiosa e la catechesi.
Le Letture di Natale, che nel corso degli anni sono diventate il più grande evento della Chiesa e della società e della Chiesa e dello Stato, sono dedicate questa volta a una discussione su un tema legato a una data storica importante.
Quest'anno ricorre il primo centenario degli eventi iniziati nel 1917. Non ci siamo posti l'obiettivo di tracciare una certa linea in questo periodo e di dare un'interpretazione finale di quanto accaduto nel secolo scorso. Ma siamo obbligati a parlare apertamente di ciò che ha causato i vari eventi e quali conseguenze hanno avuto per i popoli della Rus’ storica. Ecco perché il tema delle Letture non sono i risultati, ma le lezioni del secolo.
È importante notare che la necessità di studi obiettivi sulla storia della nostra Patria dal 1917 al 2017 rimane urgente. È necessaria una valutazione sistematica e ponderata delle cause e delle conseguenze degli eventi accaduti. Il giudizio su figure ben note di questo periodo, così come sulle persone coinvolte in vari eventi dai diversi lati delle barricate, dovrebbero essere basate su un'interpretazione onnicomprensiva e onesta delle loro azioni. La condanna morale dei crimini commessi da alcune persone non dovrebbe restringere la visione degli eventi di quegli anni, escludere la possibilità di valutarli oggettivamente; inoltre, in nessun caso, dovremmo sottovalutare il riconoscimento delle imprese di milioni di nostri compatrioti che hanno lavorato sinceramente per il bene della Patria e del suo popolo in quegli anni difficili.


I. La Divina Provvidenza nella storia
La Santa Chiesa insegna che Dio agisce nella storia incessantemente, dirigendo l'umanità verso il fine ultimo dell'esistenza - la salvezza. Nel linguaggio teologico, questo è chiamato la Provvidenza del Creatore per la Sua creazione.
San Giovanni Damasceno descrive l'azione della Divina Provvidenza in questo modo: "La provvidenza consiste nella cura esercitata da Dio nei confronti di ciò che esiste. Essa rappresenta, inoltre, quella volontà divina grazie alla quale ogni cosa è retta da un giusto ordinamento. Se dunque la volontà di Dio è provvidenza, tutto quanto avviene per suo dettato si realizza necessariamente in maniera bellissima e sempre diversa, nel migliore dei modi possibile".[1]
Riflettendo su queste parole, non si può fare a meno di pensare e porsi una domanda: che dire delle guerre, delle rivoluzioni, dei genocidi, dei disastri, quando vengono uccise migliaia di persone, quando intere città e persino civiltà sono finite nell’oblio? Che dire dei molti altri eventi tragici che si sono verificati e stanno accadendo nella storia umana? Davvero la Divina Provvidenza si rivela anche in questo modo? C'è davvero qui una volontà onnipotente e perfetta del Creatore del mondo?
San Giovanni Crisostomo risolve così questa perplessità: "Tutto è governato dalla Provvidenza di Dio; ma una cosa succede per benevolenza di Dio, e un’altra avviene con la sua volontà permissiva".[2] E così, qualcosa accade con la partecipazione attiva e l'aiuto di Dio, e qualcosa è permesso solo dal Signore come conseguenza inevitabile del libero arbitrio delle persone.
Il tema della Divina Provvidenza è inestricabilmente legato a una questione teologica così complessa come il libero arbitrio della persona. Lo stesso Giovanni Crisostomo ha scritto altrove: "Si deve poi sapere che la scelta delle azioni da compiere dipende da noi; quando queste sono buone, invece, il loro risultato è da attribuire all’aiuto di Dio che giustamente soccorre, nella sua prescienza, coloro che intraprendono il bene con retta coscienza. L’esito delle azioni cattive, al contrario, si deve al disimpegno di Dio che, grazie sempre alla Sua virtù di conoscere in anticipo ogni cosa, opportunamente abbandona l’uomo malvagio".[3] Quindi, nell'adempimento del male c'è una volontà umana, contraria alla volontà di Dio. E nella creazione del bene, la volontà umana è sostenuta dal potere della Divina Provvidenza.
Quindi, possiamo dire che la storia è l'azione della volontà di Dio in interazione con la volontà umana. Quando una persona sceglie il bene e agisce secondo la legge divina, il Signore la aiuta lungo questa strada. Se la scelta di una persona avviene a favore del male, se una persona si allontana dalle parole divine, allora il Signore lascia la persona, dandole l'opportunità di vivere e agire secondo la sua scelta. La deviazione dalla Verità divina è sempre diventata per le persone la triste causa delle successive disgrazie, dei problemi e delle prove. Questo vale sia per la vita personale di ciascuno che per la vita delle società e dei popoli tutti.
Dio, il Quale è amore e la sorgente di ogni bene, non può partecipare a cattive azioni, perché "il Signore è giusto, <...>, e non c'è ingiustizia in Lui" (Sal 91, 16), come testimonia il salmista Davide. Questo giudizio è valido non solo per ogni singola persona, ma, come già detto, per quanto riguarda le nazioni, perché il Creatore si prende cura di ciascuno di noi, così come di intere nazioni. "Egli ha creato il piccolo e il grande e a tutti provvede allo stesso modo" (Sap 6, 7), ci dice il libro della Sapienza.
Allo stesso tempo, la Provvidenza del Creatore è in grado di correggere e trasformare anche i peccati e gli errori umani nel bene, e un esempio vivido è il secolo scorso. Nonostante l’allontanamento di molte persone dalla fede, la perdita dei fondamenti spirituali e delle linee guida morali cristiane, la storia del XX secolo conosce molti esempi di servizio sacrificale a Cristo, e la svolta del XX e del XXI secolo è diventata un momento di nuova conversione delle persone a Dio, il tempo della rinascita spirituale e della trasfigurazione del nostro popolo.


II. La tragedia del XX secolo
Il secolo scorso è stato segnato da rivoluzioni e disordini che hanno portato alla presa del potere da parte di forze politiche radicali, alla guerra civile fratricida, alla divisione sociale e politica del popolo, alla repressione nei confronti di persone, gruppi sociali, proprietà e popoli, che inevitabilmente hanno portato alla sofferenza umana e a numerosi morti.
Cosa ha causato i grandi sconvolgimenti che si sono verificati nel nostro Paese?
Naturalmente, sarebbe ingenuo credere che entrambe le rivoluzioni del 1917 - sia la rivoluzione di febbraio che quella di ottobre - siano avvenute dal nulla e del tutto spontaneamente, come sarebbe ingenuo pensare che proprio dal 1917 iniziarono tutti i problemi del XX secolo. È ovvio che le cause di questi eventi si trovano in strati storici più profondi. Gli scienziati ora parlerebbero delle contraddizioni che si sono accumulate nei decenni precedenti, della crescita della tensione ttsociale, della stratificazione della società e della disuguaglianza sociale, delle condizioni economiche e della politica estera del Paese.
Ma ogni fenomeno significativo nella storia ha sempre due cause: esterna e interna. La prima è stabilita attraverso il lavoro scientifico: si raccolgono fatti, si analizzano le relazioni causa-effetto tra loro e si deducono schemi.
Le cause interne si trovano nella vita spirituale. Gli eventi del 1917 e gli atti drammatici che li seguirono hanno profonde cause spirituali. La rottura del tradizionale modo di vivere - e ora sto parlando, naturalmente, non del modello economico o politico, ma dell'identità spirituale e culturale del popolo - è diventata possibile solo perché qualcosa di molto importante è uscito dalla vita quotidiana delle persone e, prima di tutto, di quelle che appartenevano all’élite. Nonostante prosperità e splendore esterni, risultati scientifici e culturali, nella vita delle persone sempre meno spazio è stato riservato a una fede viva e sincera in Dio, alla comprensione dell'eccezionale importanza dei valori che appartengono alle tradizioni spirituali e morali.


III. L'impresa dei Nuovi Martiri
Perché chiamiamo gli eventi del XX secolo una tragedia per il nostro popolo?
Stiamo parlando di attacchi e repressioni subite dai credenti in quei Paesi dove i regimi atei avevano preso il potere, della persecuzione della Chiesa russa, della distruzione dei templi, della profanazione degli oggetti sacri, dello scherno dei sentimenti religiosi e delle credenze delle persone, dell’assassinio di molti fedeli e della loro prigionia per lunghi periodi nelle prigioni e nei campi di concentramento. E stiamo parlando, naturalmente, della sofferenza non solo dei credenti, ma anche di tutte le vittime innocenti, indipendentemente dalle loro opinioni religiose o dalla loro nazionalità.
Durante quel periodo, le autorità tentarono di sradicare la fede dalla vita delle persone. Ma la violenza "non vive da sola e non può vivere da sola: è necessariamente intessuta di menzogne. Tra esse esisteva la più profonda e naturale connessione".[4]
La tragedia principale del popolo fu il fatto che, assuefatto da idee populiste dubbie, permise di diffamare la memoria storica nazionale, di oltraggiare la sua tradizione, creata dagli sforzi dei suoi antenati per secoli, di dividersi in campi ostili e di porre le differenze politiche e sociali al di sopra dell'unità nazionale e della comunità culturale.
Guardando indietro agli eventi di quegli anni, quando potevamo pagare con le nostre vite la confessione di fede in Dio, possiamo dire con certezza che il Signore nella Sua grande misericordia ha trasformato in bene anche i crimini più efferati. L'impresa dei nuovi martiri e confessori della Chiesa russa, che hanno testimoniato con il sangue la fedeltà a Cristo e alla verità divina, è diventata il fondamento spirituale attraverso il quale far rinascere la fede nei nostri Paesi.
Il Consiglio dei Vescovi giubilare, che si è tenuto nel mese di agosto del 2000, decise di glorificare tra i santi più di 1200 nuovi martiri e confessori per la venerazione in tutta la Chiesa. Ad oggi, l’elenco dei nuovi martiri e confessori della Chiesa russa include i nomi di oltre 1760 persone che hanno sofferto per la fede ortodossa. Ma è importante non solo scrivere i nomi degli asceti tra i santi, quanto imparare a onorare la loro memoria, capire la loro eredità, educare le giovani generazioni al rispetto della loro impresa. Stiamo costruendo templi dedicati ai santi del XX secolo e presto sarà consacrato uno di questi, importante non solo per Mosca, ma per l'intera Chiesa ortodossa russa - la Chiesa della Risurrezione di Cristo in memoria dei Nuovi Martiri e Confessori della Chiesa russa sul sangue, che si trova sulla Lubjanka.
Le prove della rivoluzione sono diventate un momento di verità per molti, ma soprattutto per coloro che si erano consacrati a Dio. Qualcuno è caduto, incapace di resistere all'assalto delle persecuzioni, ma molti in questo crogiolo di tentazioni hanno acquisito la pienezza della fede e la volontà di andare incontro alla morte per amore di Cristo, come non si era mai visto. Nonostante la dolorosa situazione della chiusura delle chiese, dei monasteri, dell’espulsione di fratelli e sorelle, all’interno della Chiesa c’era una fede incrollabile nel fatto che queste persecuzioni erano una prova temporanea e attraverso di essa la Chiesa stessa sarebbe diventata più feconda, più forte e più sana.
Provvidenzialmente la Chiesa entrò nel periodo di persecuzione rafforzata dalla preghiera del Concilio Locale del 1917-1918, e una delle decisioni più importanti che prese riguardò la restaurazione del Patriarcato e l'elezione di San Tikhon al Trono Patriarcale di Mosca.
L’elezione di San Tikhon come Patriarca ha determinato per lui una corona confessionale, e la Chiesa in un momento difficile di prove ha dato un pastore saggio, pronto al momento giusto a mostrare fermezza, determinazione e integrità nel sostenere la verità della Chiesa. La personalità del nuovo Patriarca non è stata compresa da tutti: qualcuno lo considerava eccessivamente liberale, qualcuno, al contrario, rimproverava al santo il conservatorismo e la mancanza di flessibilità. Ma Sua Santità Tikhon non ha cercato di compiacere a nessuno. Ha fermamente testimoniato la verità di Dio. Sono sicuro che anche con le sue preghiere zelanti dinanzi al Trono di Dio, la nostra Chiesa e il nostro popolo saranno in grado di salvare se stessi.
La persecuzione dei credenti e la repressione nei confronti di una parte significativa del popolo hanno portato anche all'esodo o all'espulsione di molte persone al di fuori della Russia. Molti figli e figlie della nostra Patria furono costretti a lasciare i loro luoghi nativi e a stabilirsi in una terra straniera.
Per volontà di Dio, in condizioni di emigrazione forzata, i connazionali ortodossi non solo hanno mantenuto la loro fede e le tradizioni spirituali, ma le hanno presentate anche agli stranieri, portando molti nel seno della Chiesa ortodossa. La diaspora russa è diventata l’ambiente che ha dato vita a teologi e filosofi di spicco, che hanno introdotto la comunità straniera a opere che hanno avuto un’importanza particolare e hanno svolto un ruolo speciale nella storia del pensiero filosofico russo. Una pietra miliare simbolica nella storia della nostra Chiesa è stata l'acquisizione nel 2007 dell’unità canonica della Chiesa ortodossa russa in Patria e della Chiesa ortodossa russa fuori dalla Russia.
Un momento speciale nella storia della Chiesa e della Patria furono gli anni della Grande Guerra Patriottica. Le sofferenze riportate dalla guerra hanno portato le persone - sebbene non pienamente - a riconoscere l'importanza dei fondamenti spirituali della vita. L'opposizione al nemico comune ha contribuito ad unire le persone, recentemente divise da lotte fratricide.
Un contributo significativo alla vittoria sugli invasori stranieri è stato dato dalla nostra Chiesa. Diversi milioni di rubli sono stati raccolti dalla Chiesa per creare una colonna di carri armati e unità aeree, per fornire servizi di retroguardia e aiutare i feriti. Tutto questo grande denaro per quel tempo non venne raccolto in condizioni di ricchezza, ma dal fatto che esisteva un modesto stile di vita, a volte in condizioni di malnutrizione e limitazioni necessarie. Gli ortodossi hanno dato i loro soldi allo Stato, lo stesso i cui rappresentanti non molto tempo prima avevano sparato ai sacerdoti e fatto esplodere i templi. Questa assistenza è un segno sicuro che la forza dello spirito è stata forgiata non solo sulla linea del fronte, ma anche nel silenzio orante delle chiese un tempo profanate, dalle fatiche e dalle imprese della gente comune, che nonostante tutto ciò era rimasta fedele a Cristo.
Le esperienze sofferte dal popolo hanno portato a recuperare il ricordo delle generazioni passate e, in definitiva, al rafforzamento del Paese devastato negli anni prebellici. C'è interesse per la vita e le gesta di questi personaggi storici come i santi principi Alexander Nevsky e Dmitry Donskoy, Kuzma Minin e il principe Dmitry Pozharsky, il diacono Ivan Fedorov e altri, che ha portato, in particolare, alla realizzazione di film, alla pubblicazione di opere letterarie e alla creazione di opere d'arte.
Nel periodo bellico e postbellico ci fu l’inizio della rinascita della vita ecclesiastica, che si espresse tra l’altro nell'apertura di chiese e monasteri e nell'elezione nel 1943 del Patriarca Sergio. Questa in realtà divenne la seconda restaurazione del Patriarcato in un secolo, e l'attività di san Sergio, naturalmente, era per la nostra Chiesa nel XX secolo non meno importante dell'impresa di confessione di san Tikhon.
Tuttavia, la pressione atea sulla Chiesa era solo indebolita, ma non superata, e col passare del tempo il potere cominciò a ritornare a una guerra ideologica con la Chiesa ortodossa. Per molti aspetti ciò era dovuto al fatto che nell’Unione Sovietica la religione era vista come un concorrente diretto dell'ideologia.
Il periodo di Khruščëv si trasformò in una nuova ondata di persecuzioni per la Chiesa. Nel 1950 furono prese alcune decisioni, secondo le quali era necessario rafforzare la propaganda antireligiosa. I media hanno cominciato a pubblicare nuovi articoli anticlericali e francamente blasfemi, che ridicolizzavano e insultavano i luoghi sacri, la fede cristiana, e il clero. La classe dirigente era convinta che la Chiesa sarebbe andata in rovina come una reliquia del passato. E per accelerare questo processo, le autorità hanno aumentato la pressione sulla Chiesa.
Quando iniziarono i preparativi per la celebrazione del 1000° anniversario del Battesimo della Rus’, la Chiesa russa non aveva un solo monastero funzionante a Mosca, e il numero dei templi non superava le seimila unità in tutto il vasto territorio dell’Unione Sovietica. Alla vigilia delle celebrazioni alla Chiesa fu restituito il Monastero Danilov di Mosca, dove durante il periodo sovietico c'era una colonia per bambini, e questo ha permesso di tenere gli eventi festivi nel monastero, affinché la celebrazione avvenisse esclusivamente all’interno della Chiesa senza alcuna risonanza pubblica. Ma si è rivelato in modo completamente diverso, come nessuno si aspettava. Per le autorità, il grande interesse delle persone per la vita della Chiesa è diventato evidente. Fu l’anno giubilare del 1988 che segnò l'inizio di un cambiamento fondamentale nell’atteggiamento del potere verso la Chiesa e il riconoscimento dell'errore della politica in relazione alla religione.
Per molti, quello che è successo nell'anno della celebrazione del 1000° anniversario è rimasto incomprensibile. Dopo 70 anni di persecuzioni, distruzione fisica dell'episcopato, del clero e dei laici, propaganda dell'ateismo, educazione atea nelle scuole e nelle università, è stata possibile la rinascita religiosa del popolo, ma soprattutto è divenuto chiaro che la religiosità non era mai scomparsa dalla vita del nostro popolo. Per molti questo suscitò sorpresa e gli ortodossi lo percepirono come un miracolo di Dio, come compimento della promessa del Salvatore che contro la Sua Chiesa anche "le porte degli inferi non prevarranno" (Mt 16,18).


IV. Fondamenti dell'ideologia atea
Ma come è potuto accadere che, vivendo tutti questi decenni sotto l'influenza dell’ideologia atea, che aveva appunto lo scopo di educare le persone al materialismo e a cancellare ogni manifestazione di sentimenti religiosi, il nostro popolo ha mantenuto in segreto, nei più profondi recessi della sua anima, il desiderio della Vera Luce e Fonte di Vita? Certo, con l'aiuto divino. Ma c'era qualcos'altro. Il fatto è che i cambiamenti esterni e gli atteggiamenti ideologici non hanno distrutto il senso morale del popolo, che è stato formato da valori e principi cristiani. Inoltre, anche l'ideologia atea, la rottura con Dio e con la religione, non ha avuto il coraggio di rompere il legame con la tradizione morale del popolo e andare contro gli ideali morali della vita del popolo. L’approvazione del materialismo ateo, nel XX secolo, paradossalmente, ha portato alla formazione di un sistema di credenze quasi religiose, che sacralizzano nuovi concetti che generano i loro idoli e le loro "cose sacre". Ma nonostante ciò, i valori cristiani sono stati preservati sia nella testimonianza dei fedeli della Chiesa ortodossa russa, che nelle migliori manifestazioni culturali, tra cui una serie di opere di letteratura, arte, musica e cinematografia realizzate in epoca sovietica.
Questo sentimento morale formato dal cristianesimo e il desiderio di Dio sono scoppiati nel modo più sorprendente, nonostante la censura. Esempi di sacrificio e la capacità di "dare la vita per i propri amici" sono riportati in film e libri sulla guerra, riecheggiando l'impresa dei nuovi martiri - come "Il destino dell'uomo" di Mikhail Sholokhov. Il tema degli alti principi morali e quello della rottura delle tradizioni sono stati sollevati nei versi di Nikolaj Zabolotsky e Alexander Tvardovsky, in opere come "Lezioni di francese" e "Addio a Matyora" di Valentin Rasputin. Il tema degli sconvolgimenti del secolo scorso è trattato in "La guardia bianca" di Mikhail Bulgakov, "Il dottor Zivago" di Boris Pasternak, in "La Ruota Rossa" di Alexander Solzhenitsyn.
Nonostante la negazione costante del cristianesimo e delle altre religioni nel periodo sovietico, in una forma o nell’altra fu mantenuta la connessione delle linee guida etiche e dei modi di vita con gli ideali morali divini, tramandati per secoli nella nostra nazione. Un'importante testimonianza di Dio continuò ad andare avanti, anche nella scuola laica, attraverso notevoli opere di letteratura classica. Il nostro popolo attraverso la grande tradizione spirituale e morale ha dato vita a meravigliose opere di musica e belle arti. Il periodo sovietico è stato segnato dal sacrificio e dall'eroismo di molte persone e dalla manifestazione delle loro migliori qualità, un vero servizio alla loro Patria. Ciò, in larga misura, ha reso possibili molte scoperte scientifiche e risultati tecnici, l'ascesa dell'istruzione, lo sviluppo e la diffusione in tutto il mondo della cultura del nostro popolo.


V. La rinascita della vita ecclesiale
Negli anni '90, l'atteggiamento nei confronti delle organizzazioni religiose negli Stati che si sono formati dopo il crollo dell'Urss è cambiato a livello legislativo. Sono stati rimossi gli ostacoli artificiali alla rinascita spirituale delle persone e della vita della Chiesa: la conversione a Cristo di milioni di persone, l’apertura di migliaia di chiese e centinaia di monasteri, lo sviluppo della formazione teologica e religiosa.
Ma lo stato spirituale della società nel suo complesso è rimasto difficile. Negli anni '90 è sorto il caos ideologico, seguito dal disorientamento dei valori delle persone. In quel periodo gli ideali pseudo-umanistici associati al relativismo morale e ai principi del consumismo venivano spesso propagandati.
Il vuoto spirituale presto si riempì di numerose sette e movimenti religiosi, le cui attività erano spesso distruttive e socialmente pericolose. Coloro che si sono precipitati nelle vaste distese della Rus’ storica con la loro predicazione pseudo-cristiana, hanno pensato che c'era un vuoto completo. In realtà, il sentimento morale, ispirato all'idea cristiana, sostenuta dalla cultura cristiana, è stato conservato nei cuori del nostro popolo. Ma 0la Chiesa, indebolita dopo le difficili prove del XX secolo, sfortunatamente in quel momento non aveva abbastanza risorse per rendere testimonianza di Cristo ad ogni persona.
A seguito dell'indebolimento e della disintegrazione dello Stato sorsero conflitti interetnici, si interruppero i legami economici, culturali e sociali, si verificarono il collasso economico e l'impoverimento della popolazione, il degrado delle istituzioni educative, giuridiche e culturali, il declino catastrofico della qualità delle cure per la salute dei cittadini, la riduzione del tasso della natalità.
Gradualmente - nei diversi Paesi più o meno è successo - l'eliminazione delle conseguenze di questi processi negativi è iniziata negli anni 2000. Nello stesso periodo, nella maggior parte dei Paesi dell'ex Unione Sovietica la partecipazione della Chiesa ortodossa alla vita pubblica divenne più visibile e la sua attività fu riscoperta e rafforzata nelle nuove condizioni storiche.


VI. La Chiesa come forza consolidante
La Chiesa ortodossa ha conservato e mantiene un ruolo di consolidamento nei Paesi dell’ex Unione Sovietica e cerca secondo la parola della Sacra Scrittura "la pace con tutti" (Eb 12,14), unire la società con i mezzi a disposizione, preservare i legami spirituali, culturali e umani allo scopo di organizzare la vita religiosa e sociale. Questo atteggiamento della Chiesa è particolarmente evidente nella missione di mantenimento della pace durante il conflitto civile nel 1993, così come nei conflitti armati nello spazio post-sovietico e nello scontro interno in Ucraina nel secondo decennio del XXI secolo.
L'esperienza degli sconvolgimenti del XX secolo ha mostrato la necessità per le forze politiche, sociali e per i loro leader di comprendere le conseguenze delle loro azioni, non importa quanto ben intenzionate potevano essere. Al centro di ogni trasformazione ci dovrebbe essere il desiderio del consolidamento, piuttosto che la dissociazione e la discordia per ragioni sociali, politiche o di altro genere.
La Chiesa ortodossa russa è l'unica istituzione sociale che non ha perso la continuità in tutta la storia dei Paesi sotto la sua responsabilità canonica: la storia pre-rivoluzionaria in tutta la diversità delle sue epoche, la storia sovietica e post-sovietica. La ragione di ciò è la natura divino-umana della Chiesa, l'unione dell'eterno con il temporale, del visibile con l'invisibile, del celeste con il terreno. Nell'esistenza storica, questo si manifesta nella missione speciale della Chiesa, aiutandola a guardare i problemi momentanei dalla distanza determinata dalla sua natura divino-umana, dalla sua partecipazione all'eternità. È questa prospettiva che consente alla Chiesa di servire il prossimo e preservare la pace.


VII. Conclusioni
Per grazia di Dio, dopo aver superato le tragiche prove del XX secolo, la nostra Chiesa e il nostro popolo sono entrati nel XXI secolo con un’esperienza rinnovata e più saggia. Siamo chiamati ad imparare le lezioni del secolo scorso, perché, come è stato giustamente detto, senza un vivo desiderio di comprendere il proprio passato, le persone non possono avere un percorso significativo per il futuro.[5]
E la lezione principale che dobbiamo trarre dall'esperienza del secolo scorso è che è impossibile costruire la vita delle persone e della società senza Dio. Una tale società è, secondo la Sacra Scrittura, una casa costruita sulla sabbia, la cui caduta è una grande rovina (Mt 7, 26-27).
Prestando attenzione alla perniciosità delle divisioni sociali, che causano confusione e conflitti nelle menti e nelle anime delle persone, invitando tutti alla pace, all'armonia e all'amore fraterno, la Chiesa dimostra instancabilmente l'importanza della conservazione della memoria storica nazionale e della continuità storica, la necessità di rispettare la cultura spirituale del popolo, l’eccezionale importanza di rafforzare le basi morali nella vita della società, a cui fanno riferimento le nostre tradizioni spirituali e nazionali.
Ma soprattutto, noi, i discepoli del Signore Gesù, dobbiamo avere una fede viva e sincera: una fede che non si limita alla realizzazione formale delle regole rituali, ma diventi la norma della nostra vita quotidiana, la nostra confessione quotidiana di Cristo Salvatore.
Naturalmente, tutto è nelle mani di Dio, ma allo stesso tempo ciascuno di noi è chiamato a ricordare la responsabilità personale e la libertà di scelta che gli è stata concessa, l'importanza di ogni pensiero, ogni azione che possano avvicinarlo al Vero Bene o immergerlo nel baratro della partecipazione al mistero dell'iniquità, perché, secondo le parole del Salvatore, "dal di dentro, dal cuore delle persone escono i pensieri malvagi: impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza" (Mc 7, 21-22). E tutto questo è esattamente ciò che diventa la forza trainante non solo delle nostre azioni peccaminose personali, ma anche di tragici eventi storici.
Dobbiamo ricordare che le persone formano il popolo, non solo la lingua e il territorio di appartenenza. Le persone diventano un popolo quando vivono valori spirituali e morali comuni, il senso culturale, quando sono consapevoli della loro connessione con il passato e sono solidamente aperti al futuro. Queste persone saranno veramente valide e saranno in grado di evitare gli eventi accaduti negli ultimi cento anni. E oggi possiamo dire con certezza di essere stati aiutati dalla Divina Provvidenza, in modo che possiamo dire con cognizione di causa di aver visto il terribile abisso, dove non c'è Cristo, ma, secondo le parole di Ivan Ilyin, Dio voleva purificarci, farci rinascere e far crescere il tessuto della nuova Russia[6]. E come sarà questa Russia, quali saranno i Paesi e i popoli fraterni, uniti da un'unica Chiesa ortodossa, dipenderà da noi stessi. Per questo Dio ci conceda tutta la saggezza, la pazienza, la fermezza della fede e la forza spirituale per svolgere in modo adeguato le opere che ci possono aiutare a costruire una vita pacifica e giusta.
Grazie per la Vostra attenzione. Invoco su tutti voi qui riuniti la benedizione di Dio».


Riferimenti bibliografici

[1] Giovanni di Damasco, santo. Esatta esposizione della fede ortodossa. Libro secondo. Cap. 29 «Sulla tradizione».
[2] Giovanni Crisostomo, santo. Interpretazioni degli Atti. Conversazione XXIII (4) // Da: Makarij (Bulgakov), metropolita di Mosca e Kolomna. Teologia dogmatica ortodossa. In 2 volumi: T. I. - Mosca: Palomnik, 1999, p. 523.
[3] Ibid. p. 524.
[4] Solzhenitsyn A.I., premio Nobel per la letteratura, 1972.
[5] Intervista di A.I. Solzhenitsyn alla rivista Spiegel. «Scritto col sangue» // Rivista «Profilo», 23.07.2007.
[6] Ilyin I.A., La rivoluzione russa fu una catastrofe// Idea russa. Nella cerchia di scrittori e pensatori della diaspora russa. In due volumi, T. II. - Mosca, 1994, p. 296.




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